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COME È FATTO L’ALLENAMENTO IDEALE? IL SEGRETO PER RIUSCIRE A MIGLIORARE IN (QUASI) TUTTO.

Alcune strategie per allenarsi in maniera proficua.


La storia di oggi parla di allenamento, strategie ed errori partendo da un grosso equivoco chiamato “teoria delle 10.000 ore”. Per chi non la conoscesse, è legata all’idea che, dopo 10.000 ore di pratica, le persone raggiungono un livello di competenza che permette loro di essere molto esperte in un certo ambito.

Giusto per dare un ordine di grandezza, se questo fosse un lavoro, diecimila ore sarebbero 5 ANNI ININTERROTTI (attenzione a non prendere questo come un limite o come una scusa per non imparare!). In realtà per imparare qualcosa di nuovo basta molto meno guarda qua:

 

Gli studi che hanno portato a questa teoria, svolti da K.Anders Ericcson e raccontati in “Numero uno si diventa”, sono basati sull’analisi di differenti professionisti in molti ambiti diversi, dalla medicina, alla musica, allo sport e sul loro percorso per arrivare all’eccellenza senza cadere nel tranello di sdoganare tutto come:

E’ tutto merito di un talento innato.

Leggendo questo libro mi sono reso conto che, sebbene l’argomento possa essere apparentemente semplice, vale la pena entrare nel merito dell’analisi poiché molto spesso, con faciloneria, sdoganiamo il tutto con l’eterna equazione:

LAVORA DURO=RACCOGLI TANTO

K.Anders Ericcson ha subito sgombrato il campo da questa idea. Studiando le prestazioni di alcuni professionisti, ad esempio dei chirurghi, si è visto come dopo 20 anni della stessa attività le complicazioni post-operatorie, una specie di indice della “bravura” del medico, tendono a stabilizzarsi e, successivamente, ad aumentare arrivando sopra quelli di colleghi con meno esperienza.

Poiché il nostro cervello è fatto per cercare spiegazioni, si è cercata una causa per questo fenomeno e quello che si è trovato è che, se ci si considera già bravi, si tende a non mettere tutta l’attenzione per la preparazione o per il miglioramento che metterebbe un chirurgo più giovane.

Si tende a fare una pratica naif, del tipo “Fai le cose con costanza e migliorerai automaticamente”. E questo approccio non solo non basta ma è anche sbagliato.

Esiste quindi una soluzione? Certo che sì e si chiama “PRATICA INTENZIONALE”.

Lo studio sulla pratica intenzionale nasce da un esperimento molto semplice.

Come fare a ricordare una sequenza di numeri più lunga possibile?

In questo esperimento, ogni giorno Anders Ericcson dava una sequenza sempre crescente ad uno studente e, nel caso la ricordasse, aggiungeva un numero, altrimenti ne toglieva due. Il risultato fu che, dopo essersi fermato per molto tempo a 7 numeri, di colpo migliorò a 11 numeri per poi fermarsi di nuovo. E così finchè, dopo 200 sedute, arrivò a ricordare 82 numeri.

Studiando lo sviluppo di questa competenza, si è identificato un processo circolare ricorrente del tipo:

  • Si trova il proprio limite
  • Frustrazione prolungata
  • Improvviso miglioramento
  • Rapida progressione… fino al successivo limite

E, come sempre, dopo aver trovato un pattern dei comportamenti si è cercato generalizzare il processo trovando le caratteristiche che sono necessarie per ottenere il risultato.

In questo caso sono stati considerati 4 aspetti fondamentali:

  1. Specific goal: obiettivo semplice e ben definito. Devi ricordare il massimo numero di cifre.
  2. Intense focus: un’ora di costante impegno senza altre distrazioni.
  3. Immediate feedback: capisce subito se sta migliorando o meno (il processo è banale e così la sua misurazione).
  4. Costantemente fuori dalla zona di comfort: è sempre al suo limite grazie a come è fatto il gioco.

Sebbene tutti questi studi siano totalmente empirici e quindi soggetti ad interpretazioni differenti, sono attualmente considerati come la base per lo studio delle prestazioni eccellenti ed hanno mostrato che questo processo ha portato dei risultati poiché ci obbliga:

  1. A forzare una rappresentazione mentale di quello che vuole essere il nostro obiettivo.
  2. Ad essere creativi per superare lo scoramento di non fare un passo avanti.

Ho parlato già più volte delle rappresentazioni mentali e del fatto che le basi scientifiche che le descrivono sono ormai conosciute e dimostrate.

Si va del giocatore di scacchi che, guardando la scacchiera, immagina già quali possono essere le mosse successive e, quindi, è in grado di giocare molte partite in contemporanea, ai rocciatori che visualizzano il percorso prima di cimentarsi nella salita, ad esempio ho raccontato la storia di Alex Honnold nel video seguente:

dei golfisti o, comunque, di tutti gli atleti che si preparano alla prestazione grazie all’allenamento ideomotorio.

Si fermano, immaginano tutti quanti i passaggi che dovranno affrontare e come riusciranno a superarli andando a spezzettare il movimento o il percorso intero ricreando le esperienze e prevedendo quello che potrebbero incontrare. E questa visualizzazione mi permette di immaginare eventuali problemi e, potenzialmente, trovare le soluzioni in anticipo.

Ma cosa succede se, assieme a questo allenamento, affianchiamo anche una guida esperta che dà da subito le dritte per trovare le soluzioni?

Anders Ericcson provò a rispondere a questa domanda con un altro studente a cui vennero spiegati i trucchi che il primo aveva sviluppato in 200 giorni di pratica.

Il risultato fu una progressione iniziale molto più rapida fino ad un punto in cui il nuovo studente trovò un nuovo metodo, tutto suo, che lo portò ad arrivare a 100 numeri rapidamente.

Una “spinta iniziale” permetteva uno sviluppo più rapido e, forse, una “programmazione” migliore per trovare soluzioni differenti avendo visto il problema da angoli differenti.

 

Siamo arrivati quindi a definire quale è quindi il mix esplosivo per imparare o migliorare le proprie competenze.

PRATICA INTENZIONALE=METODO DI ALLENAMENTO BEN STRUTTURATO + SUPPORTO DI UN ESPERTO.

Banale?

Non proprio. Sicuramente un’altra scelta di buon senso che dimostra come la preparazione e la guida siano fondamentali.

Perché, alla fine, aveva ragione Napoleon Hill quando diceva:

Il vero potere viene solo da un impegno intelligentemente organizzato e propriamente orientato.

Se solo si fossero incontrati!!!

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