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AGASSI, BECKER E L’APPROCCIO ALLA SHERLOCK HOLMES. UN ALLENAMENTO ALL’OSSERVAZIONE

L’osservazione è una delle chiavi più importanti per agire in maniera efficace. Impariamo come farlo da Andre Agassi e Sherlock Holmes


0,42 secondi – poco di più di un battito di ciglia è il tempo che impiegava una pallina scagliata dalla racchetta di Boris Becker (se non sei un “diversamente giovane” troverai QUI LA SUA STORIA) per attraversare tutto il campo.

Se pensi che sia impossibile ricevere questa battuta, non posso che essere d’accordo. Infatti, un segnale dato dal cervello impiega 0,2 secondi per arrivare alla muscolatura e quindi ne restano altrettanti i per rispondere ad un servizio tirato a 200km/h.

Come mai qualcuno ci riesce?

E’ stato ormai dimostrato che in tutti gli sport che richiedono questo tipo di movimenti (oltre al tennis c’è il Baseball o un portiere che deve parare un rigore ad esempio) non si reagisce dopo aver visto il movimento della palla ma molto prima.

 

Si anticipa cosa succederà osservando il comportamento dell’avversario.

 

“Il tennis consiste soprattutto nella capacità di risolvere problemi e non puoi risolverli a meno che tu non abbia l’empatia e l’abilità di percepire tutto ciò che ti circonda. Più capisci in cosa consiste il problema e più sei in grado di risolverlo nella vita e nel lavoro.”

Questo è l’inizio di un’intervista fatta ad Andrè Agassi, altro tennista che durante gli anni ’90 è spesso rimasto tra i primi 10 del mondo.

L’abilità di percepire tutto ciò che ti circonda parte dall’osservazione di quello che abbiamo attorno.

E’ un approccio molto da Sherlock Holmes. Se hai visto la serie TV o i film o letto qualche romanzo, avrai notato come uno dei momenti chiave nella soluzione del caso era proprio legato alla comprensione di chi gli stava davanti notando particolari fisici o piccoli dettagli.

Tutto parte dall’osservazione al fine di definire e formulare il problema dettagliatamente.

E’ un po’ quello che teorizzava Napoleone quando diceva

“Ho molta fretta, quindi vado molto piano”

L’osservazione iniziale è la parte più complicata e più “nascosta” nel processo di soluzione di un problema ma di certo quella più importante.

Nel caso di Agassi infatti gli permise di battere Becker 10 volte in 11 occasioni dopo le prime tre sconfitte iniziali.

Come fece?

Ecco l’estratto di una sua intervista.

Boris Becker mi batté le prime tre volte in cui ci incontrammo a causa di un servizio che non si era mai visto prima nel nostro sport. Guardai le cassette relative a quelle partite per tre volte e alla fine mi resi conto che aveva un tic con la lingua. Non sto scherzando. Iniziava il suo movimento oscillatorio – sempre la stessa routine – e mentre era sul punto di lanciare la palla tirava fuori la lingua e lo faceva collocandola esattamente nel mezzo delle labbra oppure leggermente più a sinistra. Quando batteva da destra e metteva la lingua tra le labbra, tirava o al centro o al corpo; se la metteva a lato serviva ad uscire.

La parte più difficile per me non era rispondere al suo servizio, bensì non fargli capire che lo sapevo. Dovevo resistere alla tentazione di leggere il suo servizio per la maggior parte della partita e scegliere il momento più adatto in cui usare questa informazione per eseguire un colpo che mi avrebbe permesso di fare il break.

Quella era la cosa più difficile; non avevo problemi a fargli il break, bensì a tenergli nascosto il fatto che potevo farlo a mio piacimento perché non volevo che tenesse la lingua in bocca ma che continuasse a tirarla fuori!

Raccontai questa cosa a Boris soltanto dopo il suo ritiro perché ci tenevo alla mia incolumità. Glielo dissi durante un Oktoberfest in Germania mentre bevevamo una pinta di birra insieme. Non potei fare a meno di dirgli: ‘a proposito, sai che facevi questa cosa e buttavi via il servizio?‘. Cadde quasi dalla sedia e mi rispose: dopo i nostri match tornavo a casa e dicevo a mia moglie: è come se mi leggesse nella mente. invece mi stavi semplicemente leggendo la lingua”.

E’ quindi così semplice?

Dobbiamo stare attenti a non confondere quello che è l’atteggiamento proattivo della ricerca di informazioni (quello di Sherlock che di proposito cerca e sceglie quello che più serve alla soluzione del caso) con quello di chi guarda e nota delle cose senza riuscire a trarne delle ipotesi utili o a farne una sintesi.

In “Mastermind. Pensare come Sherlock Holmes” quest’ultimo approccio è definito dall’autrice come l’approccio di Watson.

Magari riusciamo anche a vedere delle cose potenzialmente interessanti ma manca il passaggio di sintesi e di verifica se quei dettagli possano essere utilizzabili.

Ma soprattutto, il segreto sta nel “non credere”.

Quando vediamo qualcosa, automaticamente creiamo un nostro mondo che dà alla cosa un senso. Vedere una persona ben vestita può creare in noi un senso di fiducia o rispetto, sentire un profumo ci può ricordare dei momenti particolari che vanno ad influenzare la nostra prima impressione di una situazione. (ho parlato di bias e Sherlock Holmes in QUESTO POST)

La cosa più complicata è quella di astenersi dal cadere in queste trappole cognitive (solamente in questi casi poiché farlo sempre sarebbe semplicemente impossibile) per non arrivare a conclusioni ovvie e scontate che non ci aiuterebbero alla soluzione del caso.

Dobbiamo quindi iniziare con una dose di scetticismo e pensare alle cose come fossero assurde. Come se il mondo fosse popolato da elefanti rosa.

Pensate ad Agassi… chi avrebbe potuto pensare di collegare il movimento della lingua alla direzione del servizio? Ed è così per tutte le altre situazioni sportive.

Ma come può venirci in aiuto questa storia nella nostra vita quotidiana?

La prima cosa, e credo più importante, è nella gestione della comunicazione. Ne ho già parlato in molti casi (ad esempio in QUESTO WEBINAR) ma, al fine di creare un flusso comunicativo sano, abbiamo bisogno che chi parla e chi ascolta siano nello stato d’animo corretto.

 

No stato d’animo corretto – No communication!

 

Ma non solo. Il rischio è di danneggiare o, peggio, rovinare definitivamente delle situazioni a causa di cose ed atteggiamenti fatte e dette in momenti difficili.

L’osservazione iniziale mi permetterà di capire se sia il momento giusto per parlare non tanto con l’intento di trarne vantaggio per sé quanto perché la relazione ne abbia giovamento.

E se non fosse il momento giusto? Meglio rimandare che rischiare di distruggere tutto.

Per questo indossiamo il nostro berretto ed accendiamo la pipa.

Elementare Watson!

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