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3 TRUCCHI CHE POSSIAMO RUBARE A BJORN BORG

Spunti dalla finale di Wimbledon 1980 da utilizzare nella nostra vita di ogni giorno.


 

Quando faccio lunghi viaggi guardo spesso dei film che non sono riuscito a vedere a casa o al cinema. Questa volta, nelle 20 ore di aereo per arrivare in Australia, ho avuto un sacco di tempo per sbizzarrirmi tra le moltissime opzioni a disposizione.

Ho scelto quindi di vedere “Borg McEnroe” un film che prende spunto dalla potenziale vittoria del quinto Wimbledon consecutivo di Borg nel 1980.

In effetti, non è tanto la storia della rivalità tra i due campioni, quanto un resoconto di come siano arrivati a quell’incontro e l’elogio della loro “anormalità” e di come siano arrivati a gestire il nervosismo che li accompagna da quando erano giovani e che li pervade durante tutto il torneo.

Nel caso di Borg è la tensione per le aspettative, per il fatto che tutti si aspettano che vincerà, non rendendosi conto che anche per un campione ogni partita inizia sempre da zero e che tutti danno il 110% contro di lui.

McEnroe invece soffre il fatto che l’attenzione non sia sul suo tennis e sulla sua classe ma sia tutta sul suo modo “aggressivo” di stare in campo e su Borg.

L’idea però che sia una lotta tra “il gentleman” e “il ribelle” però risulta completamente sbagliata. Il film si focalizza essenzialmente sulla vita di Borg e i suoi aspetti segreti e, per degli spettatori come me, completamente sconosciuti. È incredibile infatti come entrambi da ragazzi fossero molto simili nel loro nervosismo mentre, una volta cresciuti, sembrassero così differenti.

Bjorn viene descritto come una persona estremamente irascibile che da ragazzo è stato più volte squalificato per condotta antisportiva.

Tutt’altro rispetto all’idea di “uomo di ghiaccio” che lo ha accompagnato in tutta la sua carriera sebbene i suoi avversari sapessero di questa sua “debolezza” tanto che lo descrivono come un Vulcano dormiente che, da un momento all’altro, è pronto ad eruttare.

La sua fortuna è stata incontrare Lennart Bergelin, ex tennista svedese e talent scout per la nazionale che doveva preparare la coppa Davis, che con i suoi consigli e continuando a credere in lui anche quando era effettivamente molto difficile farlo, è riuscito a portarlo sulla retta via.

Siamo quindi di fronte ad un racconto del loro essere “unici”, una ennesima dichiarazione che per diventare e rimanere un fenomeno deve esserci un’ossessione di base ed un’intelligenza specifica che unita alla costanza permettono di primeggiare e di superare i mille dubbi che continuerai ad avere nonostante i successi e le esternazioni dei tifosi.

Ma anche una presa di coscienza delle debolezze superate grazie ad esercizi mentali come quelli fatti da Borg per riuscire a contenere il nervosismo mediante serie infinite di superstizioni e di ancoraggi.

Camminare a piedi scalzi sulle 50 racchette a disposizione per verificare che le corde fossero tutte correttamente tese. La temperatura estremamente bassa con cui si addormentava al fine di tenere il cuore sotto i 50 battiti. L’uso degli stessi hotel, vestiti, auto e campi di allenamento nei vari tornei.

Questi erano alcuni dei rituali che aveva messo in piedi principalmente per ridurre i suoi dubbi e, quindi, la possibilità di una crisi nervosa.

Ci sono tre idee che mi sono rimaste impresse e che credo possano essere utilizzati nella nostra vita di tutti i giorni.

 

Trattieni la tua rabbia e fa in modo di diventare una pentola a pressione.

 

Il primo consiglio che Lennart Bergelin dà al giovane Bjorn Borg dopo l’ennesimo sfogo di nervosismo è di non buttar fuori tutto il proprio sconforto e la rabbia, ma di tenerle dentro come una pentola a pressione. Riuscire a far salire la pressione all’interno senza che, da fuori, si comprenda la situazione ed usarla per motivarsi e poi farla sfogare piano, aprendo le valvole di sicurezza. Per questo motivo crea delle routine, degli ancoraggi che ti riportino ad una situazione di controllo. (Troverai delle spiegazioni degli ancoraggi anche nel mio articolo su Nadal )

 

Questa partita non sono cinque set, ma devi giocarla un punto alla volta.

 

Questo concetto è stato ripreso da molti altri allenatori. Quello che più preferisco è Phil Jackson che, alla guida dei suoi Chicago Bulls iper-vincenti nell’NBA, diceva:

Ho sempre detto ai miei che se si fossero focalizzati sul tragitto, il titolo sarebbe arrivato da solo.

In questo caso infatti la vittoria diventa semplicemente una conseguenza del viaggio svolto correttamente. Pensare al risultato infatti porta spesso a perdere il focus su quello che deve essere fatto in quel preciso istante.

 

La terza idea è che:

Tutto è allenabile, anche la reazione ad eventuali errori arbitrali.

Recentemente ho letto di qualcosa di simile anche in “CAPOLAVORI”, l’ultimo libro di Mauro Berruto quando, prima di una partita dove potevano esserci delle chiamate sbagliate, aveva allenato i propri ragazzi a comportarsi in maniera corretta chiamando fuori delle palle che invece erano in campo.

Anche questo è un atteggiamento allenabile e permette di creare un comportamento standard e controllato per evitare di perdere la concentrazione nel mezzo di un incontro.

Cosa possiamo dire quindi?

Incredibilmente i 2 rivali, nonostante le apparenze, avevano in comune molto più di quanto si potesse pensare. La vera differenza è stata il “come hanno gestito la loro indole”. Forse è per questo motivo che rimasero amici ed in contatto anche dopo il prematuro ritiro di Bjorn Borg l’anno dopo la vittoria del quinto Wimbledon a soli 27 anni.

Forse, a quel punto, anche gli esercizi che aveva messo a punto per riuscire a rimanere sul tetto del mondo avevano perso la loro efficacia e trovarne di nuovi sarebbe stato troppo difficile.

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