fbpx

COME VUOI ESSERE RICORDATO?

Riflessioni sull’importanza di decidere come si vorrà essere ricordati.


Sono una persona fortunata. Ho iniziato un nuovo lavoro rientrando in azienda dopo quasi 10 anni e questo mi ha reso il nuovo inizio più semplice. Ma, oltre a questo, ho potuto parlare con le persone che avevano lavorato con me quasi 10 anni fa e che mi hanno dato dei feedback su come sono cambiato da allora ed ho parlato con chi ha lavorato con me durante gli ultimi 10 anni.

In entrambi i casi ho avuto un messaggio chiaro. In questi anni, professionalmente (ma forse non solo professionalmente) sono cambiato moltissimo.
La prima cosa che mi è venuta in mente però è stata: Mi hanno ricordato.Ho lasciato una traccia”.

Lasciare un’eredità è, per me, una delle cose che danno il senso a tutto ciò che facciamo. Non sto chiaramente parlando di eredità monetaria (e con questo i miei figli saranno contentissimi) ma eredità di idee, risultati e comportamenti.

Con il senno di poi credo che sia importante decidere quale eredità si vuol lasciare. In parole povere, se si preferisce essere un piccolo Napoleone ricordato come artefice delle mille vittorie (ma anche colpevole delle rovinose sconfitte) o essere ricordato come il facilitatore ed ispiratore di azioni ed attività e portare l’esercito alla vittoria restando nell’ombra.

Visto oggi, il mio inizio è stato più da Napoleone. E forse è anche ovvio. 10 anni fa non avevo alcuna esperienza su come gestire un team. Infatti, più che gestire davo indicazioni su cosa fare. E, sinceramente, questo non è il massimo. Questo è semplicemente utilizzare le proprie abilità tecniche e pensare o sperare che quello che hai sempre fatto sia valido per tutti e in tutti i casi.

E’ ovvio che, in teoria, non ho mai pensato di voler fare tutto da solo. In teoria avevo sempre parlato del lavoro in team. Avevo giocato a calcio per una vita, a cosa serviva insegnarmi a lavorare in team? Ma c’è una differenza sensazionale tra il pensare di lavorare in team e fare in modo di ottenere il risultato usando i punti di forza di tutti. E’ come se un allenatore volesse insegnare ad ogni giocatore come gestire l’ultima palla della partita ed avesse nella sua squadra Michael Jordan. Michael Jordan sa come giocare l’ultima palla. L’allenatore deve far in modo che il team faccia arrivare l’ultima palla nelle mani di Michael Jordan.

Perché sono proprio i punti di forza i pilastri da cui partire.

Come disse Ryan Kahn:

Master your Strenghts, Outsource your weaknesses.

Se ti focalizzi sui tuoi punti deboli per migliorarli diventerai più bravo in quello che ti viene male. Piuttosto fate in modo di usare bene e migliorare quello che siete bravi a fare e fare in modo che tutti diano il loro contributo per arrivare all’obiettivo.

E’ tutta una questione di fiducia. Creare fiducia però non è semplice. Le persone si fidano se vedono che:

  • Vedono che hai a cuore la loro vita professionale.
  • Li porti dove non sarebbero arrivati da soli.

La fiducia porta all’influenza e l’influenza è duratura mentre la persuasione (e la motivazione dei motivatori) è invece a tempo determinato.

Mi piace molto il modo di dire:

The harder I practice, the luckier I get.

Molto immodestamente credo di dire che un po’ di fortuna è arrivata grazie alle cose che ho studiato e ho sviluppato.

Per sviluppare questa influenza provo a dare due consigli che a me sono serviti.

Usate bene il feed back.

Per la maggioranza delle persone feedback è uguale a cazziatone. Vi eviterò gli studi delle varie università del Kansas (chissà perché in Kansas buttano via il tempo a fare questi studi) che misura quanti feedback positivi devi dare per controbilanciare un feedback negativo. Molto più semplicemente ricordiamoci che anche nella comunicazione esiste un principio 80/20, diverso da quello conosciuto di Pareto ma che ha la stessa potenza e validità.

Per trasferire quello che vuoi dire 20% è legato a COSA dici ed 80% è legato a COME lo dici. E il contenuto dovrebbe essere diviso in:

WWW what went well: cosa è andato bene;

Even Better If: ancora meglio se…

Se riuscirete a rendere il feedback positivo parte del vostro lavoro, riuscirete a sorprendere i vostri collaboratori mostrando loro quanto bravi possono essere. Quali sono i loro punti di forza e cosa possono portare all’interno del gruppo.

Applicazione metodica e disciplina

L’esecuzione è di gran lunga la parte più complicata di qualsiasi piano e non c’è dubbio che tutti, e ripeto TUTTI; hanno ogni tanto la tentazione di mandare tutto all’aria. Cercate di essere un pungolo ed un aiuto per dare continuità alle idee ed alle azioni pianificate dai vostri collaboratori.Identificate dei momenti per analizzare le azioni Strategiche ma non urgenti che preparano le fondamenta per le attività future.

E facendo questo cercate di renderle delle abitudini. Fate in modo che entrino nel loro modo di pensare e che liberino parte del loro tempo per pensare alle attività ad altissimo valore aggiunto.

Ricapitolando, feedback e disciplina detto in maniera giusta al fine di influenzare il team senza però oscurarlo.

Sembra facile. E forse lo è se iniziamo a fare con costanza evitando di voler avere tutte le luci della ribalta su di sé, come un novello Napoleone, ma restando nella penombra a godere del successo di tutti.

A bientot mes amis!

(Libro consigliato: Il monaco che vendette la sua ferrari. R.Sharma.)

Potrebbero interessarti anche...