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KOBE BRYANT UNA STORIA DI MIGLIORAMENTO

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Come serva coraggio ed ossessione per farti arrivare in cima al mondo, ma soprattutto per farti restare.


Nel 2010 Kobe Bryant era già il giocatore di pallacanestro più forte del mondo.

Aveva vinto 4 titoli, era stato MVP (miglior giocatore NBA) del 2009 e stabilito diversi record.

Ma l’anno era iniziato nel modo peggiore.

La rottura la dell’indice della sua mano dominante (quella con cui tira) poteva mettere in discussione quello che in quel momento era chiaramente uno strapotere tecnico e fisico e la possibilità per i Lakers di giocarsi tutte le carte per confermare il loro titolo a causa della mancanza del loro giocatore più rappresentativo.

Cosa avreste fatto voi da migliori giocatori al mondo nella squadra campione e con un dito rotto?

Qui inizia la nostra storia.

Quando un ex giocatore, Chuck Person detto “the Rifleman” il fuciliere per la sua capacità di segnare da 3 punti, si presenta da lui e prova a convincerlo che forse non tutto il male viene per nuocere e gli dice:

Tu non ci crederai ma potremmo fare il colpo della vita con quel problemino che hai avuto perché potresti addirittura migliorare il tuo tiro.

Chuck lo diceva a ragion veduta dato che aveva avuto lo stesso infortunio e pur essendo molto meno talentuoso di lui era riuscito a trarne beneficio grazie a un cambiamento radicale della sua postura e del suo modo di tirare.

Un altro giocatore, dall’alto dei suoi record, avrebbe probabilmente detto “Grazie… sto bene così”.

Ma non Kobe. La parolina magica miglioramento è qualcosa che per lui è un’ossessione e dopo aver sentito una persona di cui si fidava ciecamente, Jerry West, per verificare l’attendibilità del nostro fuciliere ha deciso di ascoltarlo. Del resto, ricordo che stiamo parlando della stessa persona che ancora oggi, dopo essersi ritirato, si sveglia alle 4 del mattino per allenarsi e per dare il buon esempio alla figlia.

Per questo ha speso il 2010 sviluppando il nuovo tiro e, arrivati di nuovo in finale, i Lakers hanno nuovamente vinto il campionato e Kobe quello di miglior giocatore della lega.

E da una finale all’altra, ha cambiato completamente la meccanica del tiro mostrando, incredibilmente, addirittura più sicurezza.

In un anno, il 32enne Kobe, ha cambiato uno dei movimenti fondamentali del gioco facendo in modo che quel dito steccato invece di essere il suo punto di debolezza diventasse il suo punto di forza poiché gli permetteva di guidare in maniera più efficace il tiro.

Cambiare un’abitudine così radicata è un processo lento e complesso che richiede, ovviamente, costanza, ma soprattutto una fede incrollabile sul fatto che si è presa la strada corretta.

Cosa ci portiamo a casa da questa storia?

 

Prima di tutto che non tutte le situazioni su che ci sembrano negative sono in realtà REALMENTE negative.

Ho fatto un video (Trasforma le tue debolezze in punti di forza!) che parla di questa cosa per sottolineare come sia possibile rendere i punti deboli dei punti di forza. Per me, l’accettazione è spesso il vero problema. Accettiamo che la situazione sia così e non cerchiamo soluzioni alternative. Accettiamo che non ci sia null’altro che possiamo fare e che, tanto, ho già provato tutto ciò che dovevo fare.

 

Il secondo punto è che se qualcuno ti si avvicina con un consiglio è sempre bene ascoltare.

Ascolta, comprendi e verifica. La verifica è sempre complicata e per questo avere qualcuno di cui ti fidi è fondamentale. Verifica e decidi.

 

Il terzo, è che se arrivare in cima al mondo è difficile, restarci è ancora più complicato.

Cambiano le condizioni, gli avversari e cambi tu stesso. La forza è data dal coraggio di prendere in considerazione dei cambiamenti al tuo modo di fare.

Non voglio entrare nel “FUFFA MARKETING MODE”, ma è vero che l’evoluzione passa attraverso il cambiamento continuo. Serve coraggio e decisione per arrivare in cima al mondo, ma ne serve di più per restarci.

 

Quarto punto è che l’ossessione è un fattore chiave.

Già dal 2010 i medici dicevano che l’artrite avrebbe probabilmente portato il dito di Kobe a non tornare più normale.

Cosa significa? Che se fosse stato una persona normale si sarebbe fatto dei problemi a giocare con un dito rotto. Ma lui non è normale. Kobe ha anteposto il giocare e bene al futuro del proprio dito ed ha cambiato tutto quello che stava intorno al dito mettendo a rischio la sua capacità di segnare.

Non possiamo stupirci quindi se Steph Curry (se non lo conosci prova a cercare su Wikipedia e vedrai quanto ha vinto negli ultimi anni), dopo un simile infortunio qualche anno più tardi, è andato proprio da Kobe per un consiglio.

Questa è la definizione di ESEMPIO DA SEGUIRE.

 

Tutto questo si può riassumere con una frase che dicono i Marines

Tutti vogliono andare in paradiso, ma nessuno vuole morire!

 

Buona settimana

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