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LA SCALA DELL’INFERENZA. UN VIAGGIO NELLA TESTA DI SOFIA GOGGIA NEI 24 GIORNI POST INFORTUNIO.

Siamo in balia della nostra testa e spesso non ce ne rendiamo conto. Per capirlo meglio, oggi parleremo della scala dell’Inferenza e tutti i passaggi dai fatti oggettivi ai nostri film mentali.


Tornare in gara dopo pochi giorni da un infortunio ed arrivare a medaglia. La storia di Sofia Goggia alle olimpiadi invernali di Pechino, argento dopo meno di un mese dalla lesione al crociato e dalla micro frattura al perone, è di quelle da far entusiasmare sportivi e non, e fa il paio con altre storie di recuperi sensazionali.

Se è vero, da un lato, che è stata curata da specialisti di prim’ordine, è anche vero che spesso il fisico non basta come, d’altro canto, si possono superare carenze fisiche se la preparazione mentale è corretta.

Del resto, io stesso ricordo ancora quando dopo essermi rotto i legamenti del ginocchio, la mia attenzione andava a tutti quelli che portavano quella fasciatura che, al tempo, era tipica di chi aveva avuto quell’operazione. E tra me e me mi sorprendevo di quanti fossero quelli che, come me, stavano passando quei momenti complicati pensando a quanto fosse semplice infortunarsi in quella maniera pensando:

“Non tornerò più a giocare”

Oggi parliamo proprio di questo processo sviluppato da Chris Argyris che, tecnicamente, si chiama SCALA DELL’INFERENZA e che sta alla base di tutti i film mentali che ci facciamo e di molte delle scuse che creiamo per restare seduti sul nostro divano della zona di confort. Per questo, oggi proviamo a vedere come fare a fermare il loop distruttivo che si crea.

COSA E’ LA SCALA DELL’INFERENZA’?

La scala dell’inferenza descrive il processo logico che attraversiamo, di solito senza rendercene conto, per arrivare da una evidenza a una decisione ed a un’azione. Questo strumento ti aiuta a capire i passi del pensiero che possono portarti a saltare a conclusioni sbagliate ed a creare i tuoi film mentali generando delle convinzioni, spesso, limitanti.

COME FUNZIONA LA SCALA DELL’INFERENZA?

Perché proprio “scala”? Perché può essere immaginata come una serie di pioli che, un po’ alla volta, saliamo durante il nostro processo logico.

Per spiegare bene tutte le fasi, prendiamo ad esempio il “costrutto mentale” che mi sono costruito dopo l’operazione. Lascio a te l’esercizio di immaginare cosa abbia pensato invece la nostra Sofia.

  • Osserviamo quello che ci circonda: guardiamo la REALTA’ OGGETTIVA andando a cercare cosa succede attorno a noi.
  • Selezioniamo determinati dati o informazioni riguardo ciò che vediamo: a questo punto quindi creiamo la nostra REALTA’ SOGGETTIVA andando a selezionare pochi input interessanti. Del resto, sappiamo che il nostro cervello ha bisogno di ottimizzare l’energia. Nel mio caso, andavo a selezionare ed a fissare tutte le persone con un infortunio alla gamba che, normalmente, non avrei nemmeno notato.
  • Attribuiamo essi un significato: questa è la fase più importante poiché il significato che attribuiamo dipende dal nostro stato mentale, dalle nostre esperienze passate ma soprattutto recenti.
  • Elaboriamo supposizioni: come abbiamo detto più volte ormai, il nostro cervello è fatto per dare spiegazioni e risposte. E per farlo dobbiamo crearci un ventaglio di opzioni da cui scegliere. Quindi, tra tutti gli infortunati, mi cominciavo a creare i vari “film mentali” di come avessero avuto la lesione, immaginandomi la scena e riportandola alla mia esperienza.
  • Traiamo conclusioni sulla base delle nostre supposizioni: dopo aver passato tutte le opzioni si arriva al dunque creando la NOSTRA NUOVA REALTA’. Nel mio caso, creando un nuovo stato di timore legato al fatto che, in fondo, infortunarsi facendo sport non è così raro.
  • Agiamo sulla base dell’idea di fondo: partendo dalle conclusioni quindi andiamo a cambiare il nostro modo di agire. Questo ha fatto sì che non abbia più ricominciato a giocare dopo l’infortunio (ma non è stata una gran perdita per il mondo calcistico) ma fa sì, anche, che molti professionisti non si spingano più ai livelli precedenti.

A questo punto si instaura una specie di ciclo dove, a fronte di azioni “autolimitate” si creano emozioni negative (quello che facciamo influenza quello che proviamo-che delusione, non riesco più a fare quello che facevo prima) e queste emozioni creano pensieri negativi (quello che proviamo influenza quello che pensiamo-ecco non tornerò più come una volta) che a loro volta provocano azioni ulteriormente limitate (quello che pensiamo influenza quello che facciamo-devo stare più attento per non farmi male di nuovo dato che non sono più come un tempo). E poi si ritorna all’inizio.

La bravura degli atleti capaci di tornare velocemente alle prestazioni pre-infortunio è proprio quella di BLOCCARE questo ciclo e di indirizzare il pensiero ed il proprio stato cercando di partire da una realtà oggettiva ben chiara e creando una realtà soggettiva non limitante.

“Sono abbastanza contenta. Devo fare ancora delle analisi video perché devo ritoccare alcune linee. L’ultima cosa a cui ho pensato oggi è stato il mio ginocchio”.

Questa l’intervista a Sofia Goggia dopo le prove cronometrate. Focus sulla prestazione e sulla realtà oggettiva. Focus sulle analisi video seguendo la stessa tattica di Kobe Bryant che ho già raccontato in un mio post.

MA IO COSA ME NE FACCIO DELLA SCALA DELL’INFERENZA?

Fermiamoci un secondo e pensiamo a quante volte siamo bloccati a causa di nostri film mentali che, a conti fatti, si rivelano lontani dalla realtà. Questa cosa ci ha accompagnato in tutta la nostra vita, dalla paura di avvicinarsi alla ragazza o al ragazzo che ci piaceva fino al timore di un “NO” in una negoziazione per un nuovo lavoro.

Alla fine, si riduce tutto a saper gestire le varie fasi del nostro processo di “creazione della realtà”.

Cosa fare quindi per diventare un po’ più “Sofia Goggia”?

La teoria della scala dell’inferenza necessita di una certa dose di responsabilità, di consapevolezza (come sempre se sai a cosa devi stare attento, è più facile!) e di impegno mentale da parte nostra. Fermarsi un secondo prima di consolidare determinate idee ed ampliare un po’ i nostri orizzonti per scavare oltre la superficie è senz’altro un consiglio da tenere a mente. 

 

Quindi, qui sotto elenco qualche accorgimento che possiamo mettere in pratica quando attraversiamo i vari momenti.

 

  • Osserviamo quello che ci circonda: osservare tutti i fatti con sguardo obiettivo senza aggiungere le proprie convinzioni. Vietato fare supposizioni.
  • Selezioniamo determinati dati o informazioni riguardo ciò che vediamo: non scartare alcun dato. A volte tendiamo a eliminare determinate informazioni perché non rispecchiano il nostro specifico punto di vista sulle cose. Bisogna rimanere obiettivi.
  • Attribuiamo essi un significato. Quando attribuite un senso alle cose, domandatevi perché attribuite questo significato e non altri. Siate critici con voi stessi.
  • Elaboriamo supposizioni. Una volta attribuito un significato a qualcosa, ecco arrivare le nostre supposizioni. Chiedetevi: questa supposizione si basa su fatti che ho visto e in cui credo?
  • Traiamo conclusioni sulla base delle nostre supposizioni. Se siete giunti a una determinata conclusione, filtratela. Eliminate da essa le vostre convinzioni, le vostre emozioni, e analizzatela sotto la lente dell’obiettività. Pensate ancora che sia giusta?
  • Agiamo sulla base dell’idea di fondo. Agite spinti dalle vostre emozioni oppure tenete conto delle informazioni obiettive a vostra disposizione? Agite sempre adattandovi alla realtà che percepite. A volte, lasciandoci trascinare dalle emozioni, finiamo per dire qualcosa di cui poi ci pentiamo. Siate riflessivi.

 

Sembra facile… ma se lo fosse veramente lo farebbero tutti!

Buon lavoro!

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