Single Blog

ASSUMI PER L’ATTITUDINE, FORMA PER LE COMPETENZE. QUANTO E’ DIFFICILE TROVARE LE PERSONE GIUSTE?

Qualche spunto da “Il dilemma dello sconosciuto” di Malcolm Gladwell per sapere quello che dovremmo sempre tenere in mente prima di iniziare il processo di selezione delle tue risorse.


Non so se tu abbia mai selezionato qualche collaboratore o se tu abbia mai fatto dei colloqui a qualcuno, ma più tempo passa più ho l’impressione che questa sia una delle attività più complicata nel mondo del lavoro.

La ricerca del personale è infatti un momento cruciale per il successo del tuo gruppo. In relativamente poco tempo, devi capire se la persona di fronte a te è quella corretta per portare avanti la tua idea e se si potrà integrare nel gruppo esistente. Se è vero, da un lato, che hai potenzialmente moltissimo tempo per fare una scelta, d’altro canto però devi fare i conti con le due condizioni al contorno che spessissimo (se non sempre) devi fronteggiare: La fretta, dato che è probabile che tu abbia delle risorse che sono in uscita, e la scarsità di opzioni.

Se mettiamo tutti questi ingredienti nel pentolone, ne esce un intruglio difficile da affrontare e che, comunque, ti lascerà qualche dubbio alla fine del processo.

Al momento, sto svolgendo selezioni per diverse posizioni differenti e che richiedono competenze ed attitudini differenti. Il processo è sempre lo stesso. Partendo da colloqui online poi si passa a quelli di persona cercando di capire non solo la carriera lavorativa, importante ma non necessariamente così fondamentale, ma anche l’attitudine.

Sono sempre stato guidato, infatti, da un motto di Herb Kelleher uno dei co-fondatori della Southwest Airlines.

“Hire for Attitude, Train for Skills”

Assumi per l’attitudine, forma per le competenze.

In lavori dove c’è la necessità di una base multi-disciplinare, parolona per dire che devi saperne un po’ ti tante cose anche differenti, non possiamo infatti sperare di trovare una persona “fatta e finita” e quindi dobbiamo assolutamente considerare il fatto che ci sarà una fase di formazione e di allenamento specifico che ci porterà a potenziare le sue aree più deboli.

Siamo come dei personal trainer. Anche in questo caso, infatti, chi fa gli esercizi non siamo noi ma chi va a cercare di tonificare i muscoli. E, se non hai voglia di allenarti, i tuoi muscoli rimarranno flaccidini. Questa deve essere l’attitudine.

Nella mia vita ho fatto diversi tipi di colloqui.

Da quelli con delle simulazioni di prove o di situazioni specifiche a quelli psicologici fino a dei semplici colloqui per “scavare” un po’ nelle persone di fronte a noi.

Devo ammettere che, alla fine, questi ultimi sono quelli che mi piacciono di più non tanto perché li ritenga migliori quanto perché quelli più “scientifici” mi hanno comunque portato ad assumere persone che si sono dimostrate non essere la scelta migliore per il gruppo.

Pensa quindi con che stato d’animo mi avvicino ad un colloquio sapendo che, da un lato, non posso permettermi di avere risorse infinite, dall’altro che devo basarmi sul mio sesto senso dato che anche i modi scientifici mi hanno tradito.

Non puoi capire quindi che sollievo ho avuto quando ho letto “Il dilemma dello sconosciuto” di Malcolm Gladwell. Per raccontarti di cosa parla, riporto qualche riga dal libro.

“Questo libro è basato su un dilemma. Dobbiamo parlare con gli sconosciuti, non abbiamo altra scelta, specialmente in un mondo senza confini come quello attuale. Non viviamo più in villaggi. I poliziotti devono fermare persone che non conoscono. I funzionari dell’intelligence devono confrontarsi con l’inganno e l’incertezza. I giovani vanno alle feste proprio per incontrare persone sconosciute, fa parte del brivido romantico della scoperta. Eppure, di fronte a questo compito quanto mai necessario, ci scopriamo incapaci. Pensiamo di poter trasformare lo sconosciuto nel familiare e nel noto senza sacrifici e costi aggiuntivi, ma non è così.”

