Single Blog

10 ANNI DI MIGLIORAMENTO IN 3 PUNTI. I CONSIGLI DI MARSHALL GOLDSMITH

Quali sono i tre capisaldi, onnipresenti nelle varie esposizioni sul miglioramento personale, su cui poggiano quasi tutte le strategie.


Negli ultimi anni ho ascoltato decine di podcast, assistito a conferenze e letto diversi libri che raccontavano di quello che è importante ricordare ed applicare per riuscire a lavorare sulle nostre aree di miglioramento.

Gestori di persone, coach e studiosi o appassionati, quest’ultimi che raccoglievano punti di vista diversi perché spesso non avevano mai realmente lavorato profondamente su se stessi o su altri, hanno presentato, o almeno ci hanno provato, le loro strategie per superare i propri limiti attuali.

Guardando indietro e cercando di riassumere tutti i contenuti, però, ho notato moltissime similitudini tra gli approcci quasi a conferma che difficilmente si inventa qualcosa di innovativo quando si parla di comportamenti.

E’ per questo che nel post di oggi, ho deciso di condensare i tre capisaldi, onnipresenti nelle varie esposizioni, su cui poggiano quasi tutte le strategie di miglioramento.

Lo spunto è nato dalla lettura di Marshall Goldsmith che, giusto per la cronaca, nella presentazione del World Business Forum (e non della festa della salsiccia) è definito come:

Formatore e business coach riconosciuto a livello mondiale, Marshall Goldsmith è stato nominato come executive coach numero uno al mondo e uno dei Top Ten Business Thinker negli ultimi otto anni. Goldsmith è autore ed editore di 36 libri, tra cui 3 bestseller del New York Times, che hanno venduto quasi tre milioni di copie. I suoi libri What Got You Here Won’t Get You There e Triggers sono stati riconosciuti da Amazon.com come due dei 100 migliori libri di leadership mai scritti.

Con queste premesse, credo che le idee di mr.Goldsmith possano essere considerate degne di attenzione e per questo parto dai tre principi che ritiene essere alla base di qualsiasi processo di miglioramento.

  1. Ricordiamoci che non siamo perfetti ma siamo perfettibili
  2. Siamo noi che dobbiamo decidere su cosa lavorare
  3. Trovare un partner che ci aiuti renderà l’impresa più semplice.

Andiamo un po’ più in dettaglio.

Ricordiamoci che non siamo perfetti ma siamo perfettibili

Se non partiamo da questa convinzione non potremo iniziare a fare nulla. Essere consci di avere un’area di miglioramento ed identificarla correttamente è il punto di partenza per iniziare a lavorarci. Non prima, però, di aver definito bene perché è importante per noi migliorare in quell’area dato che, come ho raccontato ormai molte volte (ad esempio nel mio articolo: 8 Concetti fondamentali per iniziare a capire la motivazione), la motivazione nasce da un “perché” forte e chiaro.

Siamo noi che dobbiamo decidere su cosa lavorare

Se seguiamo i consigli di altri, nella nostra testa daremo a loro anche la responsabilità del risultato. Questo è uno degli insegnamenti più importanti che ho ricevuto dal mio percorso di coach (e che ho raccontato anche in questo articolo “Lo strano caso di Fantantonio e il signor Cassano” ) .

Per questo motivo, ogni giorno dobbiamo sfidarci per definire, da soli, su cosa lavorare per fare un passo avanti. Se la decisione arriva da altri, infatti, non avremo quello che in inglese è chiamata “accountability”, una responsabilità delle nostre azioni e quindi dei risultati conseguenti. Le persone potranno accompagnarci attraverso un’analisi, un processo decisionale, ma non decidere al posto nostro.

Trovare un partner che ci aiuti, renderà l’impresa più semplice.

Se cambiare un’abitudine o iniziare una nuova metodologia fosse semplice, non ci sarebbero decine di migliaia di studi e pubblicazioni che analizzano come farlo. Ogni giorno siamo circondati da decine di “triggers”, di cose che ci tengono lontani da quello che vogliamo fare riportandoci verso abitudini consolidate, una specie di magnete che trasformiamo nella nostra scusa per giustificare un fallimento.

Per questo, non dobbiamo sentirci inadeguati se non riusciamo a migliorare da soli e se decidiamo di cercare qualcuno che ci aiuti, sapendo che dobbiamo sceglierlo molto bene perché ci accompagnerà in un percorso complicato e pieno di tranelli.

Come usare questa “stampella”? Il consiglio di Marshall Goldsmith è di farsi chiedere ogni giorno delle “Active questions”.

Quali sono nel suo caso?

  1. Hai fatto il tuo meglio per organizzare i tuoi obiettivi?
  2. Hai fatto il tuo meglio per fare progressi verso il tuo obiettivo?
  3. Hai fatto il tuo meglio per trovare un significato?
  4. Hai fatto il tuo meglio per essere felice?
  5. Hai fatto il tuo meglio per creare relazioni positive?
  6. Hai fatto il tuo meglio per essere completamente focalizzato?

Perché sono importanti? Tre sono le ragioni principali:

  1. Perché tutti gli aspetti di queste domande sono sotto la nostra responsabilità
  2. Perché le risposte sono molto semplici
  3. Perché sono delle domande che lui ha scritto personalmente e, quindi, di cui ha preso l’”accountability”.

Sono due i risultati che si ottengono da queste risposte.

Da un lato è un miglioramento per se stessi, che funzionerà solo nel caso in cui la persona che mi sta aiutando sia una persona “di fiducia”. Del resto, stiamo affidando loro una piccola ma importante responsabilità. Quella di farci fare un ragionamento sui nostri comportamenti e, potenzialmente, quella di darci un feedback.

Dall’altro, il nostro partner migliorerà la sua capacità di ascolto e di empatia, due competenze fondamentali nel contesto moderno.

Per terminare, un paio di considerazioni.

Sicuramente la difficoltà di implementazione aumenta sensibilmente nel passare dal “ricorda che sei perfettibile” al “trova qualcuno che ti aiuti”. Se sapere di avere delle aree di miglioramento può essere (relativamente) semplice, già DECIDERE E PIANIFICARE AUTONOMAMENTE su cosa lavorare ha un grado di difficoltà più alto, per non parlare di trovare un supporto che, anche per la criticità della posizione, diventa la parte più complicata.

Ammetto di non aver ancora trovato qualcuno con cui iniziare in maniera continuativa il punto tre MA… questo può essere il mio prossimo punto di partenza.

Che ne pensi? Hai già avuto esperienze simili?

Aspetto i tuoi consigli!

Comments (0)

Post a Comment

mental coaching coaching miglioramento comunicazione leadership motivazione