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CARO PRESIDENTE DEL TORINO

toro-200Una riflessione su una grande squadra.


Lo so. Questo post verrà letto da pochi. E’ un peccato però.

Peccato perché è un buon esercizio di Storytelling ovvero di quella pratica che permette di raccontare qualcuno o qualcosa con una storia.

E notate bene… non ho detto di raccontare la storia di qualcuno o qualcosa.

C’è una differenza sostanziale tra le due cose.

Il fine dello storytelling è quello di dare a tutti un messaggio chiaro di come vogliamo essere visti o considerati prima che altri creino la loro storia su di noi.

Per questo, indirizzo questo mio articolo al presidente del Torino calcio attraverso chiunque abbia la possibilità di farglielo arrivare.

La storia della squadra del Torino è unica, emozionantissima e costellata da una serie incredibili di episodi infausti.Diverse storie che, nella loro differenza, sono accomunate da tratti spesso drammatici.

Partendo da Superga e dalla scomparsa degli invincibili (squadra che nel secondo dopoguerra era sicuramente tra le più forti d’Europa e che morì in uno schianto aereo sulla collina Torinese) arrivando alla morte di Gigi Meroni, talento calcistico paragonato a George Best, che a soli 24 anni morì investito nel pieno della sua carriera passando da Giorgio Ferrini capitano da giocatore ed allenatore in seconda stroncato a 37 anni da un’emorragia cerebrale.

Questi eventi però hanno creato dei personaggi unici, tutti che hanno incarnato i valori (ebbene sì, anche in questo post parlo dei valori) della squadra.

Valentino Mazzola e il suo quarto d’ora granata che riusciva a raddrizzare partite apparentemente perse, Gigi Meroni e le sue stranezze da giovane talentuoso e Giorgio Ferrini gladiatore della pedata che, in nazionale, si rifiutò di uscire dal campo nonostante fosse stato ingiustamente espulso durante una partita dove gli Italiani furono picchiati malamente, sono tutti personaggi combattivi e capaci di non mollare mai.

A questo aggiungo il mio ricordo di quando, negli anni ’80, il Torino era la squadra che più lanciava giovani promettenti, che aveva la nomea di non arrendersi mai e lo stadio Comunale era praticamente inespugnabile. Quella era la storia che raccontava il primo Toro che ricordo bene. Un Toro da raccontare agli amici mentre giocando al campetto si faceva finta di essere Cravero, Fuser o Lentini. Il Toro era la squadra che aveva un vivaio eccezionale e che combatteva in campo senza mai arrendersi. Forte della storia dei Mazzola, dei Ferrini e Meroni.

Tutti i tifosi lo sapevano, ed attendevano chi sarebbe stato il prossimo campione che dopo aver vestito per anni la maglia delle giovanili sarebbe arrivato in serie A.

Questo era il “Perchè” del Toro.

Un fantastico Perchè che ha lanciato talenti cristallini ed unici e che, non appena è stato annacquato da presidenti poco raccomandabili, ha portato al fallimento della società.

Questa è la potenza di avere valori fondanti forti.

Ecco caro Presidente, oggi leggendo i vari forum si sentono tifosi che sono scontenti e non sanno chi è il Toro. Cosa vuole identificare questa squadra che, chiaramente, per capitali, struttura e seguito non può competere contro le altre squadre più quotate.

Qual è la storia che vogliamo racconti il Torino del futuro?

Vedo grossi investimenti fatti nelle giovanili sintomo forse di un tentativo di ritornare agli antichi splendori.

Ecco… oggi ci sono delle situazioni uniche e favorevolissime.

Abbiamo discreti risultati dalla primavera, un giocatore del vivaio che dopo tanto ha cominciato a giocare stabilmente in prima squadra, un centravanti che incarna gli storici valori di lealtà, grinta e cuore del vecchio Torino, una squadra giovane ed un allenatore che sa come e di cosa parlare ai tifosi.

Questi sono degli ingredienti perfetti per raccontare la nostra nuova storia.

E’ il momento giusto per dire a tutti chi vuole essere il Toro del futuro e dirlo FORTE E CHIARO attraverso tutti i canali che in questo momento vengono utilizzati. Perché tutti sappiano chi vogliamo essere e capiscano il perché di alcune scelte.

Io posso solo proporre e sperare di tornare all’antico.

Di tornare a quel messaggio di una squadra votata al lancio di giocatori del proprio vivaio o di giovani che siano accomunati dai valori fondanti di combattività, talento e sportività che sono incarnati magicamente in Andrea Belotti.

