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MATEMATICA, SPORT ED ECONOMIA. IL SEGRETO DELLA CRESCITA PERSONALE DEI MILIARDARI

Storia del matematico Jim Simmons che ha usato la sua competenza per sviluppare un fondo da 30miliardi di dollari.


CRESCITA PERSONALE ED ECONOMIA

Qualche giorno fa, vagando su YouTube ho trovato un’intervista a Gregory Zuckerman, un giornalista del Wall street Journal ed autore del libro “The Man Who Solved the Market”. Racconta la storia di Jim Simmons, un personaggio di cui non avevo mai sentito parlare prima ma che, dopo aver visto qualche numero ed ascoltato la sua vita, mi ha intrigato alquanto.

Jim Simmons è un matematico che nel 1982, tra i primi in assoluto, ha usato nella finanza le sue competenze di statistica creando un fondo di investimento, Renaissance Technology, che oggi vale 30 miliardi di Dollari. Giusto per darvi un’idea di quanti soldi siano, è pari più o meno al valore della manovra finanziaria italiana che era in essere all’inizio dell’anno (prima della pandemia).

Quello che è più interessante però, è che negli ultimi 20 anni è riuscito a guadagnare una media del 66% ogni anno, più di ogni altro guru della finanza molto più presente nei notiziari economici. E, se per caso vi fosse venuta l’idea di investire, devo fermarvi subito dato che è un fondo ad invito dove il pacchetto minimo ha più di sei zeri.

In questo libro ( The Man Who Solved the Market che non ho ancora letto ma è sicuramente tra i prossimi indiziati), Zuckerman, partendo dal racconto delle difficoltà a rompere la cortina di diffidenza di Jim Simmons notoriamente molto schivo (del resto apparentemente non ha il problema di cercare investitori), descrive alcune delle caratteristiche che, a suo parere, sono state vincenti ed hanno contribuito al successo del fondo Renaissance identificandone una ventina.

20 anni di continua crescita infatti, sebbene fatta durante un periodo nel complesso florido, è un filotto che non arriva per caso e che permette di dire che questo fondo ha dato continuamente risultati migliori degli altri.

Tra i vari punti, due sono quelli che mi sono rimasti in mente.

Il primo è la scelta dei collaboratori, pescando essenzialmente tra gli accademici e non dal mondo della finanza, e la condivisione totale del “sistema” all’interno del team. Molti dei ragazzi che lavorano con Simmons sono dei matematici, tecnicamente chiamati dei Quants ovvero degli analisti che usano le loro conoscenze matematiche e statistiche per identificare dei modelli o dei pattern ripetitivi che possono essere utilizzati per l’investimento nel breve e nel medio termine. La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta e stata che, intervistando questi giovani matematici, si è scoperto che il loro interesse non è assolutamente l’economia, ma il loro Focus è prettamente matematico. Vedono però questo lavoro come una sfida. Una sfida per battere il Mercato.

Questa intersezione delle competenze sta diventando sempre più evidente specialmente per quanto riguarda alcune materie scientifiche. Gli sbocchi della matematica, dell’astronomia e della fisica vanno oggi in aree fino a poco tempo fa impensate grazie a due caratteristiche tipiche di queste discipline:

  1. La capacità di imparare: vista la velocità del cambiamento e dell’evoluzione tecnico-scientifica, è fondamentale non tanto COSA si impara ma COME si impara. Questo ci permette di aggiornarci rapidamente ed efficacemente nel momento appaiano nuove soluzioni.
  2. Il problem solving: essere in grado di fermarsi di fronte ad un problema e guardarlo da differenti angolazioni per trovare l’angolo di attacco migliore è una caratteristica che, in un mondo complesso, diventa differenziante.

Del resto, parafrasando Jim Simmons, possiamo dire che “This is the good of mathematics, you never know where it goes” (questa è la bellezza della matematica, non sai mai in quali altre discipline possa essere utilizzata).

Accanto alla trasversalità, ritengo sia interessante fermarci a guardare da cosa dipende il successo in generale ovvero a quanto sia spesso poco apprezzato il fatto che nel business, ma è lo stesso nella vita, il segreto non è quello di indovinare tutte le scelte ma di sbagliarne il meno possibile.

Zuckerman racconta infatti che la presenza di un metodo che toglie la parte emozionale, pensate che spesso non conoscono nemmeno il nome della società su cui stanno investendo, ha permesso di portare la percentuale di successo delle loro “scommesse” al 51/52%.

A questo punto ho fermato il video per riascoltare, sicuro di aver preso un abbaglio. Invece no! Aveva proprio detto 51/52% non 90%!!!!

Significa che il 48% degli investimenti NON va secondo i piani.

Ma in fondo non è una novità. Mi sono ricordato infatti uno dei miei primi seminari sul mental coaching nello sport dove raccontavo la storia di Novak Djokovic. Nei 10 anni, dal 2004 al 2016, che lo hanno portato dal centesimo posto della classifica (e da 300.000 dollari di montepremi) al primo posto (e ai 14Milioni di dollari) quello che è cambiato in maniera evidente è stata la percentuale di punti vinti.

La variazione non è stata però così incredibile. E’ passato infatti dal 49% di punti vinti al 55%. L’effetto che questo incremento ha avuto sulle partite vinte però è stato molto maggiore passando dal 49% al 90%.

Del resto, questo è il concetto alla base della teoria del miglioramento marginale che punta su mini passi avanti che portano a mega risultati.

Perché, in fondo, l’importante e sbagliare meno degli avversari.

Riassumendo quindi, il segreto sta nella trasversalità e nei piccoli passi. Due concetti che troviamo spesso e che, in questo caso, hanno portato a risultati straordinari nella finanza.

 

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