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SEI ANCHE TU MALATO DI TSUNDOKU?

SEI ANCHE TU MALATO DI TSUNDOKU?

Cosa provoca l’accumulo di libri? L’inadeguatezza, la sindrome dell’impostore, paura di rischiare. Ma la conoscenza è sapere dove trovare le informazioni.


E’ tutto molto semplice…

Ricevi una mail da Amazon che, dopo averti studiato per mesi e mesi ed aver capito cosa cerchi e cosa compri, casualmente ti propone esattamente il libro ti interessa.

A quel punto il tuo cervello comincia ad elaborare pensieri, dubbi e a guardare quello che sai non più nel complesso ma a proprio su quell’argomento, quella sfaccettatura.

E’ un po’ come quando guardi quelle composizioni che da lontano mostrano un disegno ma poi, avvicinandoti, noti che sono composte da centinaia di foto differenti.

Però questa volta sei così vicino vedi solo la parte che ti manca, quel piccolo quadratino nero che in quel momento è quello che rovina la foto e che, senza poterlo ricoprire, lascia uno spiffero mortifero per la tua conoscenza.

Cosa fai allora? Clicchi sul tasto acquista.

Questo è quello che mi succede quasi ogni settimana. Ed il risultato è che nel mio Kindle ci sono 85 libri dei quali ne avrò letti, a stento, la metà. A questi dobbiamo aggiungere quelli cartacei che mi hanno accompagnato ormai da diversi anni nelle mie peregrinazioni in giro per l’Italia.

Se qualcuno rubasse il mio Kindle cosa saprebbe di me? Forse esattamente quello che sa Amazon. Ovvero quello su cui mi sto cercando di formare da diversi anni ovvero Marketing, Coaching e Miglioramento personale con tutte quante le varie sfaccettature (dalle biografie ai libri di psicologia e di funzionamento della mente fino alla di comunicazione).

Ma anche che potenzialmente soffro di ciò che si chiama TSUNDOKU.

Il fatto che esista una parola che definisce un certo comportamento se da un lato mi rincuora (non sono l’unico) dall’altro mi preoccupa. Esistono infatti decine di parole che definiscono dei comportamenti bizzarri. Dalla certezza che i tuoi pensieri siano stati inseriti nella tua testa da qualcun’altro alla sindrome dell’accento straniero per la quale inizi a parlare con un’inflessione strana che, per te, è quella normale.

Cos’è questo tsundoku? Indica la frenesia nell’accumulo per cui si acquistano libri senza però poi trovare il tempo o la voglia di leggerli lasciandoli così soli in preda alla polvere, reale o virtuale che sia.

In realtà non posso proprio dire di non trovare la voglia di leggerli. In realtà li acquisto perché so che potrebbero interessarmi in quel preciso momento o da lì a poco.

Peccato che nel frattempo le situazioni cambiano, le priorità si ri-organizzano e pertanto quello che oggi è un “approfondimento” viene spostato in avanti scacciato da una cosa più urgente ed importante.

Ma non è solo questo.

C’è poi un senso di inadeguatezza, la credenza che manchi sempre qualcosa.

Ed anche questa è una mania. La sindrome dell’impostore per cui, nonostante siano chiare le proprie competenze, le persone sono convinte di non meritare il successo ottenuto che invece viene legato a fattori quali la fortuna o il tempismo, oppure ritenuto frutto di un inganno o del fatto che gli altri ti hanno sopravvalutato, sbagliando. 

Ed infine c’è un altro aspetto, un po’ subdolo. Ho avuto molti collaboratori che prima di andare a proporre qualcosa di nuovo mi dicevano sempre… ho bisogno di un training.

E, una volta fatto il training, come è normale, altri dubbi venivano fuori che generavano la necessità di fare altri training e poi altri e così via.

Con il risultato che il training diventava la causa limitante per iniziare a fare di qualcosa di nuovo e quindi passava dallo status di “encomiabile voglia di migliorare in qualcosa” a quello di “alibi paraculo per non sforzarsi o per non rischiare” (leggi il mio post per passare all’azione).

Per questo, per non cadere nello stesso tranello, cerco di tenere sempre in mente questo pensiero di Samuel Johnson:

La conoscenza è di due tipi: o conosciamo un soggetto per nostro conto, oppure conosciamo il posto dove poter trovare informazioni al riguardo.

 

Sapere di avere un libro o conoscere qualcuno dove poter trovare un’informazione mi dà sicurezza e l’informatica facilita ulteriormente la vita grazie alla ricerca automatica ed alle note.

Non voglio certo arrivare al livello di Umberto Eco che si diceva avesse una libreria di circa 30.000 titoli, ma certamente ad un livello in cui la competenza mi permetta di fare quel passo avanti che serve per non sentirsi inadeguati sapendo che se devo cadere ci sarà un materasso di libri pieno di informazioni a sostenermi.

E quindi di sapere che, anche se non li ho letti tutti, nei libri c’è abbastanza conoscenza per potermi muovere… ORA.

Certo che:

Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo… è un libro fallito.

 

 

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