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NON MI ASCOLTANO MAI !

difendermi_2-200A volte nella comunicazione è più importante NON dire che dire.Qualche suggerimento per evitare inutili conflitti.


Gliel’ho detto ma non mi ascoltano mai…

Se non comunichi non esisti. Questo vale ancor più nel management, sia esso in azienda, in gruppi sportivi o in qualsiasi attività che richieda un contatto con qualcun’altro.

L’essenza del management, della gestione, è quella di far sapere cosa ti aspetti e di allineare le attività per ottenere i risultati voluti. E per farlo bene, come dici le cose è più importante di cosa dici.

James Thurber ha ben illustrato questo concetto con questo pensiero:

La precisione nella comunicazione è importante, più importante che mai nella nostra epoca di equilibri ipersensibili, quando una parola falsa o fraintesa può creare disastri come un atto repentino e sconsiderato.

Le parole quindi sono importanti.

Innanzitutto la loro quantità. Essere concisi e dire chiaramente e brevemente quello che serve indica di aver pensato bene al contenuto, letto (se la comunicazione è scritta) e capito bene ciò che vogliamo dire. Per questo motivo evitiamo la tendenza attuale ad utilizzare tante parole come se questo desse importanza al messaggio.

Cercate di usare le parole che servono, come disse Mozart a Giuseppe II:

Neanche una nota più del necessario, Maestà.

Preparate e leggete e rileggete il messaggio.

Ma quello che più importa, specie nei messaggi non scritti ma non solo, è scegliere cosa non dire.

In un mio recente Post ho descritto le modalità di comunicazione descrivendo i modi tipici da utilizzare in una conversazione faccia a faccia partendo dall’obiettivo e quindi dal significato di comunicare: METTERE IN COMUNE.

In quel post però ho tralasciato cosa non dire. Le espressioni così dette “a rischio di scontro”.

Ci sono infatti dei modi di dire che utilizziamo più spesso di quanto crediamo che fanno spostare il focus della nostra chiacchierata dal contenuto alla persona.

Dobbiamo ricordarci innanzitutto che: L’obiettivo della discussione è arrivare al risultato comune, non sconfiggere l’interlocutore.

Per questo cerchiamo di tenere sempre in mente il fatto di discutere il contenuto non chi lo esprime.

Ho provato a raggruppare le espressioni a rischio di scontro in tre gruppi:

  • GENERALIZZAZIONI: Mai, Sempre, Tutto, Nessuno.

Quante volte ci siamo sentiti dire “Lo fai sempre” o “Non ascolti mai”? E qual è stata la nostra reazione? Cercare di trovare una volta in cui si era fatto diversamente o si è ascoltato. Si è portato quindi il discorso dal problema ad un attacco personale.

Per questo motivo, cerchiamo di:

-Essere specifici in quello che diciamo;

-Cercare di sottolineare quali sono stati le conseguenze dell’azione su voi stessi o sul gruppo.

  • FRASI: Ti sbagli. Sei proprio sicuro?, Non è vero!

Questo tipo di espressioni tendono a mettere in dubbio la competenza, la buona fede o il contenuto di ciò che dice il nostro interlocutore. Cercate di capire il punto di vista del nostro interlocutore, senza pregiudizi e chiedendo chiarimenti con l’obiettivo di capire e non di schernire.

  • ETICHETTARE: Dici così perché sei uomo. Reagisci così perché non sai tenere il controllo.

In questo caso stiamo dicendo al nostro interlocutore che non è in grado di seguire il ragionamento a causa di sue caratteristiche (a volte caratteristiche ipotizzate o pregiudizi). La conseguenza sarà quella di mal indirizzare e di impoverire la discussione e quindi del blocco della comunicazione.

Il pericolo è accresciuto anche considerando i momenti principali in cui usiamo queste parole ed espressioni.

Il caso tipico che mi viene in mente è infatti il feedback. Specie quello negativo. E proprio per questo, proprio perché durante un feedback negativo dobbiamo limitarci a discutere del solo caso specifico, è utile fare molta attenzione a quello che si dice per non portare il focus dal tentativo di risolvere un problema ad un attacco personale al nostro interlocutore. Chiunque sia il nostro interlocutore. In azienda ma anche a casa…
Perché si sa, i figli piccoli non ci ascoltano mai…

(Libro consigliato “Il no positivo.” )

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2 Risposte

  1. Nicoletta Intelvi ha detto:

    Interessanti spunti per approfondire i tre meccanismi trasformazionali: generalizzazione, cancellazione e distorsione. Esistono diversi tipi di generalizzazione: quantificatori UNIVERSALI (tutti, sempre, ognuno, chiunque, mai, niente, ciascuno, nessuno, ogni volta che….); operatore modale di IMPOSSIBILITA’ (non posso, non riesco, è impossibile); operatore modale di NECESSITA’ (devo, è opportuno che…., bisogna, c’è la necessità che…). Nell’ambito delle cancellazioni invece, abbiamo cinque sottogruppi: VERBI e NOMI NON SPECIFICI (es. “Desidero razionalizzare i fatti”, “Quelli sono dei ladri”); PARAGONE (troppo costoso, troppo faticoso, meglio di….); GIUDIZIO (“E’ una cattiva idea”, “E’ una buona cosa mangiare tutto quello che si ha nel piatto”); ASSENZA DI INDICE REFERENZIALE (“E? sbagliato fare così”, “Non è salutare fumare”, “Si sa che….”, “E’ giusto”. Infine nella distorsione distinguiamo quattro sottogruppi: CAUSA-EFFETTO (semplice, implicita e coniugazione); EQUIVALENZA COMPLESSA (es. Galbani vuol dire fiducia); LETTURA DEL PENSIERO ( es. Mi rincresce disturbarti); PRESUPPOSIZIONE (es. Intende pagare in contanti o con assegno?). Grazie Alessandro del post che mi fa venir voglia di riprendere in mano questo materiale, tra l’altro utilisssssssimo nel coaching (ho diverse domande per ogni meccanismo trasformazionale). Ahnnn! per la cronaca: inciampo su tutto…..si sà che il ciabattino va in giro con le scarpe rotte 🙂 …. ma il pensiero di poter migliorare ogni giorno è uno stimolo fantastico!

    • Ale ha detto:

      Grazie per il commento e per gli approfondimenti interessanti. Li userò in qualche altro post per andare nello specifico. Aspetto altri contributi simili in futuro! Ciao!

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