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GESTIONE DI UN TEAM.LEZIONI DALLA SCONFITTA DEL TORINO

LA GESTIONE DI UN TEAM.

La gestione e motivazione di un team dipende da una comunicazione efficace. Spunti di riflessione da una vicenda del Torino calcio.


Questo non è un post sul calcio né solo per appassionati di calcio.

E’ un post che parte da una notizia attuale per parlare della gestione di un team, dei potenziali errori di comunicazione e delle conseguenze.

Per fare in modo che si capisca però, devo fare un breve preambolo andando a raccontare di uno dei giocatori più importanti e più talentuosi del Torino, un difensore camerunense che si chiama Nicholas Nkoulou.

Grazie anche al suo talento, quest’anno il Torino si è giocato (ahimè perdendo) la qualificazione ad una Coppa europea. Durante la partita di andata però, dopo una prestazione mediocre, Nkoulou si è giustificato con l’allenatore dicendo che non era concentrato, probabilmente distratto da discussioni di possibili contratti più ricchi che gli avevano proposto altre squadre.

E da qui partiamo, dalla conseguente mancata convocazione per la prima partita di campionato e per il ritorno della qualificazione alla coppa Europea, ma soprattutto dalle dichiarazioni dell’allenatore e del presidente di fronte ai giornalisti.

 

Qui due estratti:

Allenatore: “Dopo aver giocato con il Wolves (squadra inglese) ho fatto rivedere gli errori come sempre. Non ha neanche voluto rivedere le immagini, perché mi ha detto che non c’era con la testa… L’ho richiamato, io gli ho fatto gli stessi discorsi e lui mi ha chiesto di non essere convocato (per la prima di campionato). Per rispetto per i compagni, non l’ho fatto giocare stasera.”. ”Io so che per Nkoulou ci hanno provato (ad acquistarlo) in tutti i modi, hanno avuto tanti contatti. Noi abbiamo fatto di tutto per trattenerlo. Adesso mi fermo qua, non dico altro“.

A questo si è aggiunto poi il presidente che, sempre davanti ai microfoni, ha dichiarato.

Se non ci sei per una partita con la testa lo dici prima e magari giocano altri giocatori. Non credo sia una cosa da fare, ciò che ha fatto lui… Un professionista deve onorare i suoi impegni e farlo con la voglia massima. Oltre che con la società, il giocatore deve chiarire anche con i compagni… Nkoulou deve fare delle riflessioni e chiedere scusa alla squadra e alla società“.

 

E’ un dato di fatto che si tratta di una situazione spinosa dove un giocatore, per motivazioni differenti, si trova a non “sentirsela” di giocare. Sicuramente qualcosa di fastidioso per tutti, dall’allenatore alla squadra e giù fino ai tifosi.

Analizziamo però come è stato gestito questo caso partendo dalle basi.

Creare un team significa a mettere assieme i destini di giocatori e allenatore per definire e raggiungere un progetto comune. Per questo e per avere un buon contesto in cui lavorare è necessario creare coesione.

Esistono alcune abilità che un allenatore può e deve utilizzare per costruire la squadra: 

  • Condividere gli obiettivi
  • Comunicare in modo efficace
  • Creare fiducia.

Queste abilità permettono di lavorare su due aree.

  1. La dimensione razionale ovvero il motivo evidente per cui il gruppo è stato creato: ovvero, l’obiettivo definito dalla squadra.
  2. La dimensione affettiva/emotiva ovvero le sensazioni che ci sono tra i componenti della squadra che molto spesso rimangono inconsapevoli. Praticamente quelle sensazioni “di pancia” che ti fanno approcciare in una certa maniera un tuo compagno.

Errori di comunicazione, fraintendimenti, mancanza di organizzazione interna possono rappresentare ciò che smuove una delle due dimensioni sopra andando a danneggiare il potenziale dell’atleta (vi ricordate la formula di Gallway? Se volete rinfrescarla andate a rileggere il mio articolo).

In questo caso, le energie che dovrebbero essere investite dal team nel conseguimento degli obiettivi vengono utilizzate nel tentativo di gestire le emozioni interne al gruppo a discapito della qualità della performance e del gioco di squadra.

 

Cosa può comportare quindi il fatto che allenatore e presidente abbiano condiviso così apertamente questa situazione?

 

A mio parere il modo in cui è stato gestito questo caso ha avuto due effetti negativi sulla motivazione (non sto a discutere poi sul valore del giocatore nel caso lo si vorrà vendere), uno sul giocatore stesso ed uno sul team.

Se quello sul giocatore può essere semplice da capire, così come le conseguenze legate alla perdita di fiducia del team verso di lui e viceversa, peggiore è quello sulla squadra.

Chi avrà ora la tranquillità sufficiente e necessaria per poter condividere liberamente tra i compagni una sua situazione di debolezza quando questo caso è stato trattato e gestito in questa maniera? Come verranno gestite le prossime problematiche tra giocatori?

Una gestione della comunicazione simile, a mio parere sbagliata, ha conseguenze sulla fiducia della squadra e conseguentemente sulla coesione rovinando i prerequisiti di un team di successo.

 

Come avrei gestito io questo caso? Ritengo che situazioni simili debbano essere gestite all’interno del team e il più possibile con sedute faccia a faccia.

 

E se ci deve essere “una cazziata”, che sia privata e non di fronte a microfoni.

D’altro canto, credo che sia compito dell’allenatore e del team manager o del presidente, comprendere ed intercettare questi momenti di criticità in anticipo per riuscire a gestirli all’interno dello spogliatoio perché se un team deve lottare verso un unico obiettivo deve essere compatto e coeso.

Di nuovo questo vale per lo sport così come per il lavoro, ricordando la regola aurea:

Elogia in pubblico e correggi in privato.

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