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SEI PRONTO A PASSARE ALL’AZIONE?


 

Secondo le scritture zen esistono quattro tipi di cavallo. Il primo è il migliore. Obbedisce alla volontà del cavaliere prima ancora di vedere l’ombra della frusta. Il secondo reagisce non appena sente la sua voce o vede l’ombra della frusta. Il terzo si mette a correre quando avverte il dolore della frusta sulla pelle. Il quarto si muove solo quando il dolore gli penetra fin nel midollo delle ossa. Quando si tratta di passare all’azione, che tipo di cavallo siete?

Ho preso ispirazione da “L’arte di passare all’azione” di Gregg Krech per iniziare questo post.

E’ certo una domanda complessa specie quando ci si deve auto-giudicare.

In questa storia Zen, se noi con la mentalità occidentale normalmente consideriamo il primo come il cavallo migliore e l’ultimo il peggiore, in realtà la differenza è solo nel MODO e NELLE CIRCOSTANZE in cui si passa all’azione.

È realistico infatti ipotizzare che noi stessi ci possiamo considerare cavalli diversi in situazioni diverse. Eppure, la maggior parte di noi, vorrebbe essere il cavallo migliore in qualunque circostanza.

Come fare se, nonostante le buone intenzioni e i buoni propositi, passare all’azione diventa difficile e attendi il dolore per muoverti?

Cosa fare quando la nostra tentata soluzione è rimandare l’azione o la decisione, procrastinare all’infinito, fino a quando il dolore diventa insopportabile?

Quante volte cerchiamo di sfuggire da qualcosa che dobbiamo fare e che magari non ci piace, perché la riteniamo, a ragione o no, troppo difficile?

E’ difficile dare una risposta a queste domande poiché il paradosso è che scopriamo se siamo in grado o meno di fare quel qualcosa, solo dopo averlo fatto. Non prima.

L’unico modo per saperlo perciò è affrontare la sfida.

In pratica, si impara a passare all’azione solo passando all’azione, ovvero facendo ciò che va fatto, quando va fatto, a seconda delle circostanze. Pensiamo infatti quante volte rimaniamo impassibili a non fare poiché preferiamo “sbagliare NON facendo” che “sbagliare facendo” qualcosa.

D’altro canto, dobbiamo stare attenti a non cadere nel tranello opposto poiché essere indaffarati o vittime di una situazione frenetica e claustrofobica non significa affatto che ci stiamo dedicando ad attività importanti, necessarie o significative.

Come diceva un mio vecchio capo “siamo impegnati a sembrare impegnati”.

Abbiamo assunto un ritmo che è diventato fonte di stress e frustrazione, ma che è talmente alto che non riusciamo più a fermarlo e cerchiamo di fare cose, anche inutili o non produttive, per mantenerlo.


Per questo motivo il suggerimento è di passare attraverso queste tre fasi:

  1. Prestare attenzione al contesto nel quale ci troviamo
  2. Conoscere l’obiettivo del cambiamento che vogliamo realizzare
  3. Autoriflessione per capire cosa fare o non fare (e non è detto che lo sappiamo sempre in modo chiaro)

 

Solo se riflettiamo su ciò che non va e sul perché non va, possiamo sapere cosa modificare e a quel punto il rischio più grande che possiamo compiere è non far nulla pur nella consapevolezza di dover fare qualcosa.

Alzi la mano chi si è trovato già in questa situazione.

Chi ha detto almeno una volta: “Dai aspettiamo un attimo che la cosa si raddrizzerà” e poi non si è raddrizzata.

Nel momento in cui acquisiamo la consapevolezza che la via di fronte a noi è quella del cambiamento dobbiamo strutturarci per poterlo affrontare, nella consapevolezza che il cambiamento implica l’abbandono delle abitudini che, solo apparentemente, ci fanno sentire protetti e al sicuro.

Abbiamo quasi sempre tutte le risorse interiori per farcela, quello che spesso ci manca sono le strategie e gli strumenti. Alcuni li cercano nei libri, nei manuali che ci dicono cosa dovremmo fare e che abbondano sugli scaffali delle librerie ma, come ben sappiamo, leggere e conoscere sono condizioni necessarie ma non sufficienti.

Perché alla fine dobbiamo avere il coraggio di superare il momento più difficile: quello in cui dobbiamo iniziare, passare all’azione.

Da buon ingegnere posso pensare all’attrito di primo distacco. Al momento in cui dobbiamo spingere un’auto e per farla muovere all’inizio sudiamo sette camicie.

Anche dopo aver completato l’analisi della situazione che non ci piace, cominciare ad agire non è affatto automatico, perché spesso ci aggrappiamo a degli alibi quali la paura, l’indecisione, il perfezionismo, l’attesa del momento giusto e potremmo continuare ancora titubanti che la nostra decisione non sia corretta.

Ma volete sapere il segreto?

La scelta giusta non esiste. È più intelligente cercare di dare il meglio di sé in ogni circostanza che smarrirsi nell’ansia di fare la «scelta giusta».

Il cambiamento non è l’eccezione, ma la regola; lo vediamo ogni giorno della nostra vita attorno a noi e in noi.

Possiamo decidere di essere vittime del cambiamento inevitabile della vita o protagonisti del cambiamento che noi decidiamo di voler vivere.

Appena deciderete di cominciare a mettere in pratica ciò che AVETE PENSATO DI FARE, allora capirete che il vostro piano iniziale sarà un po’ meno ovvio di quanto lo avevate immaginato.

Ognuno ha un piano finchè non riceve un cazzotto in faccia diceva Mike Tyson.

Ed il segreto è rialzarsi e continuare.

Continuare in modo di non essere spettatori ma protagonisti.

Per fare un passo avanti dobbiamo perdere l’equilibrio per un momento.

 

(Libro consigliato: L’arte di passare all’azione. Gregg Krech )

 

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