Single Blog

FERMIAMO LA COMUNICAZIONE SELVAGGIA. NON CONFONDIAMO CAUSALITA’ CON CORRELAZIONE

Nella Comunicazione moderna il più subdolo dei tranelli è quello legato alla generalizzazione e all’incapacità di distinguere tra causalità e correlazione.


In questo momento di assoluta follia mi sono imbattuto in uno di quei dibattiti televisivi che tanto vanno di moda in queste settimane. Due medici stavano discutendo sulla situazione attuale della pandemia e delle attività in corso per il tracciamento (i tamponi in primis) e le vaccinazioni.

Ad un certo punto il coup de théâtre…

Uno dei due, per dimostrare l’inaffidabilità dei tamponi, se ne esce con un test fatto su della frutta che mostra un risultato positivo.

Se il tampone dà positività alla frutta ALLORA non è affidabile.

A questo punto, dopo aver fatto un sorriso di pena, mi sono ricordato di un vecchio consiglio che la mia mamma, da brava insegnante di matematica e fisica, mi dava sempre e che voglio condividere con tutti voi.

 

MAI E POI MAI CONFONDERE CAUSALITA’ CON CORRELAZIONE.

 

Per spiegare cosa si intende con questa frase faccio un esempio che ho trovato in QUESTO SITO.

Secondo questo grafico, c’è un apparente legame tra consumo pro-capite di formaggio e numero di persone morte negli USA (stiamo parlando del 94% di similitudine, un dato altissimo in un intervallo di tempo di 10 anni) per essere rimaste annodate nelle lenzuola del letto.

Se fossimo delle brave persone dovremmo cominciare a farci delle domande serie.

Siamo sicuri che il consumo di formaggio giustifichi una carneficina del genere? Non dovremmo forse limitarlo?

Chiaramente, mi auguro che nessuno stia realmente pensando che il consumo di formaggio abbia un effetto su queste morti. In realtà c’è solo una correlazione tra i fenomeni.

CORRELAZIONE indica infatti che due eventi hanno una simile distribuzione nel tempo sebbene non abbiano nulla a che fare tra loro. Ci sono decine di studi che mostrano come alcuni eventi si distribuiscono “normalmente” secondo delle leggi abbastanza fisse (guarda, se sei interessato ad approfondire, la legge di Zipf) e quindi possono essere scambiati per collegati.

Con CAUSALITA invece, si intende che esiste una reale relazione tra due eventi anche se, solo apparentemente, potrebbe essere non evidente da subito o inspiegabile.

Pensiamo alla relazione tra il “consumo di gelato” ed il “numero di attacchi di squali” in Australia. Anche se apparentemente le due cose sono completamente separate, dopo un semplice ragionamento, possiamo capire qual è il nesso che lega questi due eventi. Il fatto che in estate ci siano più bagni e ci sia più caldo implica ovviamente che l’andamento sia simile per le due variabili.

Tra i molti tranelli che ci sono nell’analisi dei dati, il più subdolo è quello legato a causalità che sembrano ovvie.

Proviamo ad andare sul pratico. Se lavorate nelle vendite, ad esempio, pensate all’andamento del numero di offerte e a quello del fatturato. Nel caso vi fossero grafici simili (cosa che è molto probabile), una possibile strategia di crescita potrebbe essere quella di aumentare a dismisura le offerte.

Ma siamo sicuri che quello sia il solo fattore? Che impatto hanno la capacità delle persone nel proporre l’offerta? Cosa succede se per fare più offerte avremo bisogno di nuovi venditori meno esperti?

Queste sono analisi che dobbiamo fare obbligatoriamente per non prendere delle decisioni ed implementare piani basandoci su delle convinzioni che ci siamo costruiti guardando dei grafici. Tanto più che, ricordiamolo sempre, i bias cognitivi (Vai qui per scoprirne alcuni) ci porteranno sempre a pensare di avere ragione e di avere trovato delle soluzioni magiche e semplici ai nostri problemi.

Perché ritengo che questo argomento sia importante oggi più di che mai?

Perché stiamo dando troppo valore alla “numerocrazia”, intesa come potere dei numeri, ed a sedicenti esperti di spiegare acriticamente la realtà che ci circonda andando addirittura a demandare le analisi del contesto a dei programmi che, leggendo il passato, possono prevedere il futuro. Ho condiviso nella mia newsletter, a questo proposito, le mie perplessità leggendo un articolo molto interessante di una nuova start up Italiana che ha sviluppato un programma proprio per aiutare nelle decisioni.

