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L’ESTATE DELLA GRATITUDINE. MA COSA SARÀ MAI ?

L’ESTATE DELLA GRATITUDINE. MA COSA SARÀ MAI ‘STA COSA?

Gratitudine è la parola di questa estate. Cerchiamo di capirne il significato.


Durante le vacanze estive ho usato i social più del solito.

Ammetto di essere stato debole, ma questo mi ha permesso di capire un po’ di più dei profili con “alto engagement” (praticamente cosa fanno gli influencer) inclusi gli argomenti più trattati.

Tra le molte cose completamente insignificanti, ho trovato una parola che è trasversale a molti personaggi. Sportivi, musicisti, imprenditori hanno infatti usato almeno una volta una parolina magica…

Gratitudine, unita a uno o più emoticon.

Sono sempre sospettoso quando vedo questi fenomeni di diffusione rapida e di massa.

Il rischio dell’effetto moda, come l’Ice bucket challenge (chi si ricorda la secchiata di acqua fredda in testa?) o la lista dei libri o mille altri tormentoni, è dietro l’angolo e di solito durano il tempo di una canzone di Alvaro Soler.

Questa però non può essere una moda. Innanzitutto, poiché dietro la parola “gratitudine” si nascondono molti significati che, oggi, sono sempre più importanti. Poi perché, se ne comprendi bene il significato, è un’attività che può portare realmente dei benefici. Come sempre il rischio è che, se si travisa il vero significato, diventi semplicemente una perdita di tempo o uno slogan vuoto.

Iniziamo quindi a dire cosa, a mio parere, la gratitudine sicuramente NON è: una forzatura nell’essere felici in ogni circostanza.

Non serve infatti appellarsi ad una parola pretendendo di modificare una situazione.

Sebbene gli americani dicano “Fake it until you make it”, fingi finchè non lo diventi, sono poco convinto che una sterile e finta ripetizione di qualcosa possa cambiare qualcosa nella nostra vita specialmente quando il ritmo è tale da magnetizzare il nostro focus su cose che non sono importanti ma solo urgenti (se ti interessa l’argomento guarda il mio video sulla Gestione del tempo).

Proviamo a vedere, invece, per cosa si può essere grati.

Per taluni questa domanda può sembrare facile, per altri invece, può non avere una precisa risposta ma, in entrambi i casi, una possibile soluzione potrebbe essere la seguente: si può essere grati per le cose che vengono date per scontate o per quello che non viene apprezzato appieno anche se scontato non lo è.

Seppur possa sembrare banale, potremmo pensare ad un bimbo che usa il nuovo giocattolo per poche ore per poi lasciarlo in un angolo. E sebbene in teoria siamo tutti pronti a fargli la ramanzina, non ci rendiamo conto che, col tran tran quotidiano, noi stessi ci comportiamo allo stesso modo poiché non abbiamo il tempo di fermarci e di pensare che siamo letteralmente circondati da benedizioni di ogni genere di cui non ci rendiamo nemmeno lontanamente conto.

Ecco, la gratitudine non è altro che un modo diverso di guardare alle cose di ogni giorno.

È un atteggiamento, una mentalità e quindi qualcosa da allenare, qualcosa su cui lavorare continuamente.

Invece di dare tutto per scontato, abituarti a quello che hai, fermarsi un secondo e guardare al contributo che il resto del mondo sta dando alla tua vita.

Qui potrei diventare un poco impopolare.

Spesso troverete persone che sono grate per tutto. Dall’ossigeno che respirano al cibo che mangiano, apostoli del detto:

Ci capita spesso di comprendere la reale importanza di una cosa quando la perdiamo ma non altrettanto spesso di essere grati perché quella cosa l’abbiamo.

 

Ecco, io non sono proprio convinto che questo sia l’approccio che funziona PER ME. E ripeto PER ME, perché come tutti gli atteggiamenti, dovete trovare qualcosa che funzioni PER VOI e che vi aiuti ad avere dei risultati personali.

Non esiste la formula magica.

E’ un po’ come quando nelle ricette trovate “sale e pepe, quanto basta”. Sapete voi “quanto basta” e quando metterli. Io preferisco fermarmi e pensare a quello che sono e come mi hanno influenzato gli insegnamenti e i sacrifici che la mia famiglia e i miei genitori hanno fatto.

Alle persone che mi circondano e a quelle che mi hanno fatto crescere donandomi una parte di loro, delle loro idee e della loro conoscenza e del fatto di aver potuto avere accesso a tutto questo.

Mi piace molto il concetto induista di Guru Purnima (di cui ho scritto in questo articolo: Sei pronto per il Guru Purnima di quest’ anno? ):

Una tradizione spirituale dedicata agli insegnanti spirituali che hanno compiuto un percorso di evoluzione o possono essere considerati uomini illuminati, pronti a condividere la loro saggezza con poco o quasi nessun ritorno economico (Grazie Wikipedia!).

Questo è ciò che intendo per gratitudine. Identificare e ringraziare per quello che di bello o di brutto mi ha forgiato che ho favorito o che ho semplicemente subito e tutto quello che a breve mi darà altra ispirazione. Cominciare a guardare le cose con occhi nuovi e scoprire che nella tua vita qualcosa di buono c’è e c’è stato. E che qualcosa è merito tuo ma non tutto, poichè qualcosa ti è anche stato donato.

Quali sono i risultati che possiamo ottenere?

Il primo e, forse, più banale è la soddisfazione e la consapevolezza che qualcosa di buono c’è in quello che siamo, che facciamo ed abbiamo fatto.

Il secondo, quasi una conseguenza del primo, è la creazione di una forza e motivazione per impegnarci di più a diventare ciò che desideriamo essere.

Mi sembrano due risultati niente male.

Che aspettiamo ad iniziare?

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2 Risposte

  1. Antonio Scognamiglio ha detto:

    Come sempre molto interessante.

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