Il succo del racconto è legato alla fallacia umana nel comprendere chi abbiamo di fronte. Anche dei “sedicenti” professionisti, infatti, hanno una capacità di identificare chi sta mentendo o chi sta fingendo solo il 5% migliore rispetto a quello che si otterrebbe scegliendo a caso. Sto parlando di negoziatori, di poliziotti, di persone che per lavoro sono chiamati OGNI GIORNO a capire chi hanno davanti.

Ma qual è il motivo di questa difficoltà?

Prova ad indovinare… sono di nuovo i Bias Cognitivi.

Due sono infatti quelli in cui tipicamente si cade durante un colloquio.

Illusione di comprensione asimmetrica

La convinzione che noi sappiamo degli altri più di quanto loro sappiano di noi e che riusciamo a capirli meglio di quanto non si capiscano loro stessi, ci induce a parlare quando faremmo meglio ad ascoltare e a mostrare eccessiva impazienza quando gli altri esprimono la propria convinzione di essere stati fraintesi o giudicati in maniera scorretta.

Teoria della presunzione di onestà

Partiamo dal presupposto che le persone con cui abbiamo a che fare siano sincere. Questo porta alla conseguenza che ci costruiamo delle storie per giustificare alcuni atteggiamenti che, col senno di poi, ci dicono che avremmo dovuto svegliarci prima. E che, a frittata fatta, ci fanno esclamare… ma come posso essere stato così idiota!

A questi Bias poi si aggiunge il fatto che siamo FORTEMENTE influenzati dall’aspetto della persona. Così tanto influenzati che, spesso, prendiamo una decisione inconsciamente già pochi secondi dopo aver visto il candidato. A poco serve provare a convincerci che non sia vero. Se il nostro cervello decide che non è la persona giusta, da quel momento inizierà a dare delle interpretazioni di quello che sta succedendo con lo scopo di confermare le sue idee (di nuovo un Bias, questa volta quello di CONFERMA).

Per questo, qualcuno ha pensato alla possibilità di non vedere fisicamente la persona. Lo ha fatto un direttore di orchestra per selezionare i suoi musicisti e, apparentemente, ha dato buoni risultati.

Ma tu, avresti il coraggio di farlo?

Alla fine, credo, dobbiamo accettare che potremmo sbagliare nella nostra scelta senza sperare che allungando il processo il risultato potrà cambiare.

E’ stato provato che i giudizi istantanei sono sostanzialmente identici a quelli che si ottengono dopo mesi. Abbiamo la capacità di capire le persone molto rapidamente ed incasellarle SECONDO DELLE NOSTRE REGOLE. Del resto, alla fine quello che emettiamo è un GIUDIZIO su chi ci sta davanti. E come tutti i giudizi sono legati a dei nostri valori e a delle nostre convinzioni (giuste o sbagliate che siano).

A questo punto la cosa più importante è che dobbiamo crearci le regole corrette e crederci fortemente.

Ma soprattutto NON CEDERE ALLA VOLONTA’ CHE IL CANDIDATO DI FRONTE A TE SIA QUELLO GIUSTO.

Questo è il tranello che troviamo a combattere spesso. La fretta ci fa sperare di trovare la persona giusta IMMEDIATAMENTE.

Ecco, forse questo è l’unico consiglio che, dopo molti anni mi sento di dare. Non avere fretta, prendi il tempo per incontrare la persona almeno un paio di volte, accetta di non trovare subito il candidato corretto e che, alla fine, potresti prendere un granchio. Ma non partire essendo convinto che sbaglierai. Potresti avere sempre ragione.

Buona giornata

Comments (0)

Post a Comment

mental coaching coaching miglioramento comunicazione leadership motivazione