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COME VUOI ESSERE RICORDATO? LEADERSHIP, VISIONE ED INFLUENZA

La leadership è innanzitutto influenza e, quindi, creare un’eredità da lasciare a chi ti ha seguito


Grazie a questo sito ed agli argomenti che tratto, sto ri-incontrando delle persone che non vedevo o non sentivo da anni e, parlando dei vecchi tempi, da molti ho ricevuto il chiaro segnale che professionalmente (ma forse non solo professionalmente) sono una persona differente. E questo è tutt’altro che un’ovvietà.
Ma quello che mi ha lasciato più a bocca aperta è che Mi hanno ricordato.Ho lasciato una traccia”.

Lasciare un’eredità (e non sto parlando di soldi, con buona pace dei miei figli) è, per me, una delle cose che danno il senso a tutto ciò che facciamo. È una responsabilità, dato che stai influenzando persone che a loro volta influenzeranno altri, ma d’altro canto, è ciò che mi sprona e mi invoglia a condividere quello che so.

Proprio per la sua importanza, con il senno di poi credo che sia importante decidere quale eredità si vuol lasciare. In parole povere, se si preferisce essere un piccolo Napoleone ricordato come artefice delle mille vittorie (ma anche colpevole delle rovinose sconfitte) o essere ricordato come il facilitatore ed ispiratore di azioni ed attività e portare l’esercito alla vittoria restando nell’ombra.

Visti oggi, i miei inizi sono stati più da Napoleone. E forse è anche ovvio visto che 15 anni fa non avevo alcuna esperienza su come gestire un team. Infatti, più che gestire davo indicazioni su cosa fare usando le mie abilità tecniche e pensando o sperando che quello che avevo sempre fatto fosse valido per tutti e in tutti i casi.

E’ ovvio che, in teoria, non ho mai pensato di voler fare tutto da solo. In teoria avevo sempre parlato del lavoro in team. Avevo giocato a calcio per una vita, non era forse la stessa cosa?

Il punto è che le persone hanno bisogno di guide che conoscano bene i tranelli. Di uno Sherpa che li accompagni attraverso i sentieri impervi dopo averli esplorati più e più volte e non di un’agenzia turistica che ti manda dove loro non sono mai andati soltanto dopo aver letto delle guide e visto delle fotografie.

C’è bisogno di qualcuno che faccia in modo di ottenere il risultato usando i punti di forza di tutti, non di un allenatore che vuole insegnare ad ogni giocatore come gestire l’ultima palla della partita nonostante abbia nella sua squadra Michael Jordan.

Michael Jordan sa come giocare l’ultima palla. L’allenatore deve far in modo che il team faccia arrivare l’ultima palla nelle mani di Michael Jordan.

Perché sono proprio i punti di forza i pilastri da cui partire.

Come disse Ryan Kahn:

Master your Strenghts, Outsource your weaknesses.

Se ti focalizzi sui tuoi punti deboli per migliorarli diventerai più bravo in quello che ti viene male. Piuttosto, fate in modo di usare bene e migliorare quello che sapete già e lavorate perché tutti diano il loro contributo per arrivare all’obiettivo.

Per ottenere questo bisogna partire dalla fiducia. Creare fiducia però non è semplice (ne ho parlato anche in QUESTO POST). Le persone si fidano se vedono che:

  • Vedono che hai a cuore la loro vita professionale.
  • Li porti dove non sarebbero arrivati da soli.

La fiducia permette di guidare e di influenzare e l’influenza è duratura mentre la persuasione (e la motivazione dei sedicenti motivatori) è invece a tempo determinato.

Per sviluppare la fiducia nelle sue due componenti, sempre che vogliate arrivare al traguardo restando nell’ombra, provo a dare due consigli che a me sono serviti.

Usate bene il feed back per mostrare che hai a cuore la vita professionale del tuo team.

Per la maggioranza delle persone feedback è uguale a cazziatone. Vi eviterò gli studi delle varie università del Kansas (chissà perché in Kansas buttano via il tempo a fare questi studi) che misura quanti feedback positivi devi dare per controbilanciare un feedback negativo. Molto più semplicemente ricordiamoci che anche nella comunicazione esiste un principio 80/20, diverso da quello conosciuto di Pareto ma che ha la stessa potenza e validità.

Per trasferire quello che vuoi dire 20% è legato a COSA dici ed 80% è legato a COME lo dici. E il contenuto dovrebbe essere diviso in:

WWW-what went well: cosa è andato bene;

Even Better If: ancora meglio se…

Per fare questo, dobbiamo ricordare che tutto parte dall’accordo iniziale, da dove abbiamo deciso di andare, che deve essere chiaro e condiviso dal principio e deve rimanere la nostra stella polare.

Se riuscirete a rendere il feedback positivo parte del vostro lavoro, riuscirete a sorprendere i vostri collaboratori mostrando loro quanto bravi possono essere. Quali sono i loro punti di forza e cosa possono portare all’interno del gruppo.

Applicazione metodica e disciplina per portarli dove non sarebbero arrivati da soli

L’esecuzione è di gran lunga la parte più complicata di qualsiasi piano (ne ho parlato anche in QUESTO POST) e non c’è dubbio che tutti, e ripeto TUTTI, hanno ogni tanto la tentazione di mandare tutto all’aria. Cercate di essere un pungolo ed un aiuto per dare continuità alle idee ed alle azioni pianificate dai vostri collaboratori.Identificate dei momenti per analizzare le azioni Strategiche ma non urgenti che preparano le fondamenta per le attività future.

E facendo questo cercate di renderle delle abitudini. Fate in modo che entrino nel loro modo di pensare e che liberino parte del loro tempo per pensare alle attività ad altissimo valore aggiunto.

Ricapitolando, feedback e disciplina detto in maniera giusta al fine di influenzare il team senza però oscurarlo.

Sembra facile. E forse lo è se iniziamo a seguire questi piccoli passi con costanza evitando di voler avere tutte le luci della ribalta su di noi, come un novello Napoleone, ma restando nella penombra a godere del successo di tutti.

A bientot mes amis!

(Libro consigliato: Il monaco che vendette la sua ferrari. R.Sharma.)

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