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CHE IMPATTO HA LA TECNOLOGIA SUL NOSTRO CERVELLO? UN SUGGERIMENTO PER MANTENERE LA MOTIVAZIONE

Sapevi che alcune tecnologie sono state sviluppate per favorire la secrezione di dopamina al fine creare una dipendenza e distrarci dai nostri obiettivi?


Durante gli incontri che tengo per parlare della motivazione ricordo sempre che, a fronte di un impulso naturale dell’uomo ad essere motivato a raggiungere degli obiettivi (se vuoi saperne di più puoi andare QUI), esistono oggi moltissimi stimoli che sono alternativi a quelli che ci diamo coscientemente. E questi impulsi tendono ad allontanarci dal nostro obiettivo ed a distrarci dal nostro percorso.

Di cosa parlo?

Dei continui segnali esterni, dati dall’ambiente in cui viviamo, che generano la stessa risposta di soddisfazione che proviamo nel raggiungere un obiettivo e quindi generano una scorciatoia più semplice che porta, fisicamente e chimicamente, più o meno allo stesso risultato: la secrezione di un neurotrasmettitore chiamato DOPAMINA.

Quello che mi lascia sorpreso è che nessuno ne fa un particolare segreto.

In un momento di candore senza precedenti, Sean Parker, co-fondatore di Napster e protagonista dello sviluppo virale di Facebook, ha recentemente ammesso che il social network è stato creato non per unirci, ma per distrarci.

“Il processo di pensiero è stato: Come possiamo consumare il più possibile il tuo tempo e la tua attenzione cosciente?”

CONSUMARE IL TUO TEMPO!!!

Per raggiungere questo obiettivo, gli architetti di Facebook hanno sfruttato una “vulnerabilità nella psicologia umana”. Ogni volta che qualcuno gradisce o commenta un post o una fotografia “Facebook ti dà un po’ di dopamina”.

La dopamina, scoperta nel 1957, è uno dei circa 20 principali neurotrasmettitori, una flotta di sostanze chimiche che portano messaggi urgenti tra neuroni ed altre cellule del corpo. Questi neurotrasmettitori assicurano che i nostri cuori continuino a battere, i polmoni continuino a respirare e, nel caso della dopamina, che sappiamo arrivare ad un bicchiere d’acqua quando abbiamo sete e ne pregustiamo la sensazione.

La dopamina ci ispira a intraprendere azioni per soddisfare i nostri bisogni e desideri anticipando come ci sentiremo dopo e, nel momento del raggiungimento dell’obiettivo, ci dà una sensazione di realizzazione.

Ovviamente, dopo queste scoperte, sono esplose teorie e metodi per massimizzare la sua produzione tanto che gli scaffali virtuali di Amazon sono piegati sotto il peso dei libri su diete ed esercizi per migliorare la salute mentale.

Recentemente però, è nella Silicon Valley che ci si è focalizzati nello studio della dopamina, che è acclamata come l’ingrediente segreto che rende “app, gioco o social network ” coinvolgenti ” – parola gentile per dire “maledettamente redditizi”.

Quando Ramsay Brown ha fondato “Dopamine Labs” e “Boundless”, startup californiane che promettono di aumentare l’uso di giochi o app, nessuno quindi si è sorpreso troppo poiché era già chiaro a tutti che il segreto del successo di Facebook, il riferimento per tutti, era proprio legato al piacere che si ha controllando compulsivamente il sito attendendo un like.

Dopamine Labs ha sviluppato un sistema che può essere implementato in qualsiasi applicazione progettata per costruire comportamenti abituali.

Ripeto…. Progettata per COSTRUIRE COMPORTAMENTI ABITUALI.

L’intelligenza artificiale sviluppata da Dopamine Labs utilizza l’apprendimento automatico per adattare il programma di ricompense all’utente. In sostanza, capisce quale sia la dose ottimale di dopamina e quando deve essere erogata in funzione dei progressi della persona.

La capacità della cosiddetta “tecnologia persuasiva” di influenzare il comportamento sta diventando comprensibile da poco, ma il potere del sistema della dopamina di modificare le abitudini è già noto ai tossicodipendenti e ai fumatori.

Ogni droga che crea abitudini, dalle anfetamine alla cocaina, dalla nicotina all’alcol, colpisce il sistema della dopamina provocandone una produzione in eccesso che, successivamente, viene richiesta in continuazione superando la corteccia prefrontale, che aiuta le persone a domare gli impulsi (se vuoi saperne di più sul modello del cervello puoi andare QUI). Tradotto, più un tossicodipendente usa una droga, più diventa difficile da fermare.

In pratica, quando questo accade perdiamo la nostra forza di volontà poiché l’evoluzione non ha preparato i nostri cervelli per una quantità così elevata e frequente di queste droghe che diventano, così, un’arma potentissima.

Ed attenzione, non parlo solo di sostanze illegali o chiaramente dannose, ma anche dell’uso del cellulare e di alcune app o del gioco d’azzardo.

Per questo in Dopamine Labs sono consapevoli di giocare con il fuoco e sostengono di aver sviluppato un solido quadro etico per scegliere le aziende con cui lavoreranno. Dopo aver rifiutato di lavorare sia con le società di scommesse che con gli sviluppatori di videogiochi free-to-play, che volevano utilizzare i servizi dell’azienda per formare abitudini nei loro giocatori l’azienda è stata venduta nel 2019 a Thrive Global, una start up fondata da Arianna Huffington una volta uscita dall’Huffington Post (vai QUI per leggere la notizia).

Loro però sono UNA società e, apparentemente, sono ben intenzionati.

Sinceramente, sono un po’ impaurito dall’idea alla base dell’economia comportamentale, ovvero che possiamo cambiare il comportamento degli altri  mettendoli in situazioni particolari di cui l’utente NON SI RENDE NEMMENO CONTO.

Stiamo decidendo per altri cosa è bene per loro e cosa comporta dei rischi. Attrarre le persone attraverso i sistemi che influenzano il rilascio di dopamina potrebbe anche causare situazioni in cui non ci si può più allontanare dall’ingranaggio. Alla faccia del libero arbitrio.

Non sto dicendo che le aziende tecnologiche siano pericolose, o almeno non tutte. Ma, vista l’esistenza di questi supporti, io starei attento.

Il fondatore di Dopamine Lab ha dichiarato: “Possiamo colmare il divario tra aspirazione e comportamento e costruire sistemi che arricchiscono e incoraggiano la sviluppo umano”.

Sarà… ma io con un’azienda che dice che “IL TUO CERVELLO SI PUO’ PROGRAMMARE, BASTA SAPERE IL CODICE”, inizierei a stare un po’ attento.

 

 

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