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SCEGLI LE PAROLE COME SCEGLIERESTI UNA CRAVATTA

Come evitare di dire le espressioni distruttive.


La comunicazione è parte integrante del mio lavoro da più di vent’anni e per questo motivo ho scritto diversi articoli nel mio blog.

Sempre più persone però mi hanno chiesto di avere qualche indicazione più operativa e per questo motivo nel post di oggi entrerò nel merito di cosa dire o, meglio, cosa non dire.

Nessuno ci ha insegnato, né a scuola, né all’università che esistono parole “distruttive” che in certi ambiti ed in certe occasioni sono capaci di rendere la nostra comunicazione difettosa o addirittura controproducente rispetto all’obiettivo che ci siamo posti. Sono parole che, prese da sole, non sarebbero negative, ma l’uso inconsapevole che ne facciamo le rende spesso tali.

Siete pronti ad iniziare? Andiamo!

  • MA / PERO’

Il Ma ed il Però fanno sì che la parte di frase che segue abbia rilevanza maggiore rispetto a quella che la precede causando la cancellazione di tutto ciò che viene prima.

Non ci credete?

Che differenza trovate tra:

E’ una partita difficile MA daremo del nostro meglio.

Daremo del nostro meglio MA è una partita difficile.

Cosa vi resta nella mente tra le due? Dove viene messa l’enfasi per voi?

Quali delle due frasi pensate sia pronunciata da chi CREDE realmente di potere vincere?

  • SI / MA..

Il sì ma è chiamato “il falso sì” ed è tipicamente legato a situazioni dove chi ascolta non lo fa attivamente, ma sta semplicemente preparando la sua risposta e per questo motivo, con questo incipit, nega il primo concetto e afferma il proprio.

  • NO / NON

Il primo esempio che mi viene in mente è quello relativo ai casi in cui diciamo NO anche quando vogliamo dire SI.

“No, niente, era solo per dire”
“No, volevo solo dirle…”;
“No, ecco, secondo me…”.

Dobbiamo ricordare che il “no” è la parola più dannosa che possiamo pronunciare poiché riporta a divieto, chiusura, negatività. Purtroppo però la inseriamo dappertutto, in ogni circostanza e in ogni contesto, senza rendercene neanche più conto.

Legato al NO c’è l’avverbio NON che quando viene usato per esprimere un divieto o un consiglio produce effetti contrari. Infatti se ti chiedo di NON fare qualcosa, quello che evoco nella tua mente è esattamente l’immagine che vorrei evitare.

Il nostro cervello infatti deve prima creare l’idea del concetto e poi la sua negazione: in pratica il subconscio non coglie la negazione.

Se tuo figlio deve fare un esame o un’interrogazione, può darsi che tu gli dica:
“Non devi avere paura.”
“Non preoccuparti, andrà tutto bene.”

In questo modo otterresti esattamente l’effetto contrario.

Prova a dirgli: “Puoi stare tranquillo, hai studiato e sei preparato” e fai attenzione a come cambiano le cose.

Questo concetto è importantissimo anche quando ti fissi un obiettivo. Concentrati sempre su ciò che vuoi, ed evita di farlo su ciò che non vuoi.

Se hai capito il meccanismo, puoi immaginare che effetto potrebbero avere sulla tua motivazione frasi del genere: 
“Non voglio più fumare.”
“Non voglio ingrassare.”

  • PROVARE / SPERARE

Troppo facile è il riferimento al mitico Yoda… Fare o non fare, non c’è Provare.

Ogni volta che nella nostra testa diciamo “provare a fare” apriamo una possibilità al fallimento. Ed a quel punto è come se cominciassimo a sabotarci.

Simile discorso si può fare per “Sperare”. Una volta infatti che hai trovato qualcosa su cui hai influenza e che può favorire il raggiungimento del tuo obiettivo non puoi SPERARE che le cose succedano ma devi agire da protagonista.

A queste parole specifiche dobbiamo aggiungere tutte quelle espressioni, frasi o parole che possono essere interpretate negativamente dal chi ascolta. 

Parlando con un allenatore di una squadra giovanile, mi raccontava di aver fermato un suo giocatore che gli sembrava un po’ abbacchiato e gli ha chiesto: “Stai bene? Tutto a posto?”.

Dopo la partita il giocatore, che aveva fatto una prestazione sotto i suoi standard, si è avvicinato a lui dicendogli: “Mister, per favore non mi chieda più se sto bene. Da quel momento ho solo pensato a cosa avesse visto di strano nel mio comportamento e cosa poteva andare male”.

Questo ragazzo, che normalmente non è un “generatore di scuse” era stato indirizzato dalla domanda dell’allenatore e portato a pensare che vi fosse qualcosa di “sbagliato” nel suo atteggiamento.

 

Cosa fare ora che conosciamo le principali parole o espressioni killer?

Sappiamo tutti che le abitudini sono difficili da cambiare anche perché, essendo automatiche, non sono sempre identificate/identificabili. Per questo motivo il mio consiglio è: cerca qualcuno che ti aiuti, qualcuno che ti fermi e ti faccia notare l’errore.

Questa persona dovrà essere qualcuno di cui ti fidi e che, nel momento in cui ti darà un riscontro, non generi in te una sensazione di essere stato ripreso, ma di essere stato aiutato.

Perché, a parte i tecnicismi, la differenza tra rimprovero e feedback viene essenzialmente da come TU lo vedi.

Buona settimana!

(Libro consigliato: Scoiattoli e tacchini. Gian Paolo Montali )

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