BUON USO DEL TUO TEMPO? SEGUI LA LEGGE DI PARKINSON!

Avere del tempo a disposizione è utile se lo sai gestire bene. La legge di Parkinson dà una definizione simpatica, ma reale, di quello che è un tranello che dobbiamo evitare.


Quando ero più giovane, andava molto di moda il libro delle leggi di Murphy che, partendo dalla mitica “Se qualcosa può andar male, lo farà”, crea decine di altri teoremi o corollari, tutti con una vena di fantozziano masochismo, che toccano differenti ambiti: dalla vita di ogni giorno a quella lavorativa.

Sono del tipo “E’ impossibile fare qualcosa a prova di cretino perché i cretini sono così ingegnosi” fino al terribilmente vero “Una scorciatoia è la distanza maggiore fra due punti” (lo sappiamo benissimo quando cambiamo coda al supermercato).

Capirete bene come, non appena mi sono imbattuto sulla legge di Parkinson, io l’abbia presa come una delle variazioni contenute nei libri di Arthur Bloch.

 

Ma cosa dice questa legge?

Il lavoro si espande fino ad occupare tutto il tempo disponibile.

 

Partendo da questo principio, può valere anche il contrario, ossia che:

Quando il tempo a nostra disposizione è poco, lavoriamo in modo più efficace.

 

E, visto che non ci vogliamo far mancare nulla, abbiamo anche il “Corollario della legge di Parkinson”:

Se aspetti fino all’ultimo minuto, ci vorrà solo un minuto per farlo.

 

Ma iniziamo dalle basi. Chi era mai questo Cyril Northcote Parkinson?

Era un ufficiale e professore militare che si dilettava nella scrittura. Nel 1958 pubblicò il suo lavoro più famoso, “Parkinson’s Law”, tradotto in italiano con il titolo “La legge di Parkinson, un libro che, partendo da un articolo umoristico che aveva presentato sulla rivista Economist, ironizzava sulla burocrazia governativa.

Questa raccolta di studi brevi si focalizzava sull’espansione degli uffici e dei funzionari, sostenendo che “Il lavoro dura sempre quel tanto che è necessario a colmare il tempo disponibile per compierlo.”

A rischio di essere scontato direi che è sempre attuale nonostante i suoi 60 anni abbondanti.

Quali sono i suggerimenti che possiamo trarre da questo simpatico ed ironico libro?

Ovviamente quelli sulla gestione del tempo e sulla definizione corretta degli obiettivi.

Sicuramente ti è capitato di dover terminare un progetto, di prepararti ad un esame, di pagare la bolletta, oppure di preparare la valigia per le ferie, e esserti ritrovato invece l’ultimo giorno, all’ultimo momento a dover fare tutto velocemente per riuscire a completarlo entro la scadenza.

Se questo è vero, e non posso credere che non lo sia, allora hai conosciuto e sperimentato gli effetti della Legge di Parkison.

E probabilmente hai anche utilizzato la scusa principe per giustificarla… non ho avuto tempo di farlo prima.

Ho una notizia da darti, bella o brutta decidilo tu.

Grazie alla tecnologia siamo riusciti ad automatizzare molte attività e questo ci ha liberato 17 minuti al giorno, 119 minuti alla settimana, praticamente 2 ore.

Quello che fa la differenza è COME abbiamo riempito queste 2 ore.

Infatti, ci troviamo normalmente davanti a due differenti scenari:

  1. Dilatiamo il tempo per finire le cose che prima facevamo in meno tempo.
  2. Lo riempiamo con altre cose (e da qui potremmo continuare all’infinito discutendo se siano utili o meno. Se vuoi approfondire ho scritto questo articolo a riguardo).

Volendo affrontare il punto 1, dobbiamo fare in modo di organizzare le nostre attività, quelli che chiameremmo obiettivi, in una maniera furba focalizzandoci su due aspetti principali.

Dobbiamo dare/darci una scadenza. Non riuscire a definire entro quando vogliamo arrivare ad un risultato ci toglierà il senso di urgenza e molto probabilmente porterà a non ricevere un risultato dato che qualcosa senza una scadenza scivolerà sotto la montagna di urgenze che ogni giorno popola le nostre scrivanie.

La scadenza deve essere sfidante (ma non troppo). E’ chiaro che non sarà possibile fare un lavoro complicato in poche ore. Dovendo scegliere però se avere qualcosa di super perfetto in molto tempo o qualcosa di utilizzabile ma perfettibile successivamente in meno tempo io preferisco di gran lunga questa seconda ipotesi.

Per questo secondo punto vorrei concludere con una citazione da un libro di Joerg Zittlau, “Buddha per Manager”.

Non cercate mai di essere perfetti. Perché prima di tutto non funziona comunque, in secondo luogo perché sprecate tempo ed energie ed in terzo luogo perché i perfezionisti sono considerati insopportabili da chi sta loro intorno. Cercate semplicemente di essere quanto più possibile efficienti con concentrazione e rilassatezza al tempo stesso. E’ più che sufficiente.

Non proprio facilissimo.

Ma vale certamente la pena provarci.

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