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8 CONSIGLI PER DIMENTICARE I LIMITI CHE CI AUTO IMPONIAMO. UNA SPINTA ALLA NOSTRA CRESCITA

8 consigli pratici per capire se un limite che ci blocca nel nostro processo di miglioramento è vero o è frutto di una nostra falsa convinzione.


Ditemi che sono noioso, che parlo sempre delle stesse cose ma sono sicuro che sarete d’accordo con me che far succedere le cose è di gran lunga la caratteristica più importante che deve avere una qualsiasi persona che abbia degli obiettivi. E questo è valido nel lavoro come nello sport o nella vista personale. Con l’esperienza però, quello che sempre più mi lascia a bocca aperta è la convinzione che spesso il nostro maggior nemico siamo noi stessi.

Come esseri umani abbiamo un’infinita capacità di raccontarci storie e quelle più importanti sono quelle che ci raccontiamo su noi stessi.

Per questo, nel racconto che ci facciamo mentre stiamo affrontando una nuova avventura, dobbiamo dividere completamente le capacità che non abbiamo ancora sviluppato e che quindi dobbiamo imparare dalle limitazioni che ci auto-imponiamo a causa delle incertezze e delle paure.

Ma come facciamo a comprendere la differenza tra un vero limite ed un baco che ci auto-installiamo? E una volta riconosciuti, come fare ad accantonare i limiti auto-imposti per fare un passo verso un miglioramento?

Qui sotto, ho messo assieme 8 passi da tenere sempre a mente per riuscirci.

Fai attenzione al “Loro”

Riferirsi a Loro è il primo segnale che il limite che stai vedendo è immaginario e non vero. Frasi del tipo “Non mi danno mai una possibilità” o “Si accorgeranno che non ho la competenza necessaria” sono degli esempi. Normalmente diamo a questo Loro un sacco di potere e gli scarichiamo un sacco di responsabilità. E dare potere agli altri e non avere la piena responsabilità del proprio sviluppo è la naturale porta verso gli alibi, le scuse e le lamentele, in pratica verso i nostri nemici naturali.

Conosci le tue motivazioni

Abbiamo parlato ormai svariate volte del comprendere il proprio “perché”. Molti consigliano di iniziare ponendosi domande del tipo:

  • Cosa ti aiuta a trovare una ragione nella vita?
  • Cosa è il tuo proposito?
  • Cosa ti porta gioia?

Da qui si può iniziare, magari guidati da un coach (se vuoi, puoi prenotare una sessione con me ANDANDO QUI), a comprendere dove siamo e dove vogliamo arrivare ma soprattutto a definire la propria MOTIV-AZIONE ovvero il motivo per cui agiamo e prendiamo delle decisioni di avanzare (Sulla motivazione ho scritto un post che puoi trovare QUI).

Accetta la scomodità

La struttura del nostro cervello è tale da essere programmato per la sicurezza. Questo deriva dal fatto che una parte importante è primitiva, ovvero è stata creata per avere il controllo dei comportamenti detti COMBATTI o SCAPPA necessari quando la tigre dai denti a sciabola non aspettava altro che fare colazione con un nostro polpaccio. Pertanto tutte le situazioni di sicurezza e controllo sono bene accette e tendenzialmente i messaggio che il cervello primitivo invia è “Tutto ok. Non fare nulla”.

Ma sappiamo che, come disse Mario Andretti

Se hai tutto sotto controllo vuol dire che non stai andando forte abbastanza.

e quindi significa che non stai migliorando. Comincia quindi ad accettare il sentimento di incontrollato che accompagna i passi in avanti combattendo il messaggio del cervello primitivo. Se vuoi sapere di più sui nostri 3 cervelli vai a QUESTO POST.

Costruisci la fiducia

Se il tuo obiettivo è lontano e la strada è lastricata di pericoli ed incertezze, stai creandoti possibili appigli per alibi o scuse. Al primo problema infatti comincerai a fare la lista di tutte le ragioni perché NON riuscirai ad andare avanti. Per questo motivo, inizia con piccoli passi e con obiettivi a breve termine il cui raggiungimento ti darà fiducia per proseguire nel lungo e periglioso viaggio.

Nei Navy Seals, notoriamente uno dei corpi militari più duri per quanto riguarda l’addestramento, nei momenti più difficili consigliano di focalizzarsi sulle minime cose partendo addirittura dal farsi il letto così da avere la sensazione di aver potuto fare un piccolo passo verso la fine della giornata e pregustando il momento in cui si ritornerà in camera e si entrerà nel letto ben fatto.

Chiedi aiuto

Pensare di poter riuscire sempre da soli è spesso uno dei limiti che ci auto-imponiamo. Non avere bisogno di alcun aiuto significa che sappiamo già come fare tutto e che quindi stiamo semplicemente facendo quello che conosciamo già. Ma questo non è avanzare. Questo è restare sul posto. La richiesta di aiuto quindi non è una dichiarazione di inadeguatezza ma un segnale di voler fare qualcosa di sconosciuto e mai tentato prima. Cercate quindi la persona giusta e meritatevi la sua guida senza aver paura di essere giudicati. Cercate un guru, un vostro Yoda, e poi ricordatevi di lui (QUI TROVERETE notizie sul Guru Purnima, festa indiana dei guru)

Copia dagli altri

Questo punto deriva direttamente da quello sopra. “Fai finta di saperlo fare, finchè non riesci a farlo” (fake it until you make it). Trovate quindi un modello ed iniziate a copiarlo, senza scimmiottarlo, fino a quando non comincerete ad avere il vostro stile. Nello sport, ad esempio, la visualizzazione è estremamente importante poiché si è visto come il solo guardare il movimento corretto attiva dei riflessi motori che sono allenanti alla stessa stregua di fare il movimento. Analogamente, il copiare abitudini migliorative di altri può portare ad un miglioramento della persona.

Impara dalle sconfitte (ma anche dalle vittorie)

In un processo di miglioramento, un processo dove si sceglie di abbandonare la propria posizione di tranquillità andando verso lo sconosciuto, è naturale fare degli sbagli. Anzi, non fare errori è spesso indice di essere sempre fermi nello stesso punto. Imparare dalle sconfitte implica un cambio culturale ovvero una visione della sconfitta come processo del miglioramento e non come indicazione di inadeguatezza. Anche nel caso di vittorie è utile fare una verifica di ciò che va fatto meglio. Jo Owen consiglia di fare un momento di What Went Well (cosa è andato bene) ed uno di Even Better If (ancora meglio se). Quindi, dimenticate il vecchio adagio “Squadra che vince non si cambia” e rimpiazzatelo con “Squadra che vince potrebbe fare meglio”

Lascia un po’ di spazio per te

Attraversare tutti questi momenti è un’attività faticosa e stressante. Specialmente perché richiede di modificare delle abitudini radicate e spesso di mettere in discussione delle credenze che si credeva fossero inattaccabili. Per questo motivo lasciatevi dei momenti di spazio mentale per comprendere quale è lo stress allenante e quale quello affaticante e per riposarvi da entrambi.

Prova a partire da domani. Cerca di implementare questi consigli e se hai dei commenti, delle conferme o dei suggerimenti inviameli!

Buona settimana e buon lavoro!

(Libro consigliato: Coaching per manager. Jo Owen)

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