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COSA C’ENTRA UN PERFORMANCE COACH CON CARL LEWIS ED UN PAIO DI SCARPE ROSSE?

Come Massimizzare il poteziale per migliorare le nostre prestazioni.


Lo avevo già notato quando mi ero rotto i legamenti del ginocchio. Da quel giorno avevo cominciato a vedere una quantità di ginocchia con il tutore che fino ad allora non avevo mai visto.

Solo da poco ho scoperto che la ragione di questo comportamento è uno dei Bias Cognitivi più comuni, chiamato “Bias dell’euristica dell’influenza” che spiega come la nostra percezione della realtà sia significativamente influenzata da ciò che desideriamo o che stiamo vivendo in quel dato momento.

So già che vi state chiedendo dove voglio arrivare…

E’ da qualche mese che sto approfondendo alcune tematiche di coaching per lo sport che mi hanno portato a leggere diversi libri ed a vedere delle interviste interessanti con atleti di primo piano che hanno ribadito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che E’ NORMALE ESSERE TESI E NERVOSI prima di una gara e che lo stress deve essere vinto mediante delle attività che spesso hanno definito con l’aiuto di un PERFORMANCE COACH.

Quando, casualmente, mi sono imbattuto in una vecchia fotografia di una pubblicità Pirelli ho avuto una specie di illuminazione…

Immagine scaricata da Google immagini.

 

Oltre a farmi ricordare che ormai gli anni passano anche per me, dato che Carl Lewis è ormai un signore che sta andando velocemente verso la sessantina, mi ha dato uno spunto per ricordare la mitica formula della prestazione di Tim Gallway.

Prestazione = Potenziale-Interferenze

Analizzandola bene, possiamo comprendere come le interferenze abbiano peso tanto più quanto si compete contro atleti che sono allo stesso nostro livello poiché, a parità di potenziale, vincerà chi ha le interferenze più basse.

Banalmente, Carl Lewis mi avrebbe facilmente battuto nei 100m anche con queste scarpette rosse laccate. L’interferenza data dai tacchi però lo avrebbe danneggiato non poco contro il suo acerrimo nemico Ben Johnson non permettendo alla sua prestazione di essere allineata con il potenziale.

Se consideriamo quindi come potremmo immaginare le interferenze nel nostro lavoro quotidiano o nello sport che pratichiamo, consiglierei di vederle proprio come un paio di scarpe rosse lucide con i tacchi alti che dovremmo fare in modo di togliere al fine di poter ottenere la prestazione allineata con il nostro potenziale.

Al fine di essere “IL MIGLIORE TE STESSO”.

E’ chiaro che per ottenere la migliore prestazione possiamo lavorare sia DIMINUENDO le interferenze sia AUMENTANDO il nostro potenziale.

Ma come può aiutare un performance coach in questi due aspetti?

Per quanto riguarda il miglioramento del potenziale, credo che il risultato migliore si possa ottenere andando da un lato a lavorare con gli allenatori per ottimizzare la definizione degli obiettivi, che poi possono essere utilizzati in allenamenti che seguono la teoria della pratica intenzionale  e dall’altro con delle sessioni specifiche nel fare in modo di massimizzare e di mettere a terra tutte le competenze le capacità che abbiamo maturato grazie alla nostra pratica.

Per quanto riguarda invece la parte di interferenze, il performance coaching mi permette di rimodulare, o come si dice in termine tecnico re-frame, qualsiasi tipo di input che abbia un impatto negativo.

Se dobbiamo identificare quali sono le interferenze più comuni per la nostra prestazione potremmo parlare di:

  • Profezie autoavveranti (o incompetenza appresa): ad esempio “Ogni volta che faccio un errore comincio ad innervosirmi e perdo la partita”.
  • Prova Sociale: ad esempio “Se non giocherò bene allora i miei compagni (o il mio allenatore, o i miei genitori) non mi considereranno più come mi considerano ora”.
  • Alibi: ad esempio “Ho perso per colpa di….”
  • Focus sul risultato: ad esempio “Manca poco, stiamo vincendo, cerchiamo di cambiare il nostro modo di giocare per arrivare al risultato finale”
  • Errata comunicazione a se stessi

Parafrasando Carl Lewis:


C’è solo un modo per allenarsi: quello giusto. C’è solo un modo di gareggiare: quello giusto.

Ricapitolando, se per quanto riguarda la massimizzazione del potenziale il performance coach deve andare a braccetto con l’allenatore per quanto riguarda invece la riduzione delle interferenze può essere agire in modo indipendente.

Tutto con la finalità di identificare modi giusti di allenarsi e gareggiare.

Pensate, tutto questo per una vecchia foto di una pubblicità.

Buona settimana a tutti !

(Libro consigliato: Scoiattoli e tacchini. Gian Paolo Montali )

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