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ATTRAI COME TRUMP, COMUNICA COME UNO SCIENZIATO. INSEGNAMENTO DALLE ELEZIONI AMERICANE

Ci metto pochi secondi e zero fatica per dire una boiata, la fatica si ha nel smontarla. La strategia comunicativa di Donald Trump


Cosa possiamo pensare se, dopo tre settimane dalla fine dello spoglio delle schede elettorali, il presidente uscente degli Stati Uniti se ne esce con:

Perché io accetti il risultato, il nuovo presidente deve dimostrare che gli 80 milioni di voti che ha preso sono regolari.

In questo post voglio condividere la mia idea ma, soprattutto, cosa credo si possa imparare da questa strategia.

Perché stiamo sicuramente parlando di una strategia. Non posso credere che un presidente degli Stati Uniti non abbia dei consiglieri della comunicazione che abbiano costruito scientemente uno stile così efficace da diventare un marchio di fabbrica della politica moderna incuranti delle critiche che sono piovute da ovunque. Se osserviamo bene infatti, Trump lo ha usato continuamente fin dalla sua prima candidatura nel 2016. Pensate a quando chiedeva a Obama di dimostrare di essere nato negli Stati Uniti e, a fronte di prove, diceva che fossero state truccate.

Dimostramelo. Dimostralo ai miei elettori affinchè ci crediamo.

Devo dire che questo approccio mi ha spiazzato, specie perché io tendo ad essere più scientifico nel costruire la mia comunicazione.

Temo che il mio stile derivi dagli studi di ingegneria che nemmeno l’influsso delle vendite e del marketing, spesso indicate come una sorta di “satana comunicativo”, non ha modificato.

Per spiegare la comunicazione Trumpiana devo iniziare da quella scientifica e dal suo obiettivo principale: Spiegare e Dimostrare una tesi.

E per Spiegare e Dimostrare si deve partire da quello che è oggi considerato corretto (non importa se lo sia o meno) e che si vuole confutare portando delle prove a supporto della propria tesi per convincere chi ascolta accompagnandolo attraverso un ragionamento. La cosa meravigliosa è che tutti, ma proprio tutti, possono farlo. La cosa meno meravigliosa è che il contributo vale solo se sostenuto dai fatti e, quindi, abbiamo bisogno di conoscenza sia da parte di chi parla, sia da parte di chi ascolta.

Si deve conoscere il processo attuale. Si deve conoscere quello che sta dietro a quanto lo scienziato dice. Si deve capire (grazie alla conoscenza) la nuova situazione.

Per la complessità del mondo moderno e degli argomenti, purtroppo la conoscenza diventando appannaggio di pochi nonostante, mai come oggi, si abbiano disponibili moltissime informazioni (ma non accesso e capacità di comprensione, come ho già raccontato in questo altro post Come è cambiato il modo di insegnare).

Infine, dobbiamo ricordare che la conoscenza è spesso legata all’incertezza. Il “So di non sapere” Socratico è un invito a prendere consapevolezza che c’è sempre qualcos’altro che dobbiamo conoscere. Pensate alla situazione sanitaria attuale.

Nessun virologo, nessun medico dà sicurezze o certezze. Danno solo indicazioni che AL MOMENTO sembrano quelle corrette e che, spesso, dopo poco tempo vengono aggiustate.

Sappiamo che l’incertezza porta paura del futuro, la paura porta stress e noi siamo programmati per stare lontani da tutto quello che è faticoso, porta paura e stress…

Possiamo quindi riassumere che questo tipo di comunicazione, basato sulla conoscenza, ha quindi due enormi punti deboli.

Conoscenza = Fatica per trovare, capire ed elaborare le informazioni

Conoscenza= Incertezza del risultato poiché non potrò mai dire di esserne sicuro al 100%

 

Qual è quindi l’alternativa?

Qui esce il genio di Trump. Lascio all’altro l’onere della prova, la fatica di dimostrarmi che quello che sto dicendo è sbagliato.

 

Del resto, ci metto pochi secondi e zero fatica per dire una boiata. Per smontarla invece, specie se segui il metodo scientifico, ci metti di più perché vuoi portare delle prove e perché sei in continuo inseguimento. Se chi ti ascolta poi ha dei “pregiudizi”, troverà una serie di fatti, scelti ad arte tra centinaia, che confermeranno la boiata. E se ti avvicini al risultato poi, un’altra boiata può renderti la vita ancora più difficile.

Qual è l’obiettivo in questo caso?

L’obiettivo è il consenso, l’applauso della tua community che condivide con te alcune idee.

L’obiettivo non è dimostrare la tesi ma smontare la credibilità della persona che hai davanti.

Anche questa strategia però ha una complessità. Devi costruire il gruppo di persone che ti seguono e che condividono con te delle idee o dei principi. In realtà oggi è meno difficile di quanto lo fosse un tempo grazie ai vari mezzi “social” che abbiamo a disposizione e dei vari algoritmi che tendono a farti rimanere all’interno della tua “bolla di interesse” mostrandoti tutti i contenti che hanno capito interessarti.

Se li sai usare bene e se hai abbastanza soldi per sostenere una campagna, diventa meno complicato creare una community che condivide delle idee, dei principi e degli istinti. Perché, a pensarci bene, spesso si parla di istinti più che di reali idee.

Dobbiamo ricordarci che questa tecnica non è utilizzabile nella nostra vita normale. Se andate in banca ad aprire un mutuo e vi chiedono delle contropartite nel caso non paghiate le rate, potete rispondere “dimostrami che non pagherò”?

Credo che questo sarebbe il miglior modo per essere accompagnati alla porta.

Anche se non possiamo farla nostra ogni giorno, questa strategia mostra come creare una community che si basa su dei valori o, addirittura, istinti condivisi sia un modo efficace per permettermi di avere l’ATTENZIONE e l’ATTRAZIONE necessarie a farmi ascoltare in un mondo pieno di rumori di fondo.

Ecco, questo è l’insegnamento.

Per fare meno fatica nel comunicare, dobbiamo iniziare identificando le persone corrette a cui parlare. Così facendo ridurremo lo sforzo di calamitare la loro attenzione e di tenerli allineati sul “cosa vuoi dire”.

Però, una volta definita la community, comportiamoci da Scienziati.

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