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SEI ABBASTANZA FLESSIBILE? SCOPRI LA LEADERSHIP SITUAZIONALE

Cos’è la leadership situazionale, che si basa sulla capacità di adattamento al contesto, e come può aiutare a migliorare se stessi ed il tuo gruppo.


Quando nel 1996 mi sono trasferito a Glasgow per studiare, ai miei compagni di appartamento scozzesi non sembrava vero. Un italiano in casa significava per loro, finalmente, mangiare dignitosamente. E, visti i miei standard del tempo, considerare dignitosa la mia cucina significava partire da un livello veramente basso.
Per questo, a furia di pasta e poche altre cose, tutto stava andando bene fino a che non mi chiesero di fare il Tiramisù.
Io sono sempre stato un consumatore seriale di tiramisù ma ammetto che non avevo mai nemmeno pensato a come si potesse preparare. Subito ho telefonato a mia madre (e quindi, visti i costi delle telefonate internazionali a quel tempo, il primo è stato il tiramisù più costoso della storia) per farmi dare la ricetta che era più o meno così.

Prendi zucchero…
Ok mamma, ma quanto zucchero?
– Fa tu ad occhio!!! Poi prendi uova…
– Ok mamma, ma quante uova
– Dipende da quanto grande lo vuoi fare! Prendi i savoiardi…
– Mamma, a Glasgow non trovo i savoiardi
– Allora metti quello che trovi.

Risultato…
Hanno mangiato ed apprezzato il mio tiramisù che, per i puristi, sarebbe stato una specie di purea di caffè e uova.

Da un altro punto di vista, sono riuscito a ricreare un dolce che è stato apprezzato considerando gli obiettivi che avevo (oggi posso dire molto bassi), il messaggio non proprio precisissimo, la situazione specifica (non sapevo come farlo e qualche ingrediente non si trovava) e le aspettative dei miei compagni di appartamento.

Queste stesse situazioni sono alla base del concetto che voglio raccontare oggi: LA LEADERSHIP SITUAZIONALE.

La teoria della Leadership Situazionale parte dal presupposto che non esiste il MIGLIOR MODO per essere un leader efficace, per cui il proprio stile deve essere scelto ed adattato in accordo alla situazione in cui ci si viene a trovare.

Il leader di maggior successo, quindi, è quello che, in maniera flessibile ed ascoltando attivamente, adatta il suo stile di leadership (se stesso) alla maturità del singolo e del gruppo (gli altri), dell’organizzazione e dell’ambiente (il contesto) che sta cercando di influenzare e di guidare. Ma non solo: deve avere la capacità e l’intuizione per comprendere quando cambiare il suo stile di guida e/o gestione e scegliere quale strategia di leadership si adatta a ogni nuovo paradigma.

I due fattori principali legati alla situazione su cui hanno lavorato i due studiosi Hersey e Blanchard, primi a teorizzare questo concetto sono quindi chiari.

1) Lo stile del leader, inteso come un bilanciamento tra due principali comportamenti:

  • Il comportamento direttivo ed orientato al compito da svolgere, sfruttando la competenza del FARE;
  • Il comportamento orientato alla interazione con le persone, sfruttando la competenza del COMUNICARE.

2) La maturità dei collaboratori, intesa come:

  • La capacità di fissare degli obiettivi alti, ma raggiungibili;
  • La volontà e capacità di assumere la responsabilità del compito assegnato;
  • L’educazione e l’esperienza del singolo per svolgere il compito assegnato.

Secondo questo modello quindi si possono identificare quattro stili di leadership diversi: ognuno di essi è valido in presenza di una determinata maturità dei collaboratori.

I quattro stili di leadership

1. Prescrittivo (alta direzione e bassa interazione) – Si presenta quando i collaboratori mostrano scarsa maturità e non hanno adeguate competenze, né sono pronti ad assumersi responsabilità. Il leader definisce i ruoli, stabilisce quali attività devono essere svolte, in che modi, in quali tempi.

2. Venditore (alta direzione e alta interazione) – Si ha quando i collaboratori hanno una maturità e competenze medio-basse, ma una disponibilità ad assumersi delle responsabilità e fiducia in se stessi. Il leader definisce i ruoli, le attività da svolgere, i modi e i tempi, ma sostiene i suoi collaboratori cercando di far accettare le scelte adottate.

3. Coinvolgente (bassa direzione e alta interazione) – E’ tipica delle situazioni dove i collaboratori hanno una maturità medio-alta per cui sono capaci, ma non dispongono di una adeguata fiducia in se stessi ed il leader deve fare in modo di ispirarli e spronarli ad utilizzare le proprie capacità.

4. Delegante (bassa direzione e bassa interazione) – Si verifica quando i collaboratori hanno un alto grado di maturità, dispongono delle competenze tecniche e sono disponibili e sicuri di sé. Il leader si limita a definire gli obiettivi lasciando decidere ai collaboratori come realizzarli.

A prescindere dal tipo di leadership che il manager deve adoperare nei confronti dei propri collaboratori, è necessario partire dalle proprie caratteristiche personali e capire se e come queste debbano essere migliorate e completate.

Alla fine, come spesso avviene seguire l’antichissimo “Conosci te stesso” è sempre un buon consiglio.

Mi spiego meglio: se un manager ha un suo stile di leadership di tipo autoritario (alta direzione), farà fatica a fronteggiare situazioni in cui gli è chiesto di usare una leadership basata sulla delega (il caso 4 del punto precedente), così come un manager con leadership partecipativa(alta interazione) farà fatica a confrontarsi con una situazione in cui dovrà prescrivere (caso 1 del punto sopra).

Per questo motivo è fondamentale capire qual è il punto di partenza e comprendere come ci si deve comportare e quali sono gli aspetti da limare o allenare mettendosi in gioco ed imparando a cambiare pelle quando serve.

E tu, quale stile principale hai? E quale dovresti migliorare?

Scrivilo nei commenti!!!

 

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