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LO STRANO CASO DI FANTANTONIO E IL SIGNOR CASSANO. COME NON SPRECARE IL TUO TALENTO

Parlare di talento significa spesso parlare di lotte per evitare di sprecarlo. Impara a riconoscere dei segnali per reagire in tempo.


La notizia che France Football ha incoronato Antonio Cassano come “maggior talento calcistico sprecato” di tutti i tempi non lo ha sorpreso, tanto che, quasi soddisfatto, ha commentato: “Non è che hanno scoperto l’acqua calda. Si sapeva già!”.

La prima domanda che mi sono fatto è stata: “Cosa possiamo fare per evitare che un potenziale campionissimo, arrivi a sperperare tutto il potenziale che ha a disposizione? Come possiamo usare i suoi errori per evitare di cadere negli stessi tranelli che gli hanno fatto buttare quel “quid” che avrebbe potuto portarlo tra i migliori del mondo?”

Per capirlo sono tornato indietro all’estate del 2017 quando Antonio Cassano, un giocatore talentuoso che da più di un anno è senza squadra e non gioca una partita ufficiale, dopo molti rifiuti di scendere di categoria, è riuscito a trovare un contratto in SERIE A con l’HELLAS Verona. Per questo inizia la preparazione estiva ma, passati pochi giorni di fatiche e sofferenze, il colpo di scena. Cassano indice una conferenza stampa per comunicare che si sarebbe ritirato dal calcio poiché non riusciva ad accettare la lontananza dalla famiglia.

Una volta davanti ai giornalisti però… la sorpresa: Non si ritira più. E’ stato convinto dalla moglie e dal presidente a restare e, usando le sue parole un po’ edulcorate, a non fare l’ennesima stupidaggine della sua carriera.

E’ il 18 luglio e sono tutti felici e contenti.

Quel giorno ero in vacanza ed ho provato a capire, con gli occhi del lettore da spiaggia e non certo dello psicologo, cosa potevo portare a casa da questa breve storia cercando di vedere che tipo di atleta era stato Antonio Cassano e cosa avrei fatto se fossi stato il suo coach.

Per fare questo ho cercato alcune dichiarazioni che ha rilasciato alla stampa durante la sua carriera e che sono state rivelatrici della sua personalità.

Se questo fosse un film, la prima scena sarebbe certamente ambientata il 18 dicembre 1999, nello stadio di Bari.

Quel pomeriggio, durante la partita BARI-INTER, una palla rilanciata dalla difesa viene controllata di tacco da un ragazzo di 17 anni che si invola verso la porta avversaria. E’ un ragazzo nato e cresciuto a Bari vecchia che sta giocando nel suo stadio di fronte a 40.000 spettatori. Mancano due minuti alla fine della partita e il giovane Antonio arriva in area avversaria, scarta due difensori nerazzurri e con un tiro a mezz’altezza batte Ferron. E’ il 2-1 che permette al Bari di vincere la partita. Ma è anche la partita che ha cambiato il corso della sua vita perché

“Se quel Bari- Inter non ci fosse mai stato sarei diventato rapinatore, scippatore o comunque un delinquente. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda. Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato anche perché non so fare nulla.”

Da quel momento infatti Cassano, ben conscio di essere dotato di un talento unico, ha smesso di giocare per divertirsi ed ha invece iniziato a giocare per qualcos’altro.

Ma cosa esattamente? Difficile da dire.

Sicuramente non ha avuto un’infanzia semplice e certamente ha avuto bisogno di essere coccolato ed accettato dalla sua tifoseria.

“Ho bisogno di affetto, se lo ricevo do il 100%.”

Il massimo delle sue prestazioni in cambio dell’affetto del pubblico. Detta così è una situazione un po’ debole e poco in linea con le caratteristiche di uno sport di squadra. Cosa significa affetto? Cosa devono ricevere gli altri per darti affetto?

