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SOTTO IL TITOLO…NIENTE!

In un mondo pieno di suoni vince chi urla più forte o chi fa il rumore più fastidioso.


“Con i robot si lavorerà 3 giorni a settimana”.  (La Stampa Economia,25/02/2018)

In Italia minacciati (dalle macchine) milioni di posti” . (La Stampa Economia, 25/02/2018)

“Caso Amazon: tre direttori del personale su quattro favorevoli al braccialetto.Ma serve solo per ragioni di efficienza, non per controllare le persone”. (La stampa Economia, 02/02/2018)

 

Dopo aver letto questi tre titoli e gli articoli che erano collegati ritengo che sia necessario un momento di riflessione.

Che il periodo sia complesso e pieno di incertezze è un dato di fatto. Non credo che ci sia nessuno che, a meno che non viva in una capanna in mezzo alla savana, possa negare che la velocità dei cambiamenti sia oggi molto maggiore di quanto abbiamo visto finora.

E’ chiaro che chi oggi fa un lavoro ad alto rischio automazione vedrà probabilmente quel lavoro sparire nei 30 anni che lo separano dalla pensione (a me ne mancano solo 24, magra consolazione). Ma, come avevo già scritto in un mio vecchio post  di “Technical Unemployment” si parlava già a fine ‘800 e nel ‘900. E ciononostante abbiamo imparato a cambiare il nostro modo di lavorare, per integrare le macchine nella nostra vita di tutti i giorni. La grande differenza rispetto al passato è la VELOCITA’ del cambiamento. E questa variabile è sicuramente la più critica.

Chiamatemi stupido ottimista ma non posso non pensare che nel futuro debba avvenire lo stesso perché non mi posso immaginare futuri alla Terminator dove saremo alla mercè di esseri meccanici. Sempre che si abbia la voglia di investire sulla propria capacità di apprendere ed adattarsi più velocemente degli altri, integrando il digitale nella propria attività di tutti i giorni.

E’ quindi chiaro che nel momento in cui si considera l’automatizzazione come un’invasione irreversibile  o come qualcosa che si può stoppare e la si condisce con titoli roboanti a quel punto il sentimento delle persone passa dall’essere propositivo all’essere impaurito. Si passa ad avere un motivo per lamentarsi.

Per questo ho avuto un impulso irrefrenabile di andare a cercare cosa fosse questo braccialetto e questo è ciò che è emerso.

Il sistema elaborato da Jeff Bezos è descritto in due brevetti, che la compagnia ha depositato nel 2016 (e su cui stavano lavorando da qualche anno) e si è aggiudicata pochi giorni fa. Il braccialetto è pensato per rendere più veloce la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini da parte dei dipendenti. I dettagli saranno trasmessi sul mini computer al polso del dipendente che dovrà scattare a prendere la merce, metterla in una scatola e passare al compito successivo. «I sistemi attuali per tracciare dove sono immagazzinati i prodotti dell’inventario possono richiedere al lavoratore di svolgere atti che gli fanno perdere tempo» scrivono nel documento gli ingegneri che hanno sviluppato la nuova tecnologia, «per questo sono interessanti tutti i nuovi metodi per tenere traccia di dove sono posizionati i prodotti dell’inventario».

Partendo da questa informazione cosa si è scatenato?

“Il ministro Calenda assicura: Mai in Italia”. 

“Luigi Di Maio, aveva attribuito la responsabilità di un futuro utilizzo di questi braccialetti al Jobs Act”.

E la conseguenza è che stiamo dando per scontato che:

  • Che il braccialetto sia un sistema di controllo delle persone
  • Che il braccialetto esista già
  • Che oggi non ci siano dispositivi in grado di fare lo stesso

Non è forse che stiamo dimenticando qualcosa? Avete mai pensato a come sia possibile che Amazon abbia i prezzi più bassi di tutti se non massimizzando l’efficacia e l’efficienza della catena logistica? Se volete saperne di più vi invito a leggere questo articolo e guardare qualche recente bilancio di Amazon. Che imprenditore conoscete che non cerchi di migliorare i propri processi e la loro efficienza?

A questo punto penso che sia semplicemente una questione di eccesso di notizie. Per essere notati in un mare di informazioni c’è bisogno del titolo ad effetto o dell’uscita roboante. E questo nonostante i potenziali impatti che potrà avere sulle persone che, leggendo solo il titolo, verranno influenzate.

E’ la dura legge della comunicazione moderna rimpinzata di fake news : Mors tua, vita mea.

 

Che cosa possiamo imparare da questa storia?

 

  • Il futuro è incerto, ormai è conclamato. Ma di futuri Incerti ce ne sono già stati molti e li abbiamo superati. Tutto sta ad essere pronti e veloci a reagire o a cominciare ad agire senza farsi affossare dai facili titoloni perché, come diceva il saggio:

Fare previsioni è difficile, specialmente sul futuro.

 

  • Non fermatevi ai titoli. Cercate informazioni provando a capire e non cadete nel tranello della fast news. Il rumore di fondo oggi è incredibile e per questo motivo per farsi sentire, se non si hanno concetti interessanti, a volte bisogna alzare la voce usando titoli ambigui.

 

  • Se qualcuno vi regala le cose o le vende ad un prezzo molto basso o è un pazzo o hai dei buoni motivi. E’ successo con la Cina dove abbiamo barattato la conoscenza e la competenza con la loro tariffa oraria minima. Ed il risultato lo abbiamo davanti a noi con decine di fabbriche ed industrie ormai delocalizzate. Ora sta succedendo con la vendita al dettaglio che un signore molto intraprendente ha deciso di dover controllare usando prezzi aggressivi ed un servizio eccezionale. E’ chiaro che dietro deve esserci per forza una struttura efficacissima ed efficientissima. La direzione di Amazon è infatti di guadagnare non dalla vendita, ma dall’uso che le persone fanno di ciò che ha venduto (es. i libri di Kindle o il nuovo servizio Amazon Prime Video).

 

  • Essere controllati da qualcuno attraverso lo smartphone per scelta durante la nostra vita privata in cambio di piccoli benefici è ok. Se il tuo datore di lavoro ha, virtualmente, la possibilità di controllarti durante l’orario lavorativo allora succede un casino.

 

Buona settimana a tutti e ricordate, MOVE FAST AND BREAK THINGS!


          
        

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