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IO SONO VELOCITÀ. AMARA CONSIDERAZIONE SULLA COMUNICAZIONE DI OGGI

Per discutere di fatti hai bisogno di tempo e di cultura che non si sposa con la velocità.E nemmeno con la situazione culturale attuale!


Io sono… velocità!!!

Così diceva Saetta McQueen in Cars e questa è ormai la massima che contraddistingue molte delle nostre attività oggi. Tutto deve essere fatto rapidamente, incluse le discussioni all’interno di un gruppo, sia esso di lavoro o di amici. Dobbiamo avere la capacità di essere subito sul pezzo. Sempre pronti a sfoderare una frase ad effetto o, comunque, un’idea o una posizione su qualsiasi argomento.

Veloci veloci veloci.

E i format di comunicazione attuali si sono adeguati.

Tutti basati su slogan, mostrano solo la superficie dell’argomento, ma questo non importa perché quello che conta è la rapidità. Se ti fermi sei un debole ma, soprattutto, sei sovrastato da tutti quelli che parlano rapidamente.

E in questo tipo di scenario anche gli argomenti cambiano.

Alfred Hitchcock diceva che le persone non credono a quello che è VERO, ma a quello che è VEROSIMILE. La differenza sembra sottile ma, in realtà, è enorme.

Il nostro cervello ha infatti bisogno di coerenza. Se il messaggio che mi arriva è coerente con un’idea che abbiamo nella testa, allora è ok. Altrimenti il mio cervello rettile, quello che mi ha sempre protetto fin da quando eravamo cacciatori-raccoglitori e combattevamo contro le tigri dai denti a sciabola, (Ne parlo anche in questo articolo “Calmiamo i 3 cervelli”) esce a proteggermi.

E qui sta il punto. In una società basata sugli slogan e caratterizzata dalla “INFOBESITY”, quindi dall’eccesso di informazioni, l’idea nella testa può essere modellata grazie ad una ripetizione continua di un concetto.

Il concetto poi deve essere semplice e di rapida presa altrimenti cade nel rumore di fondo, dove non si capisce nulla. O si capisce ciò che si vuole capire, come nelle “canzoni travisate” del “Trio Medusa”. Quelle che ti fanno sentire “Le galline con le spine” in “Highway to hell” degli AC/DC (se non lo hai mai sentito guarda il video, ne vale la pena!)

 

 

 

Capisci qualcosa che è GIA’ nella tua testa. Nulla di nuovo. Nulla di sconosciuto

Il connubio SLOGAN+RIPETIZIONE CONTINUA è potenziato dalle piattaforme di comunicazione che sono oggi a disposizione. Pagando relativamente poco, Facebook e la sua galassia permettono al tuo slogan di essere visto e di entrare nella testa di milioni di persone ben profilate.

MILIONI DI VOLONTARI CHE SONO A DISPOSIZIONE.

E qui viene il problema.

VEROSIMILE è ciò che è coerente ai messaggi che ricevo continuamente.

VERO è invece quello che succede in realtà, dopo aver verificato le informazioni.

Ed in una società veloce, il verosimile vince perchè vince anche il cervello veloce.

Devo infatti scomodare Daniel Kahneman (se ne vuoi sapere di più leggi il suo libro: Pensieri lenti e veloci ) per spiegare un po’ meglio la situazione.

Kahneman, nobel in economia per i suoi studi sulle teorie comportamentali, definisce PENSIERO VELOCE quello inconsapevole, intuitivo, istantaneo, emozionale, sintetico, automatico, poco faticoso. In pratica quello che è legato al cervello primitivo e limbico. PENSIERO LENTO invece è consapevole, analitico, deduttivo. Quello che richiede concentrazione e fatica che è legato alla parte pre-frontale.

La maggior parte delle nostre decisioni è frutto di pensiero veloce. Molte si fondano su efficaci “intuizioni esperte”, e funzionano: in situazioni di emergenza reagire in fretta è fondamentale. Ma il pensiero veloce non sa valutare bene rischi e probabilità. E quindi può fare errori marchiani.

La risposta veloce, figlia del pensiero veloce, è media, mediocre, ovvia e tiene fuori gli aspetti più estremi. Assolutizza tutto poiché si basa sulla parte più antica del cervello, fatta per proteggerci, e basato sulle nostre esperienze.

Come possiamo fare un passo avanti? Beh, sarò pessimista, ma ora è molto difficile considerando l’ambiente comunicativo che si è creato, basato sui decibel di chi strilla più forte, sui like di chi paga di più e sulle pulsioni di autodifesa aggressiva di chi estremizza e generalizza tutto.

Nel momento in cui vuoi controbattere con i fatti, con qualcosa che sia sostenuto da tesi e che non sia semplicemente l’ennesima opinione, hai bisogno di tempo.

Tempo per mettere assieme informazioni. E prima, tempo per approfondire, per capire e studiare.

Serve cultura. E cultura non si sposa con velocità né con il cervello veloce.

Purtroppo, l’impatto di questa “fast info”, paragonabile a quello che è McDonald’s relativamente ad un pranzo fatto per bene, ha portato a delle conseguenze che sono misurabili, quindi oggettive.

Se infatti sommiamo l’analfabetismo di ritorno, ovvero la riduzione delle capacità di comprensione che regredisce per mancanza di costanza di studio o di lettura, e l’analfabetismo funzionale, ovvero il fatto che una persona non è in grado di comprendere il senso di un testo che ha letto, arriviamo a più del 50% della popolazione italiana.

Appena letto, stavo prendendo questo dato senza verificarlo cadendo nella stessa trappola del cervello veloce poiché ritengo VEROSIMILE questo dato. Ma, verificando il dato considerando le statistiche sull’alfabetizzazione totale che sono pubblicate annualmente, si vede come l’Italia sia la nazione in Europa messa peggio dal punto di vista di alfabetizzazione.

Cosa possiamo fare? L’unica cosa che mi viene in mente è mantenere salda un certo tipo di cultura basata sulla lettura e sull’ascolto critico e fare del sano proselitismo.

Il tempo di attenzione che usi per leggere ti abitua a mantenere vivo il cervello e migliora la capacità di comprendere ed apprendere. Perché non è vero che il cervello continua a ridurre le proprie capacità con l’età e la neuroplasticità, la capacità del nostro cervello di modellarsi, continua negli anni.

Il fatto è che, se stai leggendo questo post, tu lo sai già. E quelli a cui servirebbe saperlo non saranno arrivati sicuramente fino qui.

Per questa settimana, chiudo con un po’ di amarezza con la speranza che le cose andranno meglio.

 

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Una risposta

  1. denis ha detto:

    bella, triste e condivisibile riflessione

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