Single Blog

SEI PRONTO A REAGIRE ALLE INGIUSTIZIE? I CONSIGLI DELL’INDUSTRIA E DELLO SPORT

Le ingiustizie e le nostre reazioni possono essere un’opportunità per il nostro miglioramento personale. Oggi racconteremo due storie dallo Sport e dall’industria.


Chi, come me, è “differentemente giovane” ricorderà il cartone animato Calimero e la sua esclamazione “ma è un’ingiustizia però” che fu uno dei primi tormentoni in una pubblicità e poi diventò il marchio di fabbrica del cartone animato del pulcino “piccolo e nero”.

Era una frase talmente famosa che la usavo ogni volta mi sembrava di aver subito un torto o, comunque, qualcosa che non meritavo.

E poi iniziavano le LAMENTELE ed i momenti di frustrazione che, come è ovvio, non portavano a nulla se non entrare in una spirale di “sfiga cosmica” che, chiaramente, non aiutava a rialzare la testa e a reagire.

Questa deve essere stata la situazione che si è trovato di fronte anche Mauro Berruto, allenatore della nazionale di Pallavolo maschile nelle Olimpiadi del 2012, poco prima della partita di qualificazione contro la Bulgaria: IN Bulgaria.

I suoi giocatori erano convintissimi che un giudice di linea, al tempo per regolamento appartenente alla nazione ospitante, avrebbe sbagliato una chiamata e li avrebbe estromessi in un momento chiave del match.

Questa ingiustizia, che in realtà non era ancora stata perpetrata ma era comunque ormai consolidata nella mente dei giocatori, stava facendo lavorare male il gruppo e stava portando ad una situazione di cui abbiamo parlato più volte: la profezia auto-avverante (la storia di Roger Bannister che ho raccontato IN QUESTO VIDEO ti farà capire meglio di cosa parliamo).

Cosa fare?

Semplice: ci si allena all’ingiustizia.

Lo sport, infatti, punta alla ricerca spasmodica di tutti gli aspetti che siano allenabili nelle 4 dimensioni che sono tipiche degli atleti: fisica, tecnica, tattica e mentale. Ma l’ingiustizia, cosa c’entra? Come ci si può allenare all’ingiustizia? Non è un aspetto inallenabile?

Potrei sciorinare diverse massime che spiegano questo concetto ma mi limiterò ad una.

Non ha importanza ciò che ti accade, ma come reagisci

Non dobbiamo quindi allenarci “ad una situazione” ma un COMPORTAMENTO, in particolare, “la reazione all’ingiustizia”.

Per questo, è stata pianificata una giornata per preparare la squadra a decisioni ingiuste.

In particolare, racconta Berruto, quel giorno il livello di tensione era diventato talmente alto da far perdere il controllo a molti giocatori, ottenendo così un salto mentale nella loro testa che portò a due risultati in termini di atteggiamento: massima concentrazione verso l’obiettivo e capacità di reazione immediata a qualsiasi evento.

Se questo allenamento in realtà non servì in Bulgaria, fu però fondamentale ai quarti di finale delle Olimpiadi quando, sul 23 pari, gli statunitensi battono fuori ed il guardalinee urlò “DENTRO”.

Come racconta Berruto:

“A quel punto scoppia un gran casino. Chiamo il Time out e ricordo che abbiamo allenato questa situazione.

Alla fine, abbiamo vinto il set e la partita 3-0.

Ero combattutissimo di aver perso del tempo in quell’allenamento invece poi ho capito che era stato uno dei momenti più importanti nella nostra preparazione”

Questa storia mi è venuta in mente ascoltando un’intervista a Guido Stratta (direttore People and Organisation del Gruppo Enel) ed autore di un libro sulla leadership gentile.

Nel racconto della sua carriera, ha indicato le ingiustizie come uno dei motori della sua crescita grazie all’atteggiamento che era stato capace di “allenare” ed alla sua capacità di “pensare positivo”.

Ma attenzione: “Pensare positivo” non significa illudersi banalmente che tutto andrà bene.

Significa in realtà cercare delle situazioni potenzianti che ci aiutino a superare le situazioni difficili ed essere certi che ce ne sarà una e questo è uno degli aspetti critici per usare le ingiustizie a nostro vantaggio.

Pensandoci bene, ogni giorno abbiamo delle situazioni dove ci sentiamo dei nuovi Calimero. Spesso ci troviamo (io, sicuramente, lo faccio) a dire: ma perché succedono tutte a me?

L’ingiustizia non è solo legata a situazioni estreme come pandemie che ti obbligano a fermare un progetto o ti portano a chiudere la tua attività. Le viviamo ogni giorno al lavoro, in situazioni dove un capo può essere abrasivo, oppure nella nostra vita quotidiana.

E qui, torniamo ad uno dei concetti su cui, ahimè, credo si ragioni troppo poco.

Pretendiamo di saper affrontare tutte le situazioni senza allenarci.

Come nello sport, anche le situazioni lavorative possono essere allenate e perfezionate. Anche nel lavoro possiamo definire come reagire a degli avvenimenti e migliorare il nostro approccio dato che non ci sono aspetti inallenabili, anche se apparentemente pensiamo sia così.

Per finire, una curiosità.

Cosa accomuna Mauro Berruto e Guido Stratta?

Sono entrambi tifosi del Toro. E questo non credo sia una cosa secondaria perché, come dice proprio Stratta “Tifare Toro vuol dire allenarsi alla vita, alla resilienza, all’amore che dura e non all’amore che brucia e viene meno.

Significa capire il sacrificio, l’ingiustizia, gli errori propri.

Ma non abbattersi e progettare con identico ardore il prossimo traguardo felici e speranzosi.

È reagire alle sconfitte, alla serie B, sapendo che la felicità è la via e non la meta.

Navigare verso un orizzonte che sembra sempre irraggiungibile ma che comunque ci fa navigare.

Questo è il Toro: un’utopia che ci allena alla vita.

La capacità, da un lato di saperci rialzare, dall’altro di decidere come reagire alle situazioni.

Che possono essere banali come una discussione in ufficio o tremende come una pandemia che ci obbliga a restare a casa.

E’ una cosa piacevole e giusta? No. E’ giusto e necessario farlo. Sì. Siamo pronti a gestire questa situazione? Forse. La nostra struttura è pronta a gestire questa situazione? Speriamo!

 

Effettivamente questo è il percorso della vita.”

 

E, modestamente, non so se lo avevo già detto… ma tifo anche io Toro.

Comments (0)

Post a Comment

mental coaching coaching miglioramento comunicazione leadership motivazione