Giocatori dal futuro brillante protetti dai grandi del passato che “Solo il fato li vinse” e supportati da tifosi fieri della storia della propria squadra del cuore.

E che altri ragazzi combattivi, talentuosi e sportivi sicuramente apprezzeranno aumentando la platea di tifosi.

Si ricordi. Il Torino non è una squadra per tutti e non dobbiamo annacquare il messaggio per cercare di piacere a tutti.

Ho scelto il 4 Maggio per pubblicare questo post, il giorno dell’anniversario della tragedia di Superga e giorno magico poiché centinaia di tifosi ogni anno salgono alla Basilica ed ascoltano in silenzio, emozionati, il capitano della squadra ripetere i nomi dei caduti.

Questo è il nostro tesoro che possiamo e dobbiamo aumentare mostrando ai nuovi tifosi che, oltre ai soliti nomi, c’è una squadra che è diversa da tutte.

Perché ha tante storie meravigliose e tristi che la raccontano e dei tifosi che hanno un senso di appartenenza non comune. Tante storie uniche che hanno tutte però uno stesso filo conduttore che dobbiamo essere bravi a raccontare.

Che gli altri non comincino a creare una loro storia sulla nostra Squadra… non sarebbe mai così bella ed unica come quella vera.

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”. (Indro Montanelli, Corriere della Sera 1949).

 

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5 Risposte

  1. Paolo ha detto:

    …Quando la nazionale era composta di soli giocatori del Torino…
    Verissimo Alessandro, il Torino non è una squadra per tutti. Pochi ormai sanno cos’è stato il Torino. Non sono mai stato tifoso, in casa non ho mai visto una “gazzetta”. Non mi sono mai appassionato al calcio; almeno non a questo calcio di oggi. Oggi però mi sono quasi commosso. Mio padre non è mai stato tifoso di una squadra di calcio: tifava per il Torino. E così anch’io. Il Torino non era solo l’incarnazione del calcio era un modo di essere, fatto di imprese impossibili, di determinazione e abnegazione. Non ho visto il Grande Toro se non attraverso i racconti di mio padre, e in genere non se ne sente parlare molto. Con la popolarità però non si vincono le partite. Ci vogliono uomini che fanno le imprese e questi uomini crescono e si formano anche sentendo le storie e le leggende. Storie come questa.

    • Ale ha detto:

      Grazie per queste righe.Sono contento di aver smosso delle sensazioni che rendono questa società diversa dalle altre. Ciao!

  2. Paolo Fontana ha detto:

    Come ben sai, Alessandro ci accomuna l’amore per questa maglia.
    Spero che il tuo messaggio arrivi al presidente del Torino e che riesca a smuovere un po’ la sua coscienza. Onestamente sto perdendo la speranza e sto passando tra le fila di quelli che ritengono che stia usando il Toro per suo tornaconto personale. Spero di sbagliarmi ma sta facendo molto poco per dimostrare il contrario. In fin dei conti il Popolo granata chiede solo di essere guidato da qualcuno che abbia il Cuore Toro…

    • Ale ha detto:

      Spero proprio che il messaggio arrivi al Presidente.Io non sono cosi pessimista. Temo solo che si pretenda di lottare ad armi impari con società molto più grandi e ricche.Continua a leggermi per vedere come andrà a finire!

      • Paolo Fontana ha detto:

        Consapevole che la situazione non è esattamente la stessa, l’Atletico Madrid dimostra come si possa sopperire ai mezzi inferiori con altre risorse. Non parlo del Leicester che considero un caso, ma l’Atletico ha costruito e saputo mantenere in questi ultimi anni, una squadra di livello. Quello che manca al Toro è questo, non puoi continuare a fare plusvalenze se vuoi costruire una squadra di livello. La mia impressione, ad esempio, è che a fine anno Belotti vorrebbe rimanere ma vorrebbe allo stesso tempo una squadra attorno a sé che gli permetta di lottare per obbiettivi quantomeno europei. La squadra, quest’anno, è decente ma ha carenze in difesa e centrocampo eppure a gennaio sono stati presi due “oggetti misteriosi” (ritengo il prestito di Iturbe assolutamente inutile, non per il giocatore ma per il ruolo già ampiamente coperto) con il risultato che alla fine del girone d’andata il Toro non aveva più obbiettivi. Vedremo se anche quest’anno vinceremo lo scudetto del bilancio…

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