I numeri, gli indici statistici e i KPI sono utili, anzi utilissimi, per la comprensione dei fenomeni della realtà, ma necessitano sempre di un’interpretazione, un’analisi ed un giudizio critico prima di essere considerati utili ed affidabili per raggiungere i nostri obiettivi.

Non basta fermarsi al primo livello ed arrivare ad un “Se succede questo allora succederà quest’altro” senza capire bene cosa c’è dietro.

E torniamo quindi al tampone sulla frutta.

Possibile che prima di questo teatrino nessuno si sia chiesto ”Qual è il senso di un tampone fatto ad un kiwi” quando il test in questione è stato concepito dall’uomo per contesti di utilizzo completamente differenti?

Non sarà che la fretta di voler trovare delle risposte semplici, solo perché presentate con furbizia, vince su tutto, solo perché abbiamo fretta di dire “Allora è così ’” (ne avevo parlato anche in questo articolo: Io sono velocità ).

Non sarà che non possiamo accettare di vivere nel dubbio, e quindi dobbiamo trovare subito delle risposte non tanto per sapere, ma solo per calmare il nostro cervello.

E gli scienziati, che normalmente vivono nel dubbio e che mai daranno delle certezze, non aiutano a farsi ascoltare. Specie se, in ogni mezzo di comunicazione, viene data la stessa importanza a chi vuole dimostrare ciò che dice ed a chi spara delle idiozie solo per far parlare di sé, come se le due tesi avessero stessa dignità.

Per questo, ancora una volta, dobbiamo fermarci prima di arrivare a delle conclusioni. Dobbiamo cercare di capire se quello che ci stanno propinando ha senso e se ci sono reali prove di una causalità o se siamo solo parlando di una correlazione casuale.

E state tranquilli… mangiate pure formaggio senza avere nessun americano sulla coscienza.

Comments (4)

  1. Anticipo nel dire che il formaggio è stra buono, ma tu affermi ” so di non sapere” ma nel post sui tamponi si evince che non è proprio cosi! Tante volte l’ umiltà è una sconosciuta a tanti!

    Mangiare formaggio tutti i giorni a lungo andare può portare a conseguenze molto gravi. Anzitutto il formaggio, essendo un alimento grasso e pieno di sodio, se non è consumato saltuariamente e inserito in una dieta equilibrata ricca di verdure e frutta favorisce l’obesità e l’ipertensione con tutte le conseguenze del caso (ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari, diabete).
    Il graduale restringimento dei vasi sanguigni in età avanzata può condurre alla demenza senile, e in particolare si tratta di uno dei fattori di rischio del morbo di Alzheimer. Una dieta equilibrata e povera di derivati animali aiuta nella prevenzione di questa malattia, che si prevede aumenterà la sua incidenza nei prossimi decenni.
    Un terzo rischio del mangiare formaggio è quello di incorrere nell’osteoporosi in età avanzata. Potrebbe sembrare paradossale, visto che il latte e i suoi derivati sono sempre stati considerati le fonti primarie di calcio nella dieta. Eppure, la combinazione di un alto contenuto di proteine animali e calcio può causare una disregolazione della vitamina D, necessaria alla buona salute dell’osso. Inoltre, l’acidosi provocata dalle proteine animali spinge l’organismo a cercare di compensarla recuperando il calcio necessario dallo scheletro, che viene gradualmente indebolito. Non a caso, le aree del pianeta con il maggior consumo di latticini sono anche quelle che presentano una maggiore incidenza di osteoporosi! Questo solo alcune controindicazioni! buona vita

    1. Buongiorno Luca. Ho letto il tuo commento ed ho capito che, effettivamente, limitare il consumo di formaggio potrebbe essere una buona idea. Ho una domanda però. Quale tra le conseguenze del mangiare formaggio porta alla morte per soffocamento tra le lenzuola?
      Buona giornata!

  2. Secondo alcuni il riscaldamento globale, i terremoti e gli uragani e gli altri disastri naturali sono conseguenza diretta della diminuzione del numero dei pirati fin dal XIX secolo. È stato fornito un grafico che prova la proporzionalità inversa tra il numero dei pirati e la temperatura globale!
    Anche l’incremento delle attività piratesche nel Corno d’Africa può essere interpretato come un’addizionale prova empirica di tale correlazione, visto che la Somalia possiede il più grande numero di pirati ed è al contempo la nazione che emette la minore quantità di anidride carbonica.

    1. Esatto Stefano. Sta a noi capire se è una “strana coincidenza” o se c’è una causalità. Speriamo di no, altrimenti dovremmo cercare di avere più pirati possibili!

Post a Comment

mental coaching coaching miglioramento comunicazione leadership motivazione