Anche negli anni successivi, passati tra Roma, Real Madrid, Sampdoria, Parma, Sampdoria, la ricerca di accettazione e di affetto è stato il tratto comune. Forse è stato proprio per questo che Cassano si divertiva a giocare a calcio. Trovava la motivazione dal supporto del pubblico. A ben vedere infatti, quando è stato ben accettato, ha sempre giocato bene arrivando ad ottimi risultati.

Può essere questo un obiettivo? Ribadisco che è un po’ debole, specialmente perché non è completamente sotto il suo controllo così come non è sotto controllo il talento.

L’ambiente del calcio è molto volubile e l’eroe di oggi può essere il nemico di domani. E si sa che un obiettivo che non è completamente sotto la propria responsabilità dà il fianco al nostro peggior nemico. Gli alibi.

Infatti….

“Sono già 3 o 4 partite che qualcuno mi ha puntato e mi fischia. Mi è successa la stessa cosa a Roma e me ne sono andato, mi è accaduto a Madrid e me ne sono andato.”

Pronunciava queste parole quando giocava con la Sampdoria da cui si separò per lo stesso motivo e poi col Parma (acuito da una crisi societaria importante). Il suo fallimento era colpa dei fischi di “qualcuno” e, quindi, abbandonava la squadra che non lo meritava.

Con questo ha dimostrato una mancanza di motivazione e di resilienza per riprendersi dai colpi della vita. Quella che normalmente è alimentata dall’”ossessione” tipica dei veri campioni che permette a loro di essere intransigenti nel perseguire quello che si sono messi in testa.

Nel momento più alto della sua carriera infatti, al Real Madrid, si è probabilmente sentito arrivato e:

“Al Real ero arrivato a pesare 95kg. E per me il perso ideale sarebbe 83kg perché sono alto 1,75”

Se il suo obiettivo era andare al Real, o andare a guadagnare molti soldi, ha poi rovinato il suo primo successo non trovandone uno successivo per continuare a trovare la forza di migliorare.

Parafrasando Paul J. Meyer:

Porsi un obiettivo è la più forte forza di auto-motivazione.

Mettiti un obiettivo e raggiungilo. Festeggia e poi… mettitene un altro.

E quell’estate si è riproposta una situazione simile. Cassano ha rifiutato delle società di B:

“Perché sono ancora il più forte… con i giocatori che ci sono oggi in serie A posso ancora fare la differenza.”

Obiettivo chiaro e corretto. Voglio giocare in serie A. Il Verona gli ha dato l’occasione e dopo una settimana c’è stato il crollo. Perché?

A mio parere perché, una volta raggiunto l’obiettivo e dimostrato a tutti (e a se stesso) di meritarsi una squadra di A, non è riuscito a mettersi un altro paletto che gli permettesse di superare i momenti di stanchezza fisica e mentale di un ritiro.

Vi ho dimostrato chi sono, ho finito il mio lavoro.

Il presidente Setti poi lo ha convinto a restare dicendogli “Fai vedere a tutti cosa sai fare” toccando ancora la leva del “Fatti amare dai tuoi tifosi” e la famiglia gli ha dato il supporto. Cassano ha subito dichiarato

“Con una bella giocata mi perdonerete.”

Di nuovo obiettivi esterni (dati da altri, in questo caso Setti) e non sotto il suo controllo (Voi mi perdonerete) al fine di essere ben accetto.

Come dite? Mi chiedete se Cassano ha giocato con il Verona?

La risposta è NO. Il 24 luglio Cassano si è ritirato definitivamente o quasi, dato che poco dopo ha riprovato a giocare in serie B con l’Entella salvo ritirarsi dopo 5 giorni.

Non saprà mai quale è stato il vero motivo di questa scelta e non credo nemmeno che gli sia mai interessato trovarlo.

Sicuramente una causa è stata la mancanza di una guida, qualcuno capace di affiancarlo ed aiutarlo a crearsi il proprio percorso per arrivare a degli obiettivi chiari. Magari seguendo qualche consiglio che ho scritto in QUESTO MIO POST.

Peccato caro Antonio, avresti potuto divertirci molto di più.

(Libro consigliato:Pensa e arricchisci te stesso. N.Hill.)

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