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JOSÉ MOURINHO CI INSEGNA 4 LEZIONI DI SPORT (E BUSINESS)

JOSÉ MOURINHO CI INSEGNA 4 LEZIONI DI SPORT (E BUSINESS)

Non ci sono più differenze tra un team sportivo ed uno lavorativo. Impariamo qualcosa su gestione, motivazione e comunicazione da Mourinho.


Lo so, non è un gran momento per parlare di Mourinho.

Certamente questo non è il suo miglior anno, ma è indubbio che la sua è comunque una storia di successo e, per questo, non possiamo dimenticare le sue vittorie e la metodologia di lavoro che ha introdotto.

Nelle sue interviste e nei libri che sono stati scritti sul suo metodo ci sono degli spunti che ho trovato efficaci e validi non solo per lo sport, ma anche per qualsiasi attività di gestione di un gruppo.

Del resto, altri allenatori come tra tutti Gian Paolo Montali lo hanno chiaramente detto: oggi, sempre più, non ci sono più differenze tra un team sportivo ed uno lavorativo.

Ovvero, i modi di gestione, di motivazione e di comunicazione sono gli stessi.

E così come è obbligatorio che i manager si formino, è anche obbligatorio che ci sia un “allenatore degli allenatori” per tenerli aggiornati non solo sulla tecnica calcistica, ma anche sulla gestione del gruppo e degli obiettivi e sulla corretta comunicazione.

Per questo motivo ho scelto 4 frasi del buon José che ci danno degli spunti che potremo leggere con gli occhiali che più ci appartengono, siano quelli dell’allenatore sportivo o del manager d’azienda.

Iniziamo!  

 

[…] la differenza ruota attorno a due punti. Il primo è saper allenare (dato che non tutti lo sanno fare), saper guidare una squadra e ottenere determinati comportamenti tattici sul campo; il secondo riguarda la motivazione, la convinzione.

Sei sicuro di saper allenare? Sei sicuro di saper gestire un gruppo di persone e di saper comunicare in maniera corretta al fine di ottenere determinati comportamenti sul campo? 

Ogni tanto è bene porsi queste domande innanzitutto per definire quali sono le tue aree di miglioramento poi per fare in modo di saper trasferire la motivazione, il vero motivo che genera l’azione, ai tuoi ragazzi.

Sto parlando di creare motivazioni ed indirizzi chiari e robusti per gli atleti. Nulla a che fare con i discorsi alla Rocky o “Ogni maledetta domenica” che relegherei a meravigliosi momenti del cinema che hanno limitate possibilità di funzionare nella realtà.

L’importanza di delineare un preciso modo di allenare e di giocare in funzione di questo obiettivo corrisponde nell’ambito lavorativo all’importanza di definire ed implementare le attività del team funzionali al risultato aziendale.

Per questo motivo, sebbene possa sembrare ovvio, è sempre verificare che i processi all’interno del tuo team di lavoro abbiano un fine chiaro e condiviso.

 

E’ durante la settimana che bisogna preparare la squadra in maniera tattica, allenare coltivando quello che si vuole ottenere… Questo sì che è difficile. Ma è anche ciò che fa la differenza… Per me l’allenamento è buono solo quando si riesce a mettere in pratica la mia idea; ciò significa che l’allenatore deve elaborare gli esercizi che portino la squadra a fare ciò che pretende sul campo.

L’allenamento è un’attività che serve come preparazione a ciò che vuoi ottenere passando attraverso simulazioni e feedback su aspetti specifici (per saperne di più puoi leggere il libro “N.1 si diventa”.

Non è qualcosa volto solo a migliorare un aspetto della prestazione, ma deve coinvolgerli tutti.

Se questo è normale (o comunque formalizzato) per lo sport, lo è molto meno in azienda dove, purtroppo, non ci sono degli esercizi ad hoc da fare né, tantomeno, dei momenti dedicati all’allenamento.

Per questo motivo il cambiamento richiesto è profondo in questo caso.

Prepararsi prima, per evitare di dover fare le cose in fretta e senza focus.

Questo è esattamente quello che deve fare un manager. Identificare l’allenamento corretto ed allenare mantenendo sempre un occhio su quello che si vuole ottenere.

 

La squadra ideale è quella in cui in un determinato momento di gioco tutti i giocatori pensano in funzione della stessa cosa simultaneamente. Questo è il mio concetto di squadra e si può ottenere solo con il tempo, il lavoro e la tranquillità.

Partire dai principi, da quello che Simon Sinek definisce il WHY, è la base dell’organizzazione di un gruppo. Dai principi e dall’interpretazione delle situazioni si arriva all’organizzazione ovvero ad una sistema dove tutti agiscono in maniera coerente in funzione delle condizioni.

Questi sono concetti universali, trasferibili ad ogni situazione lavorativa o, in generale, organizzativa.

Il fattore tempo e costanza è il condimento che, a volte, viene dimenticato.

Servono tempo, lavoro e tranquillità.

Nulla arriva rapidamente e gratuitamente. Per trasferire una nuova abitudine, un nuovo modo di lavoro, hai bisogno di tempo e di continua applicazione altrimenti il vecchio modo avrà sempre la meglio.   

 

E’ importante che il giocatore lavori bene, con un tempo effettivo di allenamento relativamente elevato, con intensità alta, ma che ci sia anche il tempo per riposare, per la famiglia, e del tempo libero per svagarsi. Si parla molto di dispendio e di recupero fisico; io invece penso in termini di affaticamento del sistema nervoso centrale.

Negli ultimi anni si sta parlando sempre più di “stress mentale”.

E’ una cosa legata ad una sensazione relativamente nuova per noi. Infatti, non abbiamo mai gestito un carico di informazioni e di attività a carico del nostro cervello come negli ultimi anni e per questo non sappiamo bene come proteggerci dato che il recupero fisico non è necessariamente legato al recupero mentale.

Riuscire a “staccare” dallo stress e muovere l’attenzione su altre cose ci permette di recuperare non solo mentalmente ma anche fisicamente. Questo può essere fatto in diverse maniere ad esempio con la meditazione che, anche fatta da autodidatti, è qualcosa che può funzionare con un impegno relativamente limitato.

Abbiamo visto quattro aspetti della modalità di lavoro di Mourinho che in effetti possono essere utilizzati da chiunque. E’ chiaro che, così come questi concetti possono essere nuovi per gli allenatori, lo sono anche per i manager e pertanto sono cruciali “il tempo, il lavoro e la tranquillità” e costanza.

Tradotto… farsi il mazzo.

Per finire, vi lascio con qualche commento dei giocatori.

Buon lavoro!

E’ tutto organizzato, dal primo all’ultimo minuto. Se l’allenatore dice che ci alleniamo per novanta minuti è perchè dobbiamo lavorare per tutti i novanta minuti. Se l’allenamento è suddiviso in più parti, ciascuna dura il tempo programmato. Tutto sembra collegato con quanto richiesto dalla gara e nessuno si ferma un minuto. (Eidur Gudjohnsen)

 

Noi giocatori scendiamo in campo e sappiamo già tutto quello che dobbiamo fare e come. Tutti, dal portiere agli attaccanti. E’ questa la ragione del nostro successo. (Joe Cole)

 

 

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