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CALMIAMO I 3 CERVELLI !

Come è fatto il nostro cervello e come ci influenza nelle scelte.


Nella gestione quotidiana abbiamo sempre a che fare con diversi tipi di pressioni e di stress.

Per capire bene da dove derivano è fondamentale iniziare da un concetto che è stato ormai confermato da moltissimi studi.

Non è vero che esistono persone che raggiungono migliori risultati sotto stress.

Sono stati analizzati migliaia di casi, nello sport e nelle professioni, e tutti hanno dimostrato che non esiste una “razza” di persone capace di utilizzare la pressione o lo stress come miglioratore delle prestazioni.

Esistono invece persone che sono meno soggette all’impatto delle condizioni esterne e delle loro conseguenze su di loro.

Partiamo infatti da una formula (e che vi aspettavate da un ingegnere?) che è valida in tutti gli ambiti, dallo sport al lavoro.

PRESTAZIONE = POTENZIALE-INTERFERENZE

Al netto delle interferenze quindi, la prestazione è uguale al potenziale della persona che deriva da svariati fattori i principali dei quali sono:

  • Allenamento/Studio
  • Capacità/struttura
  • Conoscenze

Ma cosa da dove derivano le interferenze? E’ tutto ciò che, agendo sulle componenti fisiche, tecniche o mentali della persona, va a danneggiare quella che POTREBBE essere la sua prestazione migliore.

In un atleta interferenza può essere un qualche infortunio patito o un movimento mal memorizzato ma le interferenze più critiche sono normalmente quelle mentali ovvero quelle che generano pre-concetti sbagliati nella persona.

Per spiegare meglio questa idea, devo entrare nel merito di come è fatto il cervello. Chiameremo questa parte “IL CERVELLO SPIEGATO AD UN INGEGNERE”.

Il nostro cervello è diviso in 3 parti;

  • La parte rettile
  • La parte limbica
  • La corteccia prefrontale.

Non ho la presunzione di entrare troppo nel merito del funzionamento delle tre parti ma in breve queste sono le funzioni:

CERVELLO RETTILE: Come dice la parola stessa, è la parte più antica del cervello che presidia tutto ciò che è relativo alla sopravvivenza delle persone. E’ il cervello che dà il segnale di “SCAPPA o COMBATTI” e che ci ha fatto arrivare fino ad oggi tenendoci lontano dai pericoli. Per questo cervello tutto ciò che è cambiamento o incertezza è male e darà dei segnali (normalmente via scariche di Cortisolo) per dirci di non metterci nei guai

CERVELLO LIMBICO: E’ la parte del cervello ove vengono immagazzinate le abitudini e dove sono registrati gli automatismi che otteniamo dopo molte ore di allenamento o studio. In questo modo il nostro cervello riesce ad attingere rapidamente e senza dispendio di energia alle informazioni per la “normale gestione”

CORTECCIA PREFRONTALE: E’ la parte più moderna dove viene gestita la parte di ragionamento e deduzioni. Per funzionare ha bisogno di energia (normalmente zuccheri) ed entra in funzione ogni volta che siamo in situazioni sconosciute o incerte. Per questo motivo è meno rapida nella generazione di output rispetto al cervello limbico ma è quella che permette di aggiungere valore agli impulsi che riceviamo.

 

Da dove vengono le interferenze nella nostra prestazione?

 

Possono venire sia dal cervello rettile sia dalla corteccia prefrontale. Il cervello rettile infatti è la parte che tende a trattenerci dal cercare di migliorare o di cambiare alcune cose attorno a noi. E’ la zona del cervello che ci mette sulla difensiva quando vogliamo fare qualcosa mai fatto prima. E per questo motivo l’obiettivo PER OTTENERE LA NOSTRA MIGLIORE PRESTAZIONE è di calmarlo dandogli alcune sicurezze che lo convincano che non siamo in pericolo.

D’altro canto anche la corteccia pre-frontale può cominciare a generarci problemi specie quando cominciamo a pre-occuparci di cose che non sono all’orizzonte o quando vogliamo ragionare su abitudini derivate da allenamento cercando di controllare ciò che abbiamo imparato a fare automaticamente.

Questo può succedere nel lavoro come nello sport. Prendete ad esempio una presentazione fatta ad un cliente. Nel momento in cui riceviamo un messaggio “ostile” (magari perché il SUO cervello rettile lo sta proteggendo da cambiamenti che noi gli stiamo proponendo) a quel punto cominciamo a pensare ed a fare mille ipotesi su “cosa dire” e su “come dirlo”. Questo provoca un blocco nella presentazione e nel suo sviluppo che avevamo provato decine di volte.

 

 Come calmare questi due cervelli ?

 

DIAMOCI OBIETTIVI RAGGIUNGIBILI

Se raggiungiamo i nostri obiettivi (ricordando di porli tali per cui ci portino ad un miglioramento) riusciremo a sedare la tentazione di proteggerci del cervello rettile

 

DEFINISCI MODALITA’ ALLENAMENTO E PARTITA

Riuscire a definire delle modalità dove è ammissibile sbagliare e, soprattutto, non considerare l’errore come un problema ma come un necessario percorso verso il miglioramento aiuterà a non fare prendere il sopravvento al cervello rettile ed a sbagliare con un approccio migliorativo e non punitivo.

 

NON FOCALIZZARTI SUL RISULTATO MA SUL PROCESSO

Pensare al risultato ed alle POSSIBILI conseguenze delle tue azioni porterà ad una sensazione di incontrollato che è l’humus per fare sì che il cervello rettile si metta in moto per proteggerci e che la corteccia prefrontale inizi ad elaborare scenari probabili o improbabili. Sapere cosa dover fare e quindi il processo per arrivare al risultato fa focalizzare su cose completamente sotto il proprio controllo.

 

ABBANDONA IL GIUDIZIO E MANTIENI IL FOCUS SU CIO’ CHE DEVI FARE ORA (NON SUL GIA’ FATTO)

Nel caso si faccia un errore, evitate di dare dei giudizi e di cominciare a pensare come si sarebbe dovuto fare correttamente ma tornate con la testa su cosa avevate pensato di fare quando avete preparato la vostra azione. Accendere la corteccia prefrontale per rimuginare sull’errore e cercare di trovare una soluzione porta solo ad uno sgradito rallentamento delle azioni e non genera miglioramenti dato che per questo tipo di azioni si attinge dalle abitudini e dal cervello limbico.

 

Anche per oggi è tutto!!!

Alla prossima!

 

 

 

 

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