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MEDITARE PER NON PRE-OCCUPARSI?

Meditare per non preoccuparsi?

 

Per non preoccuparsi del futuro impariamo a vivere consapevolmente nel momento presente.


Avete presente quando il pensiero di quello che vi succede al lavoro vi gira continuamente per la testa? Questa storia parte esattamente da questa sensazione.

Credo che sia normale quando arrivi ad una posizione di responsabilità in una azienda dove conosci gran parte delle persone e sai che dal tuo lavoro dipende la loro fortuna.

Forse questo è il vero significato di PRE-OCCUPARSI ovvero occuparti di qualcosa che deve ancora succedere cadendo nel tranello che Mark Twain ha meravigliosamente riassunto con la frase:

Gran parte della mia vita è stata spesa a preoccuparmi di cose che non sono mai accadute.

Qual è la conseguenza? Che il nostro cervello continua a macinare informazioni e dati nella corteccia prefrontale (non sai come funziona la corteccia prefontale? Leggi il mio articolo “Calmiamo i 3 cervelli” ) affaticandosi e generando stress mentale. E’ questa infatti la principale causa di questo tipo di stress che, purtroppo, essendo relativamente recente, non è riconosciuto dal nostro cervello così come riconosce quello fisico che riconosciamo da quando eravamo solo degli Homo Erectus.

Ho avuto l’illuminazione come avrei potuto risolvere questo problema leggendo un libro che formalmente non c’entrava nulla: Eleven Rings, la biografia di Phil Jackson, l’allenatore più vincente della storia dell’NBA.

In questo libro Phil Jackson, conosciuto poi come “l’allenatore zen” (ma questo io allora non lo sapevo), racconta il suo avvicinamento verso la meditazione e come la utilizzasse come strumento per massimizzare la prestazione dei suoi atleti. E non parliamo di personaggi scarsi, ma di mostri sacri come Michael Jordan, Scottie Pippen, Kobe Bryiant fino ad arrivare a Dennis “THE WORM” Rodman.

Per capire chi è Dennis Rodman, nel caso non lo conosciate, vi invito a vedere il suo sito (Dennis Rodman) per vedere qualche sua foto e scoprire la sua vita, dal Basketball all’amicizia con Kim Jong-un.

Immaginate cosa potrebbe significare prendere questi campioni un po’ estrosi e primedonne e chiuderli in una stanza a meditare prima della partita… non banale direi.

A quel punto mi sono chiesto: se ci sono riusciti loro, perché non posso farlo anch’io?

 

Devo prima di tutto dirvi, nel caso non ne abbiate mai sentito parlare, cosa si intende per MINDFULNESS partendo dal concetto chiave del QUI ED ORA.

Riporto quanto si trova su internet, dato che è inutile che cerchi altre definizioni quando altri si sono già scervellati per trovarne una di calzante:

  • Il concetto del “qui ed ora” deriva dalla locuzione latina “Hic et nunc”, un motto che riprende il principio del carpe diem di Orazio. Infatti, vivere nel qui ed ora significa vivere nel momento presente, non intrappolati nel passato e nel futuro.
  • Tutto ciò che dobbiamo veramente fare è accettare pienamente questo momento. Allora siamo a nostro agio nel qui e ora e con noi stessi.” Eckhart Tolle.
  • Vivere nel momento è anche lo stesso approccio della mindfulness, che consiste nel rimanere in uno stato di presenza attiva e non giudicante.

 

PRESENZA ATTIVA E NON GIUDICANTE è il concetto chiave che è presente in molte altre attività, come l’ascolto attivo, di cui ho già scritto nei post e parlato nei video. Gli elementi che la ostacolano sono l’iperconnessione e i ritmi di vita sempre più frenetici, il multitasking e tutto ciò che non ci permette di staccare realmente la spina e di vivere pienamente il presente perché, ovunque siamo, è come se non ci fossimo perché pensiamo ad altro a causa delle continue distrazioni.

Come iniziare quindi con questa nuova pratica? Nella maniera più banale.

Se mi seguite avrete già indovinato come… (Sei anche tu Malato di Tsundoku?) acquistando un libro.

Questo è il primo passo che vi consiglio anche se, con l’esperienza fatta finora, la lettura non è normalmente sufficiente. Bisogna passare all’azione e per farlo abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.

Ci sono infatti decine di APP che permettono di fare delle meditazioni guidate. Io ne ho provate 3 e, dopo qualche giorno e qualche tentativo, ho scelto CALM sebbene non sia quella più famosa (che credo sia HeadSpace). E’ infatti quella che, anche nella versione gratuita, ha più opzioni che possono essere utilizzate e testate. Ah… sono tutte in inglese (e questa è una buona idea per un eventuale business) quindi se non lo capite potrebbe essere un piccolo problema.

Il passo successivo, dopo essere arrivato ad un certo livello in cui mi sembrava di essere ad un punto morto, è stato di acquistare un corso on line.

Non avendolo ancora terminato non me la sento di dare un giudizio, ma vorrei solo condividere il primo esercizio che, visto il preambolo ed il primo nemico da combattere che è l’IPERCONNESSIONE, aveva l’obiettivo di togliere una delle abitudini peggiori che la alimentano: il cellulare.

In particolar modo togliere il cellulare nella prima ora dopo la sveglia.

Vista la mia giornata tipo, che mi vede sveglio alle 6:00 assieme a mio figlio, era un esercizio perfetto poiché, fino a poco tempo fa, non appena mi svegliavo accendevo il cellulare e guardavo subito le notizie e mio figlio faceva lo stesso.

Cosa è successo quando ho iniziato?

Mio figlio ha smesso di guardare il cellulare nonostante io non gli avessi né detto di non usarlo né condiviso questo esercizio e abbiamo iniziato a parlare.

Non so se questo fosse l’obiettivo, ma il primo insegnamento che mi porto a casa è un’ulteriore conferma che la nostra presenza, non solo fisica ma anche mentale, influenza chi ci sta vicino.

Perché un grammo di buon esempio vale di più di un quintale di parole.

 

(Libro consigliato: Eleven Ring. Phil Jackson)

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