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UOMINI CONTRO..ROBOT !

Saranno davvero i robot a rubarci il lavoro?


Per i miei coetanei, cresciuti tra Goldrake, Mazinga e Terminator, la lotta uomini – robot è sempre stata una delle storie da raccontare. Negli ultimi mesi questa minaccia sembra essersi materializzata in una maniera un po’ più subdola di quanto ci era stato prospettato. Nessun attacco da qualche pianeta lontano, nessuna eclissi dovuta ad astronavi enormi che si avvicinano al nostro pianeta. Questa volta sono le creature automatiche che abbiamo sviluppato per aiutarci ad essere il pericolo.

Nella sua recente visita in Italia, Barack Obama ha sollevato nuovamente il problema delle macchine e dei robot che, a suo parere, toglieranno il lavoro agli uomini.

E la sua testimonianza si è aggiunta a quella di altri pensatori ed investitori (come il fondatore di Microsoft, Bill Gates) che si sono spinti addirittura a proporre pagamenti di tasse a chi impiega robot invece di esseri umani. Tralascerò in questo caso commenti sulle persone che hanno sollevato l’argomento, dato che nella loro vita hanno favorito o comunque agevolato l’automatizzazione dei processi e delle attività così come hanno cercato di monopolizzare il mercato creando di certo una situazione non propriamente ottimale per il libero mercato del lavoro.

In realtà, dovessimo tornare indietro di duecento anni, ai tempi della rivoluzione industriale in Inghilterra, saremmo probabilmente nella stessa situazione di oggi. L’introduzione delle macchine a vapore avrebbe di lì a poco quasi centuplicato la produzione di manufatti in tessuto togliendo il lavoro ai tessitori dell’epoca. Si passò infatti dal tessere a mano 100 libbre di cotone in oltre 100.000 ore di lavoro ad aver necessità di circa 135 ore per lo stesso lavoro.

E probabilmente i tessitori dell’epoca si arrabbiarono pure e si ribellarono con un’eco, ovviamente, molto inferiore a quello attuale vista la scarsa possibilità di diffusione delle informazioni.

Da allora tutte tecnologie legate ai processi produttivi infatti sono state sviluppate per velocizzare delle attività ripetitive con lo scopo di:

  • Aumentare la quantità di prodotto nel tempo
  • Ridurre i costi
  • Aumentare la qualità dei prodotti

E tutte hanno, in maniera più o meno profonda, cambiato le modalità di lavoro delle persone coinvolte che sono passate da essere direttamente coinvolte nel fare le cose ad essere dei controllori.

Come mai quindi tutta questa attenzione ora?

A parte il fatto di vivere in una società così detta di infobesity, ovvero dove c’è un eccesso di informazioni e di accessibilità alle informazioni e quindi dove è più semplice far circolare delle idee specie se sei l’ex presidente degli Stati Uniti o il fondatore di Microsoft, ci sono tre situazioni uniche in questo momento:

  • la velocità del cambiamento
  • la competizione è globale
  • la richiesta di prodotti è costante

Vediamole in dettaglio.

La velocità del cambiamento.

I recenti sviluppi tecnologici stanno profondamente cambiando i processi industriali e, in generale, le attività lavorative. Questo porta alla nascita di nuove professioni che fino a poco tempo fa non esistevano nemmeno ed alla scomparsa di altre che sembrava fossero un porto sicuro fino a pochi anni fa. Pensare oggi ad un consiglio da dare a mio figlio per i suoi studi è una cosa che, sinceramente, mi fa stare male poiché i pilastri di qualche anno fa si sono sgretolati o comunque fortemente danneggiati. Si dice che il 50% dei lavori che esisteranno tra 20 anni non sono ancora stati inventati. Forse non sarà così ma sicuramente molto succederà in molto poco tempo.

La competizione è globale.

Tutto questo è aggravato dal fatto che oggi l’accessibilità ai servizi è molto più facile. Software house indiane che sviluppano programmi per società europee sono quasi la normalità e, ad esempio, la tecnologia delle stampanti 3D potrebbe permettere attività di prototipazione rapida o produzione di piccoli lotti potenzialmente inviando un pacchetto di informazioni virtualmente da ogni punto del mondo. Molto più semplicemente, provate a fare un giro nei siti di marketing o di publishing. Vedrete artisti da ogni parte del mondo mostrare le loro capacità e la loro inventiva.

Dobbiamo quindi essere migliori di qualche miliardo di persone… una bella sfida!

La richiesta di prodotti è costante.

Questi mercati non sono però in aggiunta a quelli esistenti. Al contrario stanno sostituendo quelli esistenti. E le competenze richieste sono diverse. Non dico maggiori ma sicuramente differenti. Quindi, possiamo dare la colpa ai robot per questa incertezza che si sta parando davanti a noi? Non credo proprio. D’altro canto siamo noi a voler questo tipo di sviluppo chiedendo beni, a volte inutili, sempre più complessi, sempre più affidabili e sempre meno cari. A meno che non si cambino regole ed abitudini (alzi la mano un volontario per iniziare a fare questo lavoro) dobbiamo fare in modo di adattarci al cambiamento.

Sarà un cambiamento epocale e radicale ma come disse il buon Darwin

Non è il più forte che resiste ma quello che cambia più rapidamente.

Vi invito pertanto a leggere il libro “Managing oneself” di Peter Drucker. E’ un libricino di meno di 100 pagine che, in modo chiaro e pragmatico, dà alcuni consigli proprio per essere pronti a questo cambiamento. E’ del 2008, i robot non erano ancora una minaccia così reale, ma i concetti sono validi dalla rivoluzione industriale. Solo che abbiamo meno tempo per implementarli.

Ah, dimenticavo, è scritto molto semplicemente ma in inglese. Se non lo sapete, forse avete già identificato la prima cosa da fare…

(Libro consigliato: Managing oneself. Peter Drucker)

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