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TATTICA O STRATEGIA? UNA LEZIONE DA PETER DRUCKER PER FARE LE COSE GIUSTE E FARLE BENE

Siamo sicuri che l’EFFICIENZA sia tutto ciò che ci serve o dobbiamo anche pensare all’EFFICACIA? Scopriamolo grazie alla lezione di Leadership di Peter Drucker


Efficienza efficienza efficienza!!!

Il mondo di oggi è alla spasmodica ricerca della ricetta per fare più cose in meno tempo o, comunque, con meno sforzo.

Guardiamoci attorno e troveremo eserciti di persone che analizzano formule magiche o scorciatoie che saranno tentati da sedicenti guru con la loro valigetta di promesse di dubbia efficacia sfruttando una debolezza umana che ricerca la via a minor resistenza spinta dal nostro cervello, sempre focalizzato a farci vivere sicuri al minor sforzo possibile.

In realtà, però, è ormai evidente che non c’è una via semplice all’efficienza.

Per parlarne più in dettaglio, devo tirare in ballo uno degli autori che più ha influenzato il mio percorso personale: Peter Drucker.

Se non lo avete mai sentito o se non avete mai letto un suo libro, fatelo subito dato che in opere solo apparentemente semplici come “Managing Oneself” sono spiegati e messi in ordine i concetti fondamentali per rimanere al passo in un mondo sempre più veloce.

E non deve spaventarci il fatto che sia vissuto nella prima metà del ‘900, poiché i suoi pensieri sono comunque moderni ed applicabili ancora oggi. Questo, se ancora servisse, per confermare che innanzitutto dovremmo essere guidati da un concetto che è senza tempo: il buonsenso.

Con questa premessa, oggi vorrei focalizzarmi su un concetto che il buon Peter (e spero non se l’avrà a male dall’aldilà se mi permetto di chiamarlo così amichevolmente) ha fotografato come sempre in maniera eccezionale.

Siamo sicuri che l’EFFICIENZA sia tutto ciò che ci serve o dobbiamo anche pensare all’EFFICACIA?

Per spiegare più in dettaglio questo discorso dobbiamo partire dalla frase:

Efficiency is doing things right; effectiveness is doing the right things.

che, in maniera molto meno evocativa, in italiano può essere tradotto in “Efficienza è fare le cose bene, efficacia è fare le cose giuste”.

L’impatto di questa frasetta, apparentemente quasi banale, è enorme.

Innanzitutto, ci mostra come usare le parole giuste ed in maniera corretta faccia tutta la differenza del mondo.

Ma poi, permette di allineare le caratteristiche che contraddistinguono un Manager, che tipicamente aiuta a rendere efficiente un processo, e quelle del Leader che invece lo rende efficace.

E, scavando ancora più in profondità, ci mostra la differenza tra un pensiero tattico volto a “fare le cose bene” ed un pensiero strategico focalizzato a “fare le cose giuste”.

Il pensiero strategico è tipicamente quello del Leader che parte da creare la visione e l’ispirazione (ne ho scritto anche nell’articolo “Consigli da Netflix…” ) mentre il pensiero tattico è quello gestionale, volta ad implementarla.

Quando si tratta di pianificazione strategica e tattica è facile cadere nel pensiero “o”/“o” cioè ne seguo una o l’altra. In realtà, indipendentemente da quello che predilige la nostra indole, dobbiamo tenere conto che se guidiamo un gruppo di persone, grande o piccolo che sia, dobbiamo essere in grado di muoverci agevolmente in entrambi i campi.

Per questo è necessario confrontare il pensiero strategico e quello tattico non tanto per dire che sono in contrasto l’uno con l’altro ma, piuttosto, per mostrarne le differenze ed identificarne i limiti.

Cosa succede, infatti, se ci focalizziamo solo sulla strategia o sulla tattica?

I pensatori strategici tendono ad analizzare la situazione, ma spesso non riescono ad agire. La “paralisi da analisi” (attendere di avere tutto sotto controllo o tutte le informazioni necessarie prima di cominciare) è la loro rovina così come la ricerca spasmodica del consenso totale e della ispirazione di tutto il gruppo dal primo momento.

I pensatori tattici, invece, sono tutti dedicati al fare qualcosa ma, spesso, non si focalizzano sulla situazione generale prima di entrare in azione; così, spesso, la loro azione è basata sulla consuetudine (siccome abbiamo sempre fatto così, continuiamo in questa direzione) o sull’approccio ingegneristico del tentativo di ottimizzare un aspetto specifico senza curarsi delle conseguenze sul resto del processo ( “Come sarebbe il mondo gestito da ingegneri”) .

Per questo i nuovi leader devono riuscire a far coesistere le due anime per evitare che ci sia una tensione tra: “Fare le cose bene vs. Fare le cose giuste” e si arrivi alla situazione in cui se facciamo qualcosa bene, ma è la cosa sbagliata da fare, i nostri sforzi saranno inutili. Viceversa, se facciamo la cosa giusta, ma la facciamo male, falliremo anche noi miseramente.

Termino quindi con una frase di Sun Tzu:

La strategia senza tattica è la via più lenta per la vittoria. La tattica senza strategia è il rumore prima della sconfitta.

Quindi, abbandoniamo l’approccio “o/o” ed abbracciamo quello “e/e” dato che sia il pensiero strategico che quello tattico sono fondamentali per il successo.